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Grand Tour – Il Palazzo dell’Università tra Imperatori e filosofi in bronzo e sfingi in piperno

Grand Tour | 13 Maggio 2016

 

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Il corso Umberto I, noto a tutti i napoletani con il nome di Rettifilo, costituisce una grande ferita che ha sventrato gli antichi quartieri di Napoli, i loro vicoli e i loro improvvisi slarghi, cicatrizzata dal Risanamento dopo l’epidemia di colera del 1884.

Il Rettifilo parte da piazza Garibaldi e arriva a piazza Giovanni Bovio, nota anche come piazza della Borsa, passando per il perenne cantiere di piazza Nicola Amore, conosciuta con il nome di “e quatt’ palazz’” per la presenza di quattro edifici architettonicamente identici. Oggi è una delle principali strade percorse dai cittadini napoletani soprattutto per lo shopping o per le piacevoli passeggiate.

Molti sono i siti d’interesse storico-artistico che si affacciano sul corso, tra i quali spiccano la Chiesa di San Pietro ad Aram, la Chiesa di S. Maria Egiziaca a Forcella, la Chiesa di S. Pietro Martire e nei dintorni sulla sinistra proseguendo verso piazza Garibaldi, la Chiesa di S. Agostino alla Zecca.

Ma il corso Umberto I è celebre soprattutto per la presenza di un importantissimo edificio che è sede dell’Università di Napoli. Percorrendo il Rettifilo, dirigendoci verso piazza Bovio, sulla destra possiamo ammirare infatti  il bellissimo Palazzo Centrale dell’Università degli Studi Federico II, che vanta un’illustre origine: lo Studio Generale fondato da Federico II nel 1224, una delle prime università italiane.

Il palazzo fu edificato tra la fine del XIX e gli inizi del XX ed è caratterizzato da un magnifico frontone lavorato con una grande composizione in bronzo da Francesco Jerace entro il 1910. Nel frontone principale è rappresentato “Federico II fa leggere dal segretario del suo regno, Pier delle Vigne, il diploma di fondazione dello Studio ai dottori e grandi ufficiali del regno” e alcune allegorie, mentre nei frontoni laterali sono rappresentate scene legate alle vite di due illustri personaggi vissuti successivamente: “Giovan Battista Vico insegna la sua Scienza Nuova” a destra e a sinistra “La disputa tra Giordano Bruno e i domenicani dinanzi al Tribunale dell’Inquisizione”, entrambi rilievi firmati dallo scultore Achille D’Orsi.

Ai lati della scalinata d’ingresso, le due celebri sfingi, la cui identità è costantemente ignorata e maltrattata dagli studenti che, varcando ogni giorno le soglie dell’università, le definiscono erroneamente i due “leoni”, furono realizzate in piperno da Alberto Ferrer e da Domenico Pellegrino.

Sulla soglia una targa con un’epigrafe commemorativa dettata da Adolfo Omodeo ricorda il marinaio ignoto che in quel luogo fu fucilato nel 1943 durante le Quattro Giornate di Napoli. Durante la Seconda Guerra Mondiale il Palazzo dell’Università subì molti danni a causa dei bombardamenti e poi di un incendio appiccato dai nazisti tedeschi, motivo per cui è stato ristrutturato durante la seconda metà del Novecento.

Un articolo di Il Vaporetto pubblicato il 13 Maggio 2016 e modificato l'ultima volta il 13 Maggio 2016

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