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Sud del Mondo e festa dei morti: a Catania sbarcano le Catrinas

Altri Sud, Cultura, Eventi, Made in Sud | 3 Novembre 2018

Nel Sud Italia la morte non fa paura, fa parte della vita e il 2 novembre la si celebra dedicando un pensiero a chi non c’è più ma anche aiutando i più piccoli a comprendere e a impadronirsi di questa concezione antica che si tramanda con il sangue. Lo si fa con rispetto ma anche con il gioco, con l’ironia che contraddistingue il popolo meridionale. Da Napoli in giù “i morti stanno sotto i tappeti, sotto le sedie, sotto i mobili”  – diceva Eduardo De Filippo -, non stanno al cimitero, dove li andiamo a trovare. Stanno in mezzo a noi, e questa presenza ci conforta durante tutto l’anno, tanto che ne abbiamo fatto una filosofia di vita.

Forse è per questo che da noi, al Sud, si festeggiano i morti e non si commemorano con mestizia e malinconia. Naturalmente, la nostalgia per l’assenza fisica dei nostri cari è innegabile, ma prevale il senso di armonia, di unione con essi che la Festa del 2 novembre porta con sé insieme ai fiori, ai dolci tipici della nostra terra, ai bambini che giocano chiedendo dei loro generosi antenati invisibili.

In questo gioioso tributo in onore ai defunti, un altro Sud del Mondo, il Messico ci supera: il Dia de Los Muertos è il giorno più allegro dell’anno. La Festa, che ha origini precolombiane, celebra la morte come una nuova rinascita e un viaggio. In questo giorno si preparano “i fiori dei morti”  – i nostri crisantemi – e si lasciano sulle tombe e lungo il tragitto che da queste porta alle case dei loro familiari, che li attendono con cibi, bevande per rifocillarsi e un cuscino su cui riposarsi. Il simbolo della festa è l’altare, un altare che non viene eretto in segno di adorazione, ma rappresenta la porta tra la vita e la morte, il passaggio attraverso il quale i defunti si ricongiungeranno ai loro cari. Sull’altare saranno deposti molti oggi ognuno con una forte simbologia: un foglio di carta traforato a forma di scheletro che rappresenta il vento, la fragilità della vita, i semi, che rappresentano la terra e una candela, che rappresenta il fuoco.  La città è un tripudio di fuochi d’artificio, colori, e musica e di volti dipinti, le famose Catrinas, la più celebre rappresentazione di  “Su Majestad La Muerte”, la morte, che ci ricorda che sotto sotto…siamo tutti uguali!  Il clima è di gioia ma anche di forte emotività, c’è addirittura chi attende questo giorno per giurarsi amore eterno. Vita, amore, morte, un trinomio intenso e inscindibile che caratterizza la cultura di tutti i Sud del mondo.

Quest’anno a Catania,  grazie alla manifestazione “Notte di zucchero”  – organizzata da Giusi Cataldo, direttore artistico dell’evento con il coordinamento artistico di Dora Argento,  il patrocinio del Comune di Catania e il contributo Bianca Caccamese, ideatrice e presidente di Kids Trip, portale di riferimento per il mondo “bambini” nella città dell’elefante – la piazza Università  era gremita di bambini che sono stati coinvolti nei giochi di una volta e ad ascoltare le storie delle antiche tradizioni siciliane. E per l’occasione, anche in vista e quale auspicio di un futuro e proficuo gemellaggio delle due feste,  è stata installata una postazione di trucco a cura dell’associazione culturale “Raìces Mexicans“. Inutile dire che la fila più lunga di bambini era quella che conduceva a questa postazione.
L’evento che si è avvalso dell’apporto di molte associazioni ludiche e di professionisti del settore ha portato, in questa giornata dedicata alla famiglia, una ventata di allegria e di colore nel centro storico di Catania e ha riunito grandi, piccini (e antenati invisibili) nel segno di una tradizione identitaria da tramandare.

Articolo e Gallery di Barbara Mileto

Un articolo di Barbara Mileto pubblicato il 3 Novembre 2018 e modificato l'ultima volta il 3 Novembre 2018

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