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GLI ARRESTI A BELLINI

Perché Diego, Fabiano e Pietro vanno liberati subito

Attualità | 15 Giugno 2020

Ieri sera  a piazza Bellini è andato in scena un pandemonio. Uno spettacolo da Stato di Polizia – il che fa ancor più specie nei luoghi della movida, in una città come Napoli –  con decine di auto della polizia manco fosse un mega blitz anti-spaccio (e tutti sanno bene che Bellini è la principale piazza di spaccio della movida nel centro storico) per arrestare tre ragazzi che chi scrive conosce, Pietro Spaccaforno, Diego Marmora e Fabiano Panza, tutti appartenenti al “collettivo di governo”, Insurgencia (di cui fanno parte l’assessore alla cultura e turismo, Eleonora De Majo, il presidente della III Municipalità Ivo Poggiani e l’assessore alla cultura della III Municipalità, Egidio Giordano). Tre bravi ragazzi, tre storici attivisti. Tre lavoratori Pietro Diego e Fabiano. Tanto per chiarire a chi non conosce e giudica dalla sua poltroncella davanti al pc.

Sui nostri canali social ci sono stati segnalati diversi video, che mettiamo a margine del pezzo, di modo che chiunque, prima di commentare in modo “ideologico” (tutti quelli di destra con la polizia, tutti quelli di sinistra con le tre persone che sono state portate a Poggioreale) possa farsi un’idea autonoma di quanto accaduto. Noi, pur distantissimi politicamente da Insurgencia e dalle sue azioni in questa consiliatura comunale, però, vogliamo analizzare i fatti in maniera non ideologica. Spiegandovi anche perché per noi Pietro, Diego e Fabiano vanno liberati subito.

La guerra dei comitati alla movida

C’è chi mette in collegamento i tre fermi di ieri sera con quanto accaduto l’altra notte a piazza San Domenico quando un altro collettivo, Mensa Occupata, nella notte tra il 13 e il 14 ha voluto ricordare Lorenzo Lollo, un ragazzo morto suicida il 10 giugno del 2015. Lo hanno ricordato con fumogeni rossi e cori, nel cuore del centro storico, come ogni anno. Scatenando i locali comitati del centro storico, in particolare il Comitato Vivibilità Cittadina, che hanno protestato per il fumo e il caos. Insurgencia però non c’era sabato notte. Anche se molti – anche chi scrive – aveva pensato in un primo momento a loro solo per una coincidenza di date: perché il 14 giugno cade l’anniversario della morte di Valerio Spalletella, un attivista di Insurgencia che si tolse la vita appunto il 14 giugno, del 2014. Chiariamo questo episodio perché molti hanno parlato di “vendetta” della polizia, a nostro avviso a sproposito. I due episodi non sono collegati. Ieri a piazza Bellini tutto è cominciato per un controllo delle forze dell’ordine, degenerato in modo folle.

A nostro avviso è lecito, certo,  discutere e dibattere sull’opportunità di commemorare una persona di notte e con i fumogeni in una delle piazze del centro storico di Napoli patrimonio Unesco, per carità. Non opportuno, invece, svegliarsi all’improvviso per contestare qualcosa che accade da cinque anni, ogni anno, perché si è nel pieno di una campagna elettorale che durerà i prossimi 12 mesi. E comunque, ripetiamo, l’episodio non c’entra minimamente con quanto accaduto la sera dopo a piazza Bellini. Si può discutere ma non accettare, comunque, che addirittura si arrivi a una stretta sulla gente che per tre mesi è stata chiusa in casa e che ora torna a vivere. La movida “sotto accusa” a noi fa schifo, soprattutto in questa fase. Ed è doveroso chiarirlo. Una città dove la camorra ha invaso il centro storico da anni e dove Bellini è una delle più grandi piazze di spaccio di Napoli meriterebbe attenzioni altre, non certo quelle a cui tutti abbiamo assistito ieri sera, vedendo i video che sono circolati da piazza Bellini.

