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GENIALITA’ PARTENOPEA

Intervista coi The Jackal, il 18 al Palapartenope con Clementino e Frank Matano

Cultura, NapoliCapitale | 16 Dicembre 2013

the jackal

È un fenomeno sempre più in espansione, definito “virale”, quello dei “the Jackal” i tre videomaker, made in Naples, che hanno conquistato il web e sono diventati famosi, attraverso i loro cortometraggi, con 18 milioni di visualizzazioni totali su youtube.

I tre fondatori di “the Jackal”, in arte Francesco Ebbasta,  Simone Ruzzo ed Alfredo Felco, rispettivamente regista, attore principale e post-produttore, sono originari di Melito e non si aspettavano un successo tanto grande. “Fin da ragazzini, abbiamo cominciato a fare video per gioco, allo scopo di prendere in giro i film hollywoodiani. Chi l’avrebbe detto che questa passione si sarebbe trasformata in un vero e proprio lavoro?” Ci racconta Francesco Ebbasta, regista del gruppo, che abbiamo intervistato, poco prima dell’evento che li vedrà sul palco del Palapartenope il 18 dicembre.

Francesco, come nascono the JackAl e come siete diventati delle web star?

Siamo un gruppo di amici accomunati dalla passione per i films, i video-games, il cinema ed i fumetti. Così, qualche anno fa, abbiamo cominciato a pensare e ad ideare i nostri filmati. Ognuno di noi, poi, ha perseguito il proprio personale percorso didattico nel campo dell’effettistica, della post-produzione, del montaggio e della fotografia. Percorso che, d’altronde, tuttora, continua. Dopodiché, abbiamo visto nel web la svolta della nostra vita. Internet rappresentava per noi, che eravamo dei ragazzi senza tanti mezzi e risorse, l’eccitante possibilità di poter avere visibilità cosicché anche gli altri potessero conoscere le nostre storie. In poco tempo, quella che era un semplice sogno da adolescenti, si è trasformato in una vera e proprio professione. Attualmente, the JackAl è una società di video-produzione impegnata nel campo del viral marketing e della fiction. Oltre a me, Simone ed Alfredo, ci sono nella squadra: Giuseppe Tuccido (regia), Nicola Verre (postproduzione), Danilo Turco (musiche), Antonella Di Martino (scenografia), Ciro Priello (casting), Proxy Riccio (attrice) ed Andrea Leone (produttore esecutivo).

Nei vostri video c’è una rappresentazione “metropolitana” di Napoli, dove vengono associati aspetti tipici dell’identità partenopea a riprese degne del cinema internazionale. Ritenete che questo connubio sia la vostra principale fonte di successo?

Sicuramente, Napoli è una città ricca di tradizioni, notizie, cose da raccontare, che si rivelano ottime idee e spunti per i nostri lavori. Noi cerchiamo di far conoscere tutto un mondo esistente qui, non sempre raccontato, dalla bellezza e freschezza disarmante. Andiamo oltre i soliti luoghi comuni, quelli che fa comodo elencare in tv. Purtroppo, molto spesso, si tende ad attribuire valore a qualche progetto, solo perché questo progetto è nato a Napoli. Quasi come se fosse conveniente per l’opinione pubblica creare icone di “eroi” che, in un “brutto posto” come questo, siano riusciti, tuttavia, a creare qualcosa di buono. Invece, per noi è una fortuna abitare qui e trarre ispirazione dalla città, prendendo ciò che essa ci offre. Facciamo il nostro lavoro con dedizione e, credo, che questo sia il miglior contributo che possiamo dare alla nostra città: raccontare le sue storie.

L’ultima storia che avete raccontato sotto forma di cortometraggio è “the Parker”, il parcheggiatore abusivo. Video che, traendo spunto dall’identità, in pochi giorni ha già preso decine di migliaia di visualizzazioni.

Sì, non è la prima volta che traiamo spunto dal sociale per costruirci su una storia del genere. “The parker” affronta il tema del parcheggiatore abusivo, una figura che a Napoli è quasi tradizionale e rappresentata da noi come un nemico temutissimo, con poteri di magia nera. Sequel del suo predecessore “The Washer”, il lavavetri. Stavolta però, il corto, che è stato co-prodotto da fanpage.it, è stato messo al servizio di un genere, l’action, che riprende i film d’azione americani e di una produzione molto articolata, che non avevamo mai provato prima. Insomma, un esperimento nuovo. È stato molto divertente ed entusiasmante dirigere un set di circa trenta persone, si respirava un’aria incredibile.

Sul web, oltre ai vostri video, avete lanciato il mese scorso anche un appello, rivolto a tutti, a partecipare alla manifestazione #fiume in piena sulla terra dei fuochi. Cosa dite sulla vicenda?

Viviamo il problema della “terra dei fuochi” sulla nostra pelle, in modo concreto, e siamo convinti che vadano tentate tutte le strade possibili per risolverlo. Bisogna però restare lucidi sulla questione, non farsi prendere dalle psicosi, che tentano di generare e non cadere in facili martirii. L’obiettivo è lottare per sopravvivere e far sì che i nostri figli vivano in un posto migliore. Insomma, non possiamo abbandonare la nostra terra.

Quindi, ora che avete raggiunto la notorietà avete intenzione di restare comunque nella vostra Napoli? Quali sono i vostri progetti futuri?

Si, certamente. È vero che qui a Napoli è un casino a livello imprenditoriale, ma è molto, molto stimolante a livello artistico. Ci piace la nostra città e non abbiamo motivi concreti per lasciarla. Per il futuro, abbiamo in mente una serie. O meglio ancora, un film. Ora che abbiamo tastato il terreno sperimentale con “Lost in Google” e quello tecnico-produttivo con “The Parker”, vorremmo cimentarci in una bella storia, di quelle proprio WOW… Ma avrete modo di vedere. Intanto, il 18 dicembre siamo al Palapartenope e condivideremo lo spettacolo con due grandi protagonisti della scena attuale: il comico Frank Matano ed il rapper Clementino. Ci sarà da divertirsi, senza prenderci troppo sul serio.

Eugenia Conti

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 16 Dicembre 2013 e modificato l'ultima volta il 24 Ottobre 2014

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