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Salerno, gli avori del museo Diocesano: un tesoro inestimabile

| 24 Settembre 2020

Conosciute anche come “Paliotto salernitano”, le 72 tavolette eburnee (in media di circa 25×15 cm), sono un unicum: non esiste altro esempio al mondo che possa eguagliarle per numero di pezzi, per estensione di immagini, ed anche per l’estrema finezza dell’esecuzione. La data è incerta, ma la maggior parte degli studiosi propende per il secolo XII.

A Salerno ne sono rimaste 64, le altre 8 sono divise fra i musei di Berlino, San Pietroburgo, Budapest, Londra, Parigi e New York. Non si ha notizia del committente, né della loro destinazione d’uso nella Cattedrale salernitana: si pensa alla decorazione della cattedra vescovile, o della porta dell’iconostasi, o di un reliquiario o, addirittura, dell’antico altare. Delle 72 formelle, 15 sono ispirate al Vecchio Testamento; 19 al Nuovo Testamento; 10 medaglioni clipeati di Apostoli; 3 medaglioni quadrati con oranti (donatori o artifices); 15 parti di cornici; 2 colonnine binate.

Ogni formella figurata contiene per lo più due scene (34 del Vecchio e 41 del Nuovo Testamento), per un totale di 75 episodi. I richiami iconografici a tradizioni tardo-antiche, siriache, carolingie, iberiche ottoniane e altre, fanno pensare all’opera corale di più autori, di diversa estrazione, cultura e provenienza.

Maria Franchini

Un articolo di Antonio Corradini pubblicato il 24 Settembre 2020 e modificato l'ultima volta il 24 Settembre 2020

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