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“Giovanni Capurro, l’eredità, l’antologia”: docufilm sull’autore di ‘O Sole mio

Musica | 12 Aprile 2021

L’anno scorso è caduto il centenario dalla morte di Giovanni Capurro, una delle voci più importanti della poesia napoletana. Famoso in tutto il mondo per aver scritto i versi di ‘O sole mio, Giovanni Capurro se ne andò il 18 gennaio 1920, dopo una vita passata a raccontare il disagio dei meno abbienti, anticipando Ferdinando Russo e Raffaele Viviani.

Nel centenario della sua morte, nulla è stato fatto come sempre in questa città per ricordarlo – fatta eccezione per una lodevolissima iniziativa di Napulitanata – nonostante la sua sterminata produzione, con oltre 200 canzoni napoletane. Quest’anno invece ci pensa un’associazione, la Giano Bifronte, a ricordarlo con un docufilm tutto dedicato a questa importantissima figura della nostra identità.

Il docufilm in anteprima sui canali dell’associazione Giano Bifronte

L’associazione Giano Bifronte ha coinvolto esperti, musicisti, performer, dj, appassionati del linguaggio e della poetica di Capurro per realizzare lo straordinario documento “Giovanni Capurro. L’eredità, l’antologia”, che sarà trasmesso in anteprima in una diretta Facebook sui canali dell’associazione venerdì 23 aprile alle 20.30. Poi, inizierà il tour di proiezione del lavoro nell’ambito di festival tematici italiani ed Europei.

Un tesoro prezioso da regalare alle nuove generazioni

«Aver realizzato questo progetto ci inorgoglisce – dichiara Paolo Nappi dell’associazione Giano Bifronte –, perché vogliamo regalare alle nuove generazioni un tesoro prezioso e raro quale è quello di Capurro. Un cristallino autore e poeta. Credo sia imprescindibile che i più giovani abbiano coscienza delle radici creative che diventano la nostra cultura contemporanea».

Capurro nacque a Montecalvario e si diplomò al Conservatorio di Napoli

Figlio di Antonio, insegnante di lingue straniere, e della siciliana Francesca Prestopino, Giovanni Capurro, nato a Napoli, nel quartiere Montecalvario, il 5 febbraio 1859, dopo avere abbandonato gli studi tecnici a lui poco congeniali cui l’aveva destinato il padre, si dette con ben altra passione alla musica, studiando pianoforte e flauto e diplomandosi al Conservatorio di Napoli in quest’ultimo strumento.

Accanto agli studi musicali, maturò e coltivò uno spiccato e creativo interesse per la letteratura e la poesia.

Non solo musicista ma giornalista e critico teatrale

Capurro esercitò per gran parte della sua esistenza la professione di giornalista, esordendo nel periodico socialista “La Montagna”, per passare poi al quotidiano napoletano “Roma”, su cui scrisse oltre che come cronista anche in veste di critico teatrale, e presso il quale concluse la sua attività come impiegato, occupandosi di attività amministrative. Attento ai ceti sociali subalterni e disagiati – la stessa sua condizione economica non certo florida – era dotato di una vena artistica e personale estrosa, brillante e scanzonata. Capurro infatti era un assiduo e apprezzato frequentatore di salotti mondani, dove si distingueva per la sua vivacità e per il piglio istrionico: suonava il pianoforte, cantava, si produceva in imitazioni, incarnando al meglio la teatralità propria dello spirito partenopeo.

Tra “Napulitanate” e “Carduccianelle”

Nel 1887 Capurro pubblica la sua prima raccolta di versi, “Napulitanate”, cui seguiranno le “Carduccianelle” nel 1893. Le liriche di quest’ultima raccolta, come risulta già dal titolo, si ispirano programmaticamente a Giosuè Carducci, e più precisamente al complesso esperimento metrico che il grande poeta nelle “Odi barbare” volle tentare – con successo – ovvero l’impiego dei metri poetici propri della poesia greca e latina nella lirica di lingua italiana.

Capurro si ripromise la medesima finalità per la lingua napoletana. Tanto che Carducci stesso si complimentò con le parole: “Tutta sua è la prova e la vittoria”.

Le canzoni più famose di Giovanni Capurro

Oltre a “O sole mio”, probabilmente la canzone napoletana più famosa nel mondo, il nome di Giovanni Capurro è legato a una copiosa produzione di testi per canzoni:  “A vongola” (1892), “E zzite cuntignose” (1896), “A sciantosa” (1897), “Zi’ Carulina” (1902), la strepitosa “Lilì Kangy” (1905), O scugnizzo (1906), “O Napulitano a Londra” (1915), “Totonno ‘e Quagliarella” (1919). In lingua italiana l’autore scrisse “Fili d’oro” nel 1912.