L’anniversario della morte di Valerio Spalletella

Per Insurgencia, la morte di Valerio Spalletella è stato uno spartiacque nella propria storia. Ogni anno lo si ricorda, con un momento “intimo”. E ieri c’era stato un pranzo con vari attivisti per ricordare l’indimenticato Spalletella. Dopo i ragazzi si erano spostati a piazza Bellini, per una birra. E qui è iniziato il caos. Come racconta Dario De Natale, un altro attivista di Insurgencia presente al momento dei fatti. “Eravamo a bere una birra, assolutamente tranquilli, quando ci hanno avvicinato due volanti della polizia chiedendo di allontanarci e facendo storie e di distanciarci, nonostante avessimo le mascherine. Uno dei poliziotti ha iniziato ad alterarsi chiedendo i documenti. Uno dei ragazzi ha chiesto perché doveva dare il documento, mostrandolo comunque subito alle forze dell’ordine. Sono arrivate altre tre volanti. Un poliziotto ha iniziato a tirare uno dei ragazzi, strattonandolo… Tra l’altro gli hanno fatto anche male perché lui opponeva resistenza e gli hanno sbattuto la faccia sullo sportello. Tutti abbiamo chiesto “ma perché, cosa hanno fatto” e non c’è stata alcun tipo di risposta della polizia. Non stavano facendo assolutamente nulla”.

 

I video dei fermi

Nei video di vari testimoni oculari (la piazza era piena di giovani) si vedono i tre arrestati opporre un minimo di resistenza. Ma in modo assolutamente educato, soprattutto Diego Marmora, il secondo ragazzo, quello con la barba: dai video si evince la sua sopresa più che la sua incazzatura. Chiedono semplicemente la ragione del fermo. Ma vengono strattonati e tirati qua e là dalla polizia: nel frattempo le volanti sono diventate ben otto (la polizia ha chiamato rinforzi perché la piazza iniziava a fremere urlando vergogna per tanto “zelo” e per ribellarsi alla solita violenza a cui purtroppo chi fa un minimo di attivismo in questa città, è abituato a subire spesso).

Comunque appunto per farvi un’idea vostra e senza “ideologismi” vi sottoponiamo alcuni video che vi preghiamo di guardare prima di commentare, appunto, in modo “ideologico”.

Uno è di Alessandro Di Rienzo, ex collaboratore del sindaco Luigi de Magistris (che oggi invece nel suo comunicato del lunedì se ne sta muto sui fatti… riparerà sicuramente in giornata) che scrive: “Arrivo in piazza Bellini che il parapiglia c’è da cinque minuti… riconosco braccato Pietro Spaccaforno, attivo il cellulare e gli chiedo cosa è successo, mi risponde ripetutamente “eccesso di zelo, eccesso di zelo”, cercano di caricarlo in macchina… chiedo intorno a chi era presente prima di me.. tutti dicono: hanno chiesto i documenti, in due li avevamo ma uno no (Pietro). da qui il delirio”.

Dai video si evince chiaramente la concitazione dei ragazzi che cercano di capire le ragioni del fermo (ripetiamo: due su tre hanno esposto i documenti, come raccontato da diversi testimoni) mentre le volanti della polizia, intanto, erano diventate una decina.

Dai video si evince anche che da parte dei ragazzi non c’è stata alcuna violenza. Solo un po’ di comprensibile resistenza e non certo in modo violento. E’ un dato di fatto incontestabile. Anche se la Questura racconta altro, in totale contraddizione con quanto si vede nei video.

La versione della Questura

Nel comunicato diffuso dalla Questura di Napoli si legge infatti: “Stasera, durante un servizio di controllo del territorio nelle zone della “movida”, operatori della Polizia di Stato, nell’identificare alcune persone in piazza Bellini, sono stati insultati, accerchiati e minacciati da numerose persone. Gli agenti hanno riportato contusioni e le stesse auto di servizio sono state danneggiate”. Per il Questore di Napoli Alessandro Giuliano: “Gli operatori delle Volanti hanno gestito la situazione con equilibrio, a fronte di un inaccettabile comportamento aggressivo e minaccioso di decine di persone. Verrano svolte indagini per individuare i responsabili di queste condotte”.

Ma a parte i cori e qualcuno che si è frapposto tra le automobili, non capiamo quali siano questi comportamenti: dissentire con un coro è reato?

