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GENOVA

Arrestati i vertici Amiu: corruzione e appalti truccati anche durante l’emergenza alluvione

Attualità, Italia, Razzismo | 13 Novembre 2014

Amiu-Genova

Meno di un mese fa, in concomitanza con l’emergenza maltempo e il rischio che potessero essere coinvolti i siti di stoccaggio dei rifiuti, il Secolo XIX titolava con un indecente: Spazzatura, ora è incubo Napoli. In queste ore, se alla redazione del quotidiano genovese fosse noto il significato della parola dignità, avrebbero dovuto titolare con un più che opportuno: “Spazzatura, è incubo Genova“.

Stamattina all’alba infatti in seguito ad un blitz sono state arrestate ben sette persone: Corrado Grondona, responsabile legale e area acquisti dell’Amiu, la municipalizzata che si occupa della raccolta dei rifiuti nel capoluogo ligure, gli imprenditori Gino e Vincenzo Mamone, Luigi Mamone, figlio di Vincenzo, Claudio Deiana, titolare della società RGD, Stefano Raschellà e Daniele Raschellà, imprenditori della società Edildue. Indagati a piede libero altri due dirigenti Amiu: Massimo Bizzi, e Roberto Ademio.
La lista dei reati contestati è interminabile: associazione a delinquere, corruzione e turbativa d’asta. Nell’ordinanza di custodia cautelare si legge che “Mamone e Raschellà sistematicamente remuneravano Grondona mediante l’offerta di cene spesso implicanti incontri sessuali con prostitute retribuite dagli stessi Mamone“.
Ma è approfondendo il testo dell’ordinanza che si scoprono i dettagli più significativi, perché i casi di corruzione contestati sono “correlati a servizi per eventi alluvionali… tra cui la redazione da parte del responsabile del procedimento attestante i motivi dello stato di urgenza“. L’inchiesta riguarda anche i lavori per la manutenzione della discarica di Scarpino, oltre a quelli per il post-alluvione, relativamente alla cui gara d’appalto “Grondona ometteva di segnalare all’autorità competente la falsa autocertificazione circa l’assenza di precedenti penali presentata da Stefano Raschellà“.
Per feroce ironia della sorte, tutto ciò che il Secolo XIX imputava vergognosamente a Napoli meno di un mese fa in termini di corruzione e irresponsabilità amministrativa, si stava puntualmente verificando sotto il loro naso negli uffici della municipalizzata genovese. L’unica iniziativa dignitosa che a fronte di tutto ciò la testata ligure dovrebbe fare adesso, è chiedere scusa a Napoli e a tutto il sud per i loro pressapochismo e poco velato razzismo: ma avendo seri dubbi che ciò possa mai verificarsi, per il momento ci sentiamo in dovere di inviare un “promemoria” al giornale genovese. La prossima volta che vi passa per la testa di dileggiare Napoli facendo ricorso all’emergenza rifiuti, ricordatevi che a tenere sotto ricatto la nostra amministrazione cittadina erano due imprenditori veneti, Stefano e Chiara Gavioli.

Lorenzo Piccolo

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 13 Novembre 2014 e modificato l'ultima volta il 13 Novembre 2014

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