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Gianfranco Gallo: “Si salvi e si ringrazi Canzanella e la sua sartoria. Stanno uccidendo il teatro popolare con le sue maestranze”

Cultura | 17 Febbraio 2021

Gianfranco Gallo è uno che non le manda a dire. Legato alla storia del teatro e ai grandi nomi della città (uno su tutti: Roberto De Simone) è sceso in campo per Enzo Canzanella senza titubanze.

A causa di un incomprensibile sfratto da parte del Comune, la Sartoria Canzanella, con i suoi 10mila costumi teatrali e il suo piccolo “museo” artigianale della moda e del teatro, custoditi nel decadente complesso di Sant’Eligio, sta per scomparire.

“Enzo e Davide, la CTN tutta, sono un pezzo di cuore – spiega Gallo – ma oggi questo importa poco. Oggi si passa su tutto come un trattore su un parquet. Non esiste buonsenso, non esiste cura, maniera, non esiste niente e per questo, come diceva Eduardo, “niente” siamo diventati, ci siamo riusciti. Io non spero, io esigo che si faccia di tutto per evitare che centinaia di costumi sui quali Enzo e i suoi hanno perso migliaia di giorni e qualche diottria a forza di cucire, facciano la fine di un palazzo sequestrato e lasciato al vento”.

Anche il complesso di Sant’Eligio in decadenza totale

“Oggi la CTN  – continua Gallo – è all’interno della struttura di Sant’Eligio, abbandonata totalmente da decenni. Una cosa allucinante, è del Comune ma è un bene abbandonato a se stesso da tempo. Io ho fatto anche dei laboratori lì…. oggi chissà perché se ne ricordano. Nel 2012 organizzai una rassegna teatrale all’interno del chiostro… inutile dire quel che dovetti passare. Un’altra volta dovetti far firmare lettere ai miei amici artisti perché pioveva all’interno di un sito dove Suor Caterina faceva il doposcuola ai bambini del Mercato”.

Il Comune ha ignorato anche i cimeli di De Simone

Per Gallo non ha nemmeno importanza che quei costumi siano di De Filippo. “Io credo che qua dobbiamo concentrarci su Canzanella, sul suo lavoro, sulla sua storia… qualcosa che sta morendo a Napoli e in Italia… parliamo di sartoria teatrale e non solo. A me non importa nemmeno se i costumi siano di Eduardo o di chissà chi, si veda la fine che hanno fatto i cimeli che De Simone voleva donare al Comune di Napoli… Io vorrei che si trovasse una soluzione per la sartoria della famiglia Canzanella, memoria storica e testimonianza di una dedizione assoluta al Teatro. Già da solo Enzo e il suo cane Filippo che insieme sono la sintesi perfetta tra futurismo e tradizione, valgono tutto l’impegno di chiunque possa fare qualcosa” aggiunge.

Il Comune trovi subito uno spazio per Canzanella

“Fu Nino Daniele – continua Gallo – quando era assessore a dare a Canzanella quello spazio… poi non so cosa sia accaduto. Ma il Comune ha il dovere di trovare subito un’alternativa. Oggi come oggi, con i teatri chiusi, con lo streaming che sta uccidendo il teatro, facendo lavorare poche persone e solo negli spazi che godono di sovvenzioni pubbliche, si vuole uccidere l’attività di un uomo che privatamente tutela un arte che sta scomparendo? Ma questa è follia! E’ una cosa inconcepibile. A me non interessa se ci sono fitti non pagati… Andrebbe risolta immediatamente, offrendo a Enzo un’immediata alternativa e anche ringraziando la famiglia Canzanella”.

Dal punto di vista della cultura teatrale abbiamo un governo inesistente

Gianfranco Gallo è molto critico in generale, anche con il governo centrale per come sta affrontando l’emergenza culturale nei teatri chiusi. “Non sanno niente. Il governo è completamente assente sulla cultura teatrale. Franceschini, che sta là ormai da quanto non si sa, non capisce veramente nulla di teatro. Uno che vive per gli streaming che ha fatto il San Carlo… Quello che stanno facendo, invece, ucciderà il teatro popolare. Si salveranno solo gli stabili sovvenzionati. Lo streaming è la morte del teatro… uccide il teatro popolare. Quello che a Napoli è nato con il San Carlino e Petito, senza i quali non ci sarebbero stati Scarpetta e poi Eduardo, e poi gli altri. Questa forma  primitiva di teatro, la stanno ammazzando.. tra poco vedremo un teatro di corte, autoreferenziale, che si fanno tra di loro… hanno distrutto un settore, ridotto alla fame migliaia di lavoratori dello spettacolo, a cui sono andate solo briciole. I soldi sono arrivati solo ai grandi teatri e gli attori e le maestranze stanno pagando un prezzo altissimo”.

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 17 Febbraio 2021 e modificato l'ultima volta il 17 Febbraio 2021

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