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GIOIELLI IDENTITARI

Arriva l’anello di San Gennaro ideato da Francesco Andoli e firmato Mattana Design

Identità, Imprese, Made in Sud, NapoliCapitale, Storia | 1 Dicembre 2016
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“Un anello possente, una scultura che trasuda significato in ogni suo minimo dettaglio. La madre di tutti gli anelli celebrativi del nostro amato Faccia Gialla. Un oggetto stilisticamente molto ricco, di chiara derivazione barocca. Così come è barocca la nostra Cappella del Tesoro. “Il massimo tempio del barocco europeo”, secondo gli esperti d’arte”. A parlare è Luca Mattana, uno dei più bravi designer gioiellieri in circolazione a Napoli, che ha il suo negozio a via Crispi, Mattana Design.
La sua ultima creazione è l’anello di San Gennaro, ideato completamente da Francesco Andoli, nostro compagno di battaglia nella guerra per mantenere la laicità della Deputazione, e che ha portato in piazza migliaia di persone a Napoli lo scorso 5 marzo. Francesco è un gennariano doc che molto spesso su queste pagine ha raccontato curiosità e ritualità legate al santo e al Miracolo.

“Ho sempre pensato – racconta Luca Mattana – che, nella vita, alcuni incontri non siano affatto casuali. In rare circostanze oserei dire che sono persino “provvidenziali”. Quando ho conosciuto Francesco Andoli mi ha subito colpito il suo amore viscerale per Napoli. Un amore che condivido in pieno e che, ogni giorno, trasferisco nel lavoro attraverso le mie creazioni. In particolare, sono rimasto folgorato dalla sua straordinaria competenza e passione per San Gennaro nonché dal trasporto emotivo con cui ne parla avendo riconosciuto l’assoluta straordinarietá di una storia unica al mondo per i suoi connotati. E lui – prima e più di chiunque altro! – si è fatto portavoce di questa storia tra la gente, tra tutti noi”.

Una vicenda che travalica la fede fino a sfociare in un prezioso quanto rarissimo patrimonio culturale e identitario.
“Pertanto – prosegue Mattana –  mi sono avvalso della sua amichevole consulenza per realizzare un anello che fosse sintesi della storia del nostro Patrono e, al tempo stesso, suprema essenza del suo rapporto “libero e laico” con il Popolo Napoletano. Ho affidato a Francesco l’elaborazione simbolica e concettuale di un monile di cui sono stato esecutore materiale, da fiero artigiano quale mi sento”.
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Un anello che ha un significato preciso e che è lo stesso Francesco Andoli, che ci ha messo dentro tutta la sua conoscenza del Santo, a raccontare nei dettagli: “Nella parte superiore dell’anello vi è, sullo sfondo, la croce dell’Insigne e Reale Ordine di San Gennaro. Si tratta di un ordine cavalleresco dinastico-statale dell’ex Regno delle Due Sicilie. Fu fondato nel luglio del 1738 da Carlo III di Borbone in occasione delle nozze con la Principessa Maria Amalia di Sassonia. É l’ultimo grande ordine di collare ad essere costituito come cavalierato di fratria, con la limitazione d’ammissione ai soli cattolici e con diretta dipendenza dalla dinastia regnante dei Borbone delle Due Sicilie. Papa Benedetto XIV, legittimó la fondazione dell’ordine con una bolla papale del 1741. Sulla croce stessa vi è raffigurato San Gennaro secondo i tratti inconfondibili della sua iconografia: mitra vescovile, libro sacro e ,soprattutto, le due ampolle contenenti il prodigioso sangue del martire. Lungo la corona dell’anello è riportato il motto dei cavalieri dell’Insigne e Reale Ordine di San Gennaro: “IN SANGUINE FOEDUS” (Uniti nel sangue)” racconta Andoli che aggiunge poi le spiegazioni degli altri dettagli del gioiello: “Su di un lato dell’anello – aggiunge – è raffigurato il Vesuvio, il nostro vulcano: elemento naturale imprescindibile per la tribù partenopea e per San Gennaro. Egli, infatti, subì il suo martirio nel 305 d.c. proprio nel “forum vulcani”, cioè nella zona della solfatara. Lí dove il vulcano respira. Non è affatto un caso, dunque, che Gennaro sia il solo al quale il Popolo Napoletano, nei secoli, abbia riconoscito il potere di tenere a bada la ferocia devastante del Vesuvio. Proprio a seguito di un suo miracoloso intervento durante la violentissima eruzione del 16 dicembre 1631, Gennaro fu proclamato Patrono di Napoli. L’altro lato dell’anello – conclude – riporta una fedelissima riproduzione dello stemma della città di Napoli che, disseminato ovunque all’interno della Reale Cappella del Tesoro (finanche sull’altare maggiore), “marca il territorio” per ricordare che quel luogo di culto – edificato con un voto della città nel gennaio del 1527 e finanziato interamente dai fedeli di ogni ordine e grado – è di esclusiva proprietà del Popolo Napoletano e non della curia partenopea. La Eccellentissima Deputazione della Reale Cappella del Tesoro di San Gennaro, organo collegiale puramente laico, dal 1601, in nome e per conto di tutti i Napoletani, ne detiene la custodia e il governo. La sua esistenza e il suo ruolo hanno trovato legittimazione nei secoli attraverso diverse bolle papali. In ordine di tempo, la prima risale al 1601 ed è a firma di Papa Palo V. L’ultima é del 1927 e fu emanata dal pontefice Pio XI. Il rapporto tra Gennaro e il Popolo Napoletano è il più straordinario capolavoro di autonomia e libertà nell’ambito del potere più rigido e dogmatico al mondo”.
Ma non è tutto: c’è ancora il gambo dell’anello che propone un particolare di estrema ricercatezza.
“Le scanalature tridimensionali in tutta la sua lunghezza riproducono il disegno geometrico con “effetto optional” del pavimento originale ancora oggi visibile nella Cappella del Tesoro di San Gennaro. Un dettaglio che celebra ancor di più l’unicità di questo luogo sacro” conclude Andoli, senza nascondere la soddisfazione per l’ennesima rivalutazione della figura del santo da parte degli artisti e artigiani partenopei, che quest’anno, dopo la mobilitazione di marzo, ha registrato un vero e proprio boom di novità: sculture, statuine, t-shirt, dolci e adesso anche gioielli.

Intanto, per chi fosse interessato all’acquisto o anche solo ad ammirare il monile, lo può trovare nel negozio di Luca Mattana, Mattana Design, in Via Crispi 24, ovviamente a Napoli.

Lucilla Parlato

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 1 Dicembre 2016 e modificato l'ultima volta il 2 Dicembre 2016

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