mercoledì 21 agosto 2019
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GIORNATA DELLA LINGUA MADRE 2018

La Campania secondo l’ISTAT ancora ai primi posti per vitalità del napoletano

Lingua Napoletana | 21 Febbraio 2018

Oggi è la Giornata Internazionale della Lingua Madre, indetta dall’UNESCO per la salvaguardia della diversità linguistica e culturale. È un giorno importante per chi come noi si schiera decisamente a favore della protezione delle identità culturali, come passo essenziale per la sopravvivenza stessa dell’umanità. La Giornata della Lingua Madre è stata indetta per questo giorno, in memoria degli eventi avvenuti il 21 febbraio del 1952 a Dacca, quando diversi studenti bengalesi furono assassinati dalle forze di polizia del Pakistan, durante una protesta per il riconoscimento del bengalese come lingua ufficiale.

Ma cosa c’entriamo noi campani con questa giornata?

Ebbene, in questo giorno ci preme ricordare che il napoletano, al netto degli sterili dibattiti sul suo statuto di lingua o di dialetto, come su tante altre questioni di lana caprina, è la lingua madre di un grande numero di persone, e come tale merita rispetto.
I dati ISTAT del 2017 sull’uso dei dialetti in Italia parlano chiaro: la Campania è tra le regioni dove il dialetto è più parlato. Il 75,2 % delle persone al di sopra dei 6 anni, infatti, lo usa abitualmente in famiglia: con questo dato la Campania supera tutte le regioni italiane più dialettòfone, come la Basilicata (69,4 %), la Sicilia (68,8 %) e la Calabria (68,6 %). Parallelo a questo dato è quello della diffusione dell’uso esclusivo o prevalente dell’italiano in Campania, che vede ancora un primato per la nostra regione, dove solo il 20,7 % utilizza esclusivamente l’italiano, subito seguita dalla Calabria (25,3 %) e dalla Sicilia (26,6 %).

Queste percentuali ci aiutano a ricordarci che la “salvaguardia della lingua” non è, come si tenta in maniera manipolatoria di far credere, una retorica stucchevole in difesa di cose morenti, ma un’esigenza cruciale ed urgente, poiché riguarda il destino di milioni di persone.
Lo leggiamo chiaramente nelle parole di Irina Bokova, Direttore Generale dell’UNESCO:
“Le lingue madri, in un approccio multilinguistico, sono fattori essenziali per la qualità dell’istruzione, che è alla base dell’emancipazione di donne e uomini e delle società in cui vivono.”

Dietro la parola dialetto, si nasconde una lingua madre, cui le persone non vogliono rinunciare, e che prediligono ancora, nonostante i bombardamenti puristi di una scuola testarda e obsoleta, per rivolgersi a chi per loro è più caro.
E sarebbe davvero una bella novità se le istituzioni iniziassero a tenerne conto.

Teresa Apicella

Un articolo di Teresa Apicella pubblicato il 21 Febbraio 2018 e modificato l'ultima volta il 2 Marzo 2018

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