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Due giovani imprenditrici fanno rinascere Prampolini, la libreria più antica di Catania

Cultura | 6 Dicembre 2018

In questi giorni, a Catania, la Libreria Prampolini ha festeggiato 124 anni e, insieme, una nuova vita. La crisi di cui si vociferava fa parte del passato, grazie al coraggio di due giovani imprenditrici: Maria Carmela e Angelica Sciacca. “Vicolo Stretto x Prampolini”, così è stata denominata l’operazione posta in essere per la salvaguardia di questo bene prezioso.

La storia della libreria Prampolini

La libreria Prampolini si trova sulla via Vittorio Emanuele che porta dritta al Duomo, nell’antico centro storico di Catania. Posta di fronte al Monastero della Santissima Trinita’, con la Chiesa Barocca appena restaurata, a un passo da via Crociferi, dal Castello Ursino e dal Teatro Greco-Romano, è la libreria più antica di Catania. Fondata da Giuseppe Prampolini nel 1894, diviene cenacolo letterario fiorente, dell’Ottocento e inizi Novecento, poi sotto la guida di Romeo Prampolini, approfittando del momento favorevole, si trasformò in libreria-casa editrice; tra le opere più importanti pubblicate, la versione ampliata in 5 volumi, della Storia dei musulmani di Sicilia del noto storico, politico e patriota risorgimentale Michele Amari. Dal 1974 al 2005 la libreria fu gestita dall’allievo ed editore catanese Angelo Santo Boemi. Successivamente e fino ad oggi l’attività con varie vicissitudini è stata portata avanti dall’associazione “Romeo Prampolini” all’interno della quale si sono succeduti diversi soci. Iscritta nel 2007 nel Registro delle Eredità Immateriali dalla Soprintendenza ai Beni Culturali, connotata quale libreria di antiquario, la Prampolini ha in catalogo circa 20.000 volumi, tra libri antichi e rari, documenti, prime edizioni del Novecento italiano e sicuramente rappresenta un’istituzione a Catania. Ma la crisi economica non risparmia nessuno, meno che mai una realtà che si occupa di cultura, e ad agosto la messa in liquidazione della associazione culturale che gestiva la libreria, cui seguì la chiusura provvisoria per inventario, fece temere il peggio. In realtà, erano già in corso le trattative tra i vecchi proprietari e le due libraie, Maria Carmela e Angelica Sciacca, che hanno condotto poi al cambio di gestione.

Vicolo Stretto, l’oasi di cultura di Via Santa Filomena

Maria Carmela e Angelica Sciacca sono due giovani sorelle – 35 e 30 anni – imprenditrici che, nel 2011, aprono la “Vicolo Stretto”, una libreria indipendente del centro a Catania, in via Santa Filomena, un vicolo stretto e corto, alle spalle della via Etnea, che è diventato negli anni uno dei luoghi più frequentati della movida catanese, polo enogastronomico di eccellenza in città. Ai lati della strada si trovano attività commerciali, (ristoranti, pub, caffetterie) tra le più varie e originali e, ovviamente, c’è sempre un via vai continuo di persone, turisti e non. Le due libraie aprono qui un piccolo spazio di 23 metri quadrati ma con una grande idea, quella di “spacciare” libri, dalla mattina alla sera inoltrata (il loro è un orario di apertura inusuale, per una attività privata di questo tipo, dalle 9.30 alle 21.30). E piano piano, Maria Carmela e Angelica affiliano nuovi librodipendenti che si incontrano grazie anche alle numerose e costanti iniziative promosse: dalle presentazioni di libri (200 in sei anni di attività, molte delle quali di autori stranieri e di prestigio) ai gruppi di lettura, ai workshop di scrittura, fino ai laboratori per bambini.  Nonostante la ristrettezza degli spazi, la libreria è un’oasi di tranquillità e di eleganza, c’è cura in ogni dettaglio e un’ampia varietà di titoli, con attenzione particolare alle case editrici indipendenti. Le porte del Vicolo Stretto le trovi sempre aperte e loro, le “ragazze” come affettuosamente vengono chiamate, accolgono con un sorriso invitante a guardare, toccare, leggere sia all’interno della libreria sia all’esterno dove hanno predisposto dei tavolini e delle sedie per chi vuole sfogliare in assoluto relax un libro, una rivista, godendo dell’aria e dell’intima atmosfera che si respira nel vicolo.

