giovedì 21 febbraio 2019
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GIORNO DELLA MEMORIA

“Ieri ho visto una donna levarsi in piedi di fronte alla barbarie…”

Attualità | 25 Gennaio 2019

Vengo da una città sorta sullo scoglio di un naufragio.
Costruita con la carne morbida di una madre sotterranea che si lascia cavare e svuotare
dai suoi figli operosi.
Sopra il teatro di un dolore.
Edificata sul corpo esanime di una vergine innamorata e straniera, sconfitta e suicida.

Ne è germogliata vita. Brulicante. Caotica. Indomita.

Un’intera civiltà sgorgata da un pianto d’amore, al centro di un golfo che è un benvenuto rivolto all’orizzonte.
Un abbraccio che nei millenni ha accolto naufraghi da ogni terra remota.
A queste spiagge il mare ha consegnato i corpi sfiniti di fuggiaschi, avventurieri, viaggiatori, artisti, filosofi, mercanti, poeti.
E una santa dalla pelle nera abbandonata alle correnti e Restituta dalle onde.

Il Mar Mediterraneo è un’agorà di acqua e sale.
Un hortus conclusus disseminato di approdi. Un immenso cortile in cui lingue diverse
si sono mescolate generandone di nuove, le storie raccontate hanno viaggiato di bocca in bocca, arricchendosi di nuove parole e aromi portati da lontano.

Tutto si è disciolto in questo immenso garum di voci, volti, lingue, accenti, odori.
Navi hanno gettato ancore nei nostri porti, equipaggi hanno scaricato merci e fondato nuove vite. Uomini e donne si sono intrecciati, hanno scambiato monete, lingue, speranze e malattie.

Flotte si sono combattute, pirati hanno razziato e tempeste hanno infuriato.

Quando guardo il mare, rivedo navi fenicie, micenee, euboiche che piantano in acqua le nostre radici. Rivedo ciclopi e maghe, sirene, sibille e reduci smarriti di una guerra lontana.
E flotte angioine, aragonesi e saracene che si fronteggiano, tessendo nuove ragnatele in questo mare poliglotta. Poi guardo i miei piedi nell’acqua e mi ricordo di cosa sono e di cosa siamo fatti: di carnagioni diverse, lingue furastiere mescolate, storie, riti e mitologie colati e fusi nella roccia piroclastica in cui abitiamo.

Materia composita e volatile, porosa, assorbente ed elastica.
Pietra e tessuto accogliente. Siamo genti diverse nelle stesse vene.

Ieri ho visto una donna levarsi in piedi di fronte alla barbarie che vuole oggi negare tutta questa storia, cancellare la memoria di ciò che siamo. A mani nude contro leggi disumane che hanno trasformato il Mar Mediterraneo, crocevia di destini, nel più grande e agghiacciante cimitero del pianeta.

In nome della nostra miserabile comodità, sacrificando vite umane sull’altare delle nostre squallide paure indotte. Rossella si è parata di fronte a un autobus in cui hanno rinchiuso i capri espiatori
delle loro mediocri, infami carriere politiche fondate sulle bugie e sull’odio, i tristi trofei da esibire alle folle inferocite del Colosseo catodico in prima serata.

Voleva sapere dove stavano portando quegli uomini, quelle donne e quei bambini. Alla deriva, Rossella. Li stanno portando alla deriva.

Gli ultimi. I disperati. Gli straccioni. I deportati. Le vittime del nostro nuovo spietato egoismo.
Ci hanno insegnato e ci stanno obbligando a odiare chi ha già perso la nostra partita truccata, ad infierire su chi abbiamo già sfruttato e umiliato e ammazzato e profanato.

A scaraventare le frustrazioni dei nostri fallimenti individuali e collettivi sulla schiena già piegata di chi sta sotto, su chi non può difendersi, su chi non ha voce e non ha futuro.

Rossella forse non se n’è neanche resa conto,  ma noi, i giusti a cui spetterà il compito di ricostruire una nuova umanità e scrivere  una nuova legge dopo esser sopravvissuti a queste macerie, la ricorderemo  come quel ragazzo di Piazza Tienanmen:  un essere umano che alza le braccia e si fa argine e barriera contro una barbarica marea che sta cancellando le basi stesse delle più elementari regole etiche di convivenza civile fra esseri viventi.

Un muro contro la cattiveria di un potere cinico e disumano.

Rossella ci ricorda cosa siamo e da dove veniamo. E che aggiungere le nostre braccia alle sue è
la nostra unica via di salvezza. Stanno demolendo le nostre radici e la nostra storia con un genocidio che ha un precedente agghiacciante.

Vogliono commemorare la Giornata della Memoria facendo un’altra Shoah. Ripetendo l’olocausto. Non devono riuscirci. Non possiamo permetterglielo. Restituiamoci la nostra umanità.

https://youtu.be/3vwcqya8c9A

#rossellamuroni

Maurizio Amodio

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 25 Gennaio 2019 e modificato l'ultima volta il 25 Gennaio 2019

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