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XIV Giornata Nazionale di Trekking Urbano. Tra misteri, leggende, e un filo sottile che unisce Catania a Napoli

Beni Culturali, Cultura, Identità, Storia | 30 Ottobre 2017

La XIV Giornata Nazionale di Trekking Urbano, patrocinata da ben 62 Comuni italiani, a Catania si sdoppia e diventa il “Mistery Tour, Catania in bianco e nero”. Organizzatrice dell’evento è l’Associazione culturale “Etna ‘ngeniousa”, costituita da giovani professionisti nel campo dei Beni Culturali e Ambientali, uniti da un grande amore per la propria città e dal desiderio comune di vederla rivivere attraverso la sensibilizzazione e la valorizzazione del suo immenso patrimonio storico, artistico, architettonico e culturale.

Due sono gli appuntamenti che l’Associazione ha riservato al “turismo vagabondo” catanese:  il percorso “bianco” – che si è svolto la mattina di domenica, 29 ottobre – e il percorso “nero” che si svolgerà il 31 ottobre nel tardo pomeriggio. Il tour ha per tema i misteri e le leggende del centro storico di Catania, percorsi urbani diurni e notturni che vedranno quali protagonisti alcuni personaggi e luoghi storici catanesi e le storie e le leggende che ruotano intorno ad essi, raccontate dai volontari dell’Associazione.

Il percorso bianco ha preso il via da Piazza Stesicoro, sotto il monumento dedicato al musicista Vincenzo Bellini. Le statue sottostanti rappresentano quattro delle sue opere più famose, poste all’apice di una scalinata a sette gradini, che ricordano le sette note musicali. Sui  gradini sono raffigurati gli spartiti delle opere. Figlio e nipote d’arte, Bellini negli anni in cui vive è un eclettico, rivoluzionario compositore oltre che un giovane bellissimo e irrequieto dal punta di vista sentimentale. Il suo precoce talento musicale gli vale una borsa di studio presso l’allora Real Collegio di Musica di San Sebastiano (adesso Conservatorio di San Pietro a Majella) a Napoli. La sua vita è costellata di successi fino alla misteriosa morte avvenuta a Parigi, presso l’abitazione di una coppia di amici. Molte le leggende legate al trapasso del trentatreenne catanese per cause sconosciute. Una tra tutte quella che lo vuole vittima di una donna russa  – legata all’acerrimo nemico concittadino Giovanni Pacini (il quale peraltro pare fosse l’artefice del complotto che determinò il fallimento della prima dell’opera “La norma” a Milano)  – che lo avvelenò con il mercurio.

Il percorso bianco si snoda poi per le vie del centro storico seguendo le orme della famosa scolaresca smarrita nei labirinti sotterranei del Teatro Romano. La storia dei “picciriddi spidduti” è una leggenda metropolitana molto cara ai docenti che la raccontano, in occasione delle visite guidate, per intimorire gli alunni più riottosi, senza alcun risultato ovviamente. L’Anfiteatro Romano era il secondo in grandezza dell’Impero, dopo il Colosseo, contenendo circa 15.000 posti e si espande sottoterra a una profondità di 15 metri, ricoprendo una vasta area del centro storico. Solo una minima parte  è visibile e visitabile, il resto rimane sepolto sotto i palazzi barocchi della città. E nel mistero.

La camminata urbana ci conduce poi in via Etnea, alla base di via di San Giuliano, il crocevia che prende il nome de “i quattro canti”, palazzi nobiliari che nel periodo di sfarzi settecenteschi erano luoghi di ritrovo e di feste nobiliari. I volontari dell’Associazione ci svelano, ritratto alla mano, la storia di Lady Hamilton, bellissima moglie dell’ambasciatore inglese presso il Regno di Napoli, donna allegra e spregiudicata (oltre che amante dell’ammiraglio Nelson) che soleva intrattenere, vestita come una dea greca, il pubblico aristocratico catanese con delle performance sensuali, di cui è rimasta un affascinata testimonianza  del grande scrittore ed estimatore della terra siciliana Johann Wolfgang von Goethe.

Dal profano al sacro di una delle vie più suggestive di Catania, nella quale sorgono ben quattro chiese e un convento: via Crociferi. La storia vera ci rimanda alla costruzione dell’arco di congiunzione tra la badia vecchia e la badia nuova del Convento delle suore di clausura dell’Ordine delle Benedettine. Un arco che fu costruito in una notte sola per sfuggire al pagamento delle tasse previste per le opere eseguite durante il giorno…La leggenda legata a questo luogo, invece, ha per protagonista un cavallo senza testa, un’invenzione creata, per allontanare i curiosi, da coloro che sotto l’arco si scambiavano pettegolezzi o effusioni amorose. Un giovane più audace degli altri una notte decise di piantare un chiodo sotto l’arco per provare la sua temerarietà agli amici, ma per sbaglio un pezzo del mantello rimase attaccato al chiodo. Il ragazzo pensando si trattasse del cavallo senza testa, preso dal terrore ci restò secco.

Percorriamo qualche centinaio di metri e giungiamo in piazza Mazzini, di fronte al Palazzo Bruca del Barone Arcaloro Scammacca. Siamo nel 1693, vigilia del terremoto che distrusse Catania. Una megera, “brutta come un uomo” pretende di parlare con il barone e una volta ricevutala gli confida di aver sognato S.Agata che la avvisava del tragico evento che si sarebbe abbattuto su Catania, con queste parole “Don Arcaloru, dumani a vintin’ura, Catania abballa senza sonu” (Don Arcaloru, domani all’ora del vespro, Catania balla senza musica”). Il barone credette alla profezia della strega, ma invece di avvisare la popolazione scappò nella sua dimora in montagna. Un dipinto lo ritrae con l’Etna alle spalle, mentre osserva l’orologio puntato sull’ora predetta dalla strega.

E, infine, il tour si conclude, nella Badia di S.Agata che rappresenta un vero e proprio gioiello del barocco catanese, opera dell’abate Giovan Battista Vaccarini. Figura di rilievo nell’opera di ricostruzione di Catania dopo il terremoto, nominato Architetto della Città e del Duomo, diviene ingegnere della Deputazione del Regno e nel 1751 viene incaricato da Luigi Vanvitelli di reperire i marmi più belli per decorare la nuova reggia di Carlo di Borbone a Caserta. Vaccarini provvede personalmente alla scelta, sovrintende all’estrazione e partecipa al trasporto dei preziosi marmi siciliani, imbarcandosi da Palermo per Napoli. Durante uno di questi viaggi la nave subisce un violento nubifragio nel quale affonda sulla costa di Tropea. L’abate sopravvissuto convince il re a recuperare i marmi preziosi attraverso  una speciale macchina sommozzatrice inventata da lui. L’operazione riesce, ma l’abate rimarrà segnato per il resto dell’esistenza dalla tragedia cui era fortunosamente scampato, stilando immediatamente il proprio testamento e rifiutandosi di uscire di casa se non per questioni importanti. Una delle quali pare fosse proprio la messa in posa della maestosa cupola della Badia di S.Agata.

La seconda parte del Mistery Tour sarà il 31 ottobre e si tingerà di nero, a lume di candela un viaggio nella Catania sotterranea a parlare di misfatti, misteri e segreti.

Articolo e gallery di Barbara Mileto

 

Un articolo di Barbara Mileto pubblicato il 30 Ottobre 2017 e modificato l'ultima volta il 30 Ottobre 2017

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