La musica di ‘O sole mio di Eduardo di Capua

Come è noto, “O sole mio” fu messa in musica dal musicista “posteggiatore” Edoardo di Capua, mentre questi si trovava in Russia. Acquistata poi dall’editore Bideri, riscosse da subito un grande successo. Fu interpetata nel tempo da Enrico Caruso, Luciano Pavarotti, così come di rock star quali Elvis Presley, Bryan Adams. E citata, ad esempio, anche nel monumentale “Ricerca del tempo perduto” di Marcel Proust, nel quale all’io narrante succede di ascoltare la canzone a Venezia e di trarne una serie di complesse considerazioni.

Ma Capurro non fu mai ricco

Tuttavia né il grande successo di “O sole mio”, né quello di tante altre pur apprezzate e molto diffuse canzoni, valsero a dare agio e benessere materiale a Capurro, il quale, per via della legislazione sul diritto d’autore di allora, e soprattutto per la sua scarsa vena “imprenditoriale” e l’indole modesta, non poté e non seppe ricavare dal suo notevole e riconosciuto estro creativo alcun significativo vantaggio economico, vivendo sempre nelle ristrettezze.

La vita privata

Giovanni Capurro fu marito, e presto vedovo, di Maria Forcillo, ed ebbe sei figli, di cui tre morti in tenerissima età. Morì il 18 gennaio del 1920, in quella condizione di indigenza nella quale aveva trascorso l’intera esistenza, e fino all’ultimo respiro componendo versi.

La regia del docufilm è di Fabiana Fazio

Con i suoi versi, Capurro ha catturato e illuminato fotografie della Napoli dell’800/’900, proprio a partire da suggestioni urbane che nel tempo hanno ispirato pure il suo “figlioccio” d’arte, Raffaele Viviani. È da queste intuizioni che durante il 2020, anno del centenario dalla sua morte, l’associazione Giano Bifronte ha ideato un docufilm intitolato “Giovanni Capurro. L’eredità, l’antologia”, curato nella regia di Fabiana Fazio e realizzato con il sostegno della Regione Campania.

Si tratta quasi di un vademecum introspettivo, quello dell’istrionico e geniale poeta, autore, testimonianza di una Napoli povera ma fiera.

La collaborazione con la fondazione Bideri

L’approfondimento d’autore è stato fatto dagli studiosi Ciro Daniele e Antonio Raspaolo, raccogliendo memorabilia dell’artista sia grazie ad archivi privati che per gentile concessione della Fondazione Bideri. Numerosi, altrettanti, sono i contributi artistici girati ad hoc: il trio Suonno d’Ajere ha interpretato le canzoni Ammore che gira e ‘A vongola. Lo scrittore e performer Gianni Valentino ha recitato le poesie Sfratto ‘e casa e Scunferenza. Luigi Scialdone ha eseguito col suo mandolino l’iconica ‘O sole mio.

Il mashup firmato dal dj-producer Uncino

Nel docufilm “Giovanni Capurro. L’eredità, l’antologia” c’è anche il dj-producer Uncino che ha creato un mashup, tratto dal progetto Neapolitan Classic Beat Making, un’immersione nel battito e nel groove di Partenope, la cui fonte oscilla dall’Ottocento ai giorni nostri.

Neapolitan Classic Beat Making è un altro progetto che si muove nella stessa direzione e con le stesse intenzioni del docufilm dedicato a Capurro: «fare ascoltare alle giovani generazioni quei capolavori della musica napoletana che, in epoca di streaming feroce, consumo inconsapevole attraverso le piattaforme, utilizzo cieco del patrimonio culturale, fa scivolare nel dimenticatoio tante perle composte in due secoli di canzoni», come spiega Paolo Nappi, che sempre con l’associazione Giano Bifronte, ha setacciato il roster urbano del golfo sino ad assoldare una compagine all star, in collaborazione con Ammontone Production.

Un’antologia su tutte le piattaforme di streaming

Su etichetta Sponda Sud arriva, così, su tutte le piattaforme “Neapolitan Classic Beat Making”, un’antologia in cui si ritrovano “’O mese de’ rrose” di Bonavolontà/Manlio elaborata da BOP e “Voce ‘e notte” di Nicolardi/De Curtis trattata da Tonico 70. Nel mezzo, compaiono “Marenarella” in una versione proposta da D-Ross, “Acquaiola ‘e Margellina” rielaborata da OLuWong, “‘A sirena” per mano di Dj Uncino, “Lusingame” della dj producer Rossella Essence ” e “‘O sole mio” reinterpretata da Speaker Cenzou, canzone originale di Capurro-Di Capua. Una full immersion vorticosa e spumeggiante nella canzone classica napoletana, che può e deve suonare contemporanea.

Il trailer e l’antologia musicale

Intanto, per chi volesse godere di un’anticipazione, ecco il trailer “Giovanni Capurro. L’eredità, l’antologia” e il link all’antologia musicale dedicata a Capurro:


 “Neapolitan Classic Beat Making”

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 12 Aprile 2021 e modificato l'ultima volta il 12 Aprile 2021

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