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Giustizia per Taranto: depositato in Procura il primo esposto contro Acciaierie d’Italia

Ambiente | 14 Maggio 2021

La battaglia per ridare giustizia e dignità al nostro territorio va avanti su tutti i fronti: dalle piazze, alla pressione politica, alle azioni giudiziarie.

Questa mattina Giustizia per Taranto ha depositato una denuncia alla Procura della Repubblica, per l’inquinamento del siderurgico, a far da ottobre 2019 sino a maggio 2021.

Si tratta di una denuncia che vuole raccogliere il testimone del processo Ambiente Svenduto che riguarda fatti fino al 2013.

E’ la prima denuncia riferita anche ad Acciaierie d’Italia, nuovo soggetto che, da aprile, gestisce l’ex-Ilva.

“Le ipotesi di reato rappresentate non sono più, difatti, coperte dallo scudo penale poiché partono subito dopo la sua cancellazione, avvenuta a settembre 2019 – si spiega in un comunicato di “Giustizia per Taranto” – Ed è proprio per questo che era necessario farlo visto che i drammi di questa città sono tutt’ora in corso, ed ora che l’immunità penale non è più operante, è assolutamente necessario porvi fine.

A supporto della denuncia abbiamo depositato decine e decine di foto e video del quartiere Tamburi che evidenziano i fenomeni emissivi che proseguono con inquietante continuità.

A darci man forte è stata la disponibilità di una famiglia del quartiere Tamburi che vive sulla propria pelle le conseguenze dell’inquinamento: le immagini ed i video che ritraggono l’abitazione di questa famiglia danno contezza di come, nonostante le promesse, nonostante i cambi di gestione e nonostante la copertura dei parchi minerali, le polveri ed i fumi dello stabilimento siderurgico continuano ad abbattersi sulla città, ed in particolar modo sul quartiere Tamburi”.

A Taranto ci si continua ad ammalare ed a morire di inquinamento: è ora di dire basta!

“Avevamo, anche, raccolto foto e video di altre persone che vivono al quartiere Tamburi: ma a fronte degli ultimi accadimenti nello stabilimento – vedi il licenziamento di Riccardo Cristello – temendo ripercussioni per alcuni familiari che lavorano al suo interno, hanno, con tristezza, dovuto rinunciare a questa azione.

Il messaggio che vogliamo lanciare agli abitanti del quartiere Tamburi è di non aver paura, di denunciare le loro sofferenze, perché noi ci siamo (pronti ad essere al loro fianco) e la città non consentirà ulteriori intimidazioni” si spiega ancora nel comunicato.

Ieri le associazioni di Taranto erano a Roma, per la sentenza del Consiglio di Stato, e sotto alla Prefettura di Taranto che rappresenta il Governo sul territorio. “Al di là di tutti i fantasiosi piani del Governo, è fondamentale, in questo momento, continuare a spingere per l’unica soluzione ammissibile per il nostro territorio: chiudere la fabbrica e utilizzare i fondi europei per riqualificare i lavoratori e riconvertire l’economia di Taranto”.

Il Consiglio di Stato però ha deciso di rendere nota la decisione entro poche settimane.

Così si è concluso l’udienza sull’impugnazione da parte di ArcerlorMittal e Ilva della sentenza con la quale, lo scorso 13 febbraio, il Tar di Lecce ha imposto la chiusura dell’area a caldo del polo siderurgico di Taranto. Il collegio giudicante di Palazzo Spada dovrà decidere, quindi, se confermare quel provvedimento o annullarlo entro pochi giorni.

Le associazioni di Taranto hanno espresso dubbi anche sulla transizione ecologica e i fondi del Recovery Plan chiedendo le bonifiche subito. In piazza le croci bianche sorrette dalle mamme dell’associazione che raccoglie i genitori dei tanti bimbi e ragazzi tarantini che non ci sono più: “Vogliamo giustizia”

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 14 Maggio 2021 e modificato l'ultima volta il 14 Maggio 2021

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