E’ così che questa piccola realtà diviene in breve conosciuta e apprezzata su tutto il territorio catanese e le proprietarie un punto di riferimento nel panorama culturale della città.

Vicolo Stretto x Prampolini, la rinascita di un’istituzione

L’incontro con Luigi Calabrese, uno dei proprietari della libreria Prampolini, è stato un incontro casuale: “Amici in comune ci hanno presentato, amici che avevano a cuore il futuro della libreria e abbiamo cominciato un percorso insieme; ci siamo ritrovati a condividere la stessa idea di protezione di questo luogo e anche quella di come gestire la libreria, nei mesi in cui si perfezionavano le trattative”ci racconta Maria Carmela Sciacca, seduta, insieme alla sorella Angelica e a Luigi Calabrese, su antiche poltrone damascate, alcuni dei mobili di antiquariato che caratterizzano lo stile della libreria Prampolini.

L’operazione di salvaguardia della libreria più antica di Catania, “Libreria Vicolo Stretto x Prampolini” è un progetto impegnativo se applicato a un bene storico come questo, un’istituzione culturale a Catania che ha visto passare, in mezzo ai suoi scaffali di legno, protagonisti della letteratura italiana come Luigi Capuana e Giovanni Verga. Se la difesa della memoria di questo luogo è lo scopo che ha spinto le sorelle Sciacca a investire le loro risorse, in merito agli strumenti con cui realizzarlo hanno idee molto chiare.

Idee che portano avanti già da anni nel loro piccolo mondo del “Vicolo Stretto”: creare luoghi pubblici di condivisione e di aggregazione culturale aperti a tutti, indistintamente. E il recupero e la tutela di un bene storico, come lo è la Prampolini, potrebbe essere l’occasione di sviluppare questo progetto. La libreria infatti, dati gli ampi locali di cui dispone, si presta a realizzare molti di quei sogni che Maria Carmela e Angelica hanno nel cassetto e che non hanno potuto realizzare prima. Per questo spazio e per il suo futuro non si può parlare né di cambiamento né di cesura ma di dinamica evolutiva – specifica Calabrese -, per una vecchia signora, come lo può essere questa libreria, la scommessa è ancora più interessante. Sarebbe stato molto più facile liquidarla o musealizzarla piuttosto che farla rivivere. La libreria Prampolini è un luogo che i catanesi hanno cominciato a vedere, nell’ultimo ventennio almeno, come luogo di interesse storico: l’età, la polvere, la carta dei libri probabilmente hanno generato in loro una sorta di timore reverenziale che li ha allontanati, timore che sicuramente sarà spezzato dalla presenza di queste due giovani donne.

“In effetti, molti ci hanno suggerito di musealizzarla questa vecchia signora, che poi tanto vecchia non è… – ci confidano Maria Carmela e Angelica – ma significherebbe cristallizzarla in un momento storico. D’altronde, la stessa forma del museo ormai è obsoleta. All’estero, in capitali quali Oslo o Parigi, per esempio, il museo presenta sempre quella interattività con le persone, ha sempre i bambini dentro. Ci sono, in queste città europee, librerie storiche che hanno mantenuto il loro stile ma nelle quali vi sono innovazioni che danno movimento. Allora va bene mantenere quello che si vede, lo stile del luogo, ma le librerie devono vivere e questa cosa la fai nel momento in cui ci sei tu dentro, in cui apri le porte e fai entrare la gente. Farle rivivere significa, per esempio, lasciare che un ragazzo entri si sieda davanti al pianoforte, che fa parte degli arredi della libreria, e cominci a suonare, così in libertà, come è successo in questi giorni. Qui bisogna interrompere questa narrazione del vecchio, aprire le porte e dire “gente qui c’è la storia, è nostra ma è anche vostra!”.

Articolo e gallery di Barbara Mileto

 

 

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