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GIRO DEL (NORD) ITALIA

La proprietà privata di RCS che esclude il sud

Italia, Sport | 8 Ottobre 2014

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In questi giorni sta suscitando molto clamore sul web il percorso del Giro d’Italia, che di fatto esclude il sud sia dal passaggio della competizione sportiva, sia soprattutto dalla promozione mediatica del territorio e dal relativo indotto turistico ed economico: esclusione di fatto puntualmente verificatasi anche nelle edizioni precedenti.
Partiamo da un punto fermo: per ottenere una tappa del Giro si paga, e a pagare è il comune con soldi pubblici. In media ogni comune spende intorno ai 150mila euro: un esempio su tanti, quello del comune di Rivarolo, che ne ha spesi 136mila.

proprietariaSecondo punto: i soldi sono incassati da una società privata, la RCS Sport, in qualità non solo di organizzatrice, ma bensì anche proprietaria degli eventi sportivi, tra cui 4 gare del calendario mondiale UCI: Milano-Sanremo, Tirreno-Adriatico, Giro di Lombardia e per l’appunto il Giro d’Italia. Sul proprio sito si definiscono una “sports and media company che attraverso un’attività di consulenza mette a disposizione dei propri partner un portfolio di diritti sportivi di primissimo livello e un’offerta completa e personalizzabile di servizi”. Tra l’altro prendendoci allegramente per i fondelli quando scrivono che “lo sport è un’opportunità per tutti”: eccezion fatta per i meridionali, evidentemente.

RCS sportMa il dato interessante è un altro: RCS Sport è una società partecipata al 100% da RCS Media Group, ovvero Rizzoli-Corriere della Sera Media Group SPA, per intenderci gli editori del Corriere della Sera, dei Rizzo e Stella, e dei vari giornalai italioti che ad ogni pie’ sospinto massacrano il sud a favore del nord. Ma soprattutto stiamo parlando di un gruppo editoriale, quotato in borsa e con sede a Milano, nel cui capitale figurano, tra gli altri, FIAT SPA, Mediobanca SPA, Intesa Sanpaolo, Generali e Pirelli, ovvero il meglio del ghota coloniale made in Italia-Unita SPA.

A tutto ciò aggiungete che  anche il rifacimento del manto stadale, in occasione del passaggio del giro, è a carico degli enti pubblici, come si evince da questo esempio, che non a caso prendiamo dalla regione Abruzzo, laddove una tappa rischiava di saltare per mancanza di fondi. Annotiamo tale particolare perché, anche in questo caso, puntuali come la morte arrivano i commenti dei colonizzati culturali, a dirci  che agli amministratori del sud conviene alimentare il “populismo” (tradotto: alzare la testa contro il comportamento razzista del nord), piuttosto che dire la verità, ovvero che non possono permetterselo. Segue interminabile sequela di stereotipi in salsa italiota: al sud gli amministratori rubano, nessuno fa lo scontrino, siamo da sempre più poveri e arretrati, etc etc.

Cari colonizzati culturali, a parte il fatto che al nord si evade di più (vedi alla voce: Corte dei Conti) e si ruba di più (vedi alla voce: Expo e MOSE), il sistema funziona così: ogni volta che un meridionale deve acquistare servizi irrinunciabili (corrente, treni, poste, assicurazioni, banche) non ha scelta, deve farlo da aziende con sede legale al nord, alle cui regioni regala le proprie tasse causa federalismo fiscale. Non ci meraviglierebbe se, anche laddove si ha un po’ di scelta, ovvero per la spesa quotidiana, voi compraste prodotti del nord e nella loro GDO. Gli investimenti “ordinari” dello stato centrale, d’altro canto, prendono la via del settentrione in percentuali bulgare, e quando alla fine della fiera le casse dei nostri comuni restano semivuote, venite a dirci che è colpa nostra perché rubiamo troppo e/o non siamo in grado di intraprendere come al nord.

Per umana pietà, diteci che ragionate così perché male informati, poichè l’altra ipotesi, ovvero che proprio non ci arrivate con il cervello, davvero non riusciamo a concepirla.

Lorenzo Piccolo

 

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 8 Ottobre 2014 e modificato l'ultima volta il 8 Ottobre 2014

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