 

Stamattina i tre sono stati condotti a Poggioreale

I tre fermati intanto sono diventati tre “arrestati” e condotti al Carcere di Poggioreale dopo ore e ore in cui sono stati trattenuti alla Caserma Raniero. E questo nonostante i tanti video girati da chi era in piazza, che raccontano altro dalla versione della Questura. Arresti di cui non capiamo assolutamente le ragioni, guardando e riguardando il video e le parole che si riescono a sentire pronunciate dai ragazzi oltre che alle testimonianze di chi era presente.

Anche perché è vero che se un pubblico ufficiale ne fa richiesta, si è tenuti a fornirgli le proprie generalità complete (non necessariamente un documento se si è in grado di farsi riconoscere) ma è vero anche che due su tre i documenti li avevano. “La legge prevede anche che ci si può rifiutare di fornire le proprie generalità solo quando la richiesta sia ingiustificata o arbitraria. Anzi parla chiaro: solamente chi rifiuta, dietro richiesta di un pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni, di dare indicazioni sulla propria identità personale, sul proprio stato, o su altre qualità personali, è perseguibile penalmente. In altri termini, la polizia può chiederti di identificarti, cioè di fornire le tue generalità (nome, cognome, residenza, ecc.), ma non di estrarre dalla tasca i documenti e di consegnarglieli. Chi si rifiuta di fornire le proprie generalità o non è in grado di provare la propria identità con un documento, può essere sottoposto a rilievi segnaletici, ma non a ispezioni personali. Inoltre, se vi sono indizi sufficienti per ritenere che le indicazioni fornite siano false o lo siano i documenti esibiti, gli ufficiali o gli agenti di polizia possono disporre l’accompagnamento della persona nei propri uffici (ossia in Questura o alla stazione dei Carabinieri) e trattenerla per il tempo strettamente necessario alla sua identificazione, e comunque non oltre 12 ore oppure, previo avviso anche orale al pubblico ministero, non oltre le ventiquattro ore, quando l’identificazione risulti particolarmente complessa” (fonte: La legge per tutti). In questo caso non c’era nulla di complesso.

Ci rendiamo anche conto che i video si riferiscono solo alla fase finale, ovvero al fermo dei tre ragazzi e all’opposizione di alcuni loro conoscenti e amici che si sono parati davanti alle volanti, arrivate in numero massiccio. Ma non appare nessuna collutazione con le forze dell’ordine né danneggiamento delle 10 automobili della polizia, arrivate a sirene spiegate in piazza. Da nessuna immagine, da nessun video. Possibile mai? Possibile che in piazza nessuno abbia ripreso queste presunte violenze?

E poi, qualsiasi cosa sia accaduta prima, vi chiediamo: ma per voi è normale che la Questura impieghi 10 volanti per controllare tre persone (di cui solo una senza i documenti)? A noi pare che quella di ieri sia stata un’azione repressiva inaccettabile, un vero e proprio abuso. Questa città merita invece attenzione su altre gravissime situazioni. Un esempio su tutti? Il Vasto, dove si spaccia liberamente in strada e dove mai abbiamo visto tante auto della polizia tutte insieme per arrestare criminali che “lavorano” liberamente nelle piazze del quartiere, mettendo sì a repentaglio la vita degli abitanti di quel territorio.

La verità è che sulla movida è in corso una vera e proprio battaglia politica e elettorale. Anche a suon di ordinanze. E questa battaglia si sta giocando sulla pelle dei ragazzi. No, non ci stiamo nè accettiamo il clima irrespirabile contro le forme di aggregazione.

Napoli non è contro le regole ma vorrebbe vedere la stessa ferocia e lo stesso zelo contro fenomeni criminali significativi.

E qualsiasi cosa si pensi di Insurgencia – e noi non ne pensiamo bene, politicamente – non si può accettare in silenzio quanto è accaduto ieri sera: non si possono legittimare simili atti di forza nei confronti di chi sta bevendo tranquillamente un birra in piazza senza dare fastidio a nessuno.

Chiediamo l’immediata liberazione di Pietro, Diego e Fabiano. Siamo convinti che la loro libertà, in questo momento, riguarda ciascuno di noi.

Lucilla Parlato

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 15 Giugno 2020 e modificato l'ultima volta il 15 Giugno 2020

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