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Quando Maradona cantava “Je so pazzo” con Pino Daniele e giocava a calcio con Massimo Troisi

Identità | 27 Novembre 2020

30 anni fa il Napoli vinceva con Maradona il suo secondo scudetto. Io non c’ero, come non c’ero quando Maradona si ritrovò a cantare con Pino Daniele. E nemmeno quando Diego scendeva in campo con Massimo Troisi per beneficenza. Semplicemente il mio cuore non era ancora nato per amare, ma c’era quello del popolo napoletano che ama eternamente. E mentre Diego, Pino, Massimo e tutti i grandi di Napoli ci hanno lasciato, l’amore resiste contro il tempo e racconta a noi giovani una generazione di miti che ora non c’è più.

Noi, nati dopo il 2000, non abbiamo conosciuto né il walkman, né i vinili, manco le cabine a gettoni, io a malapena mi ricordo le videocassette da cui stracciavo i nastri e facevo arrabbiare qualcuno a casa. Non c’erano tante cose, ma se accendevi la radio o la televisione – rigorosamente a tubo catodico – potevi sentire di un ragazzo che aveva fatto grande il Napoli, uno scugnizzo con la maglia numero 10.

Uno scugnizzo tra i tanti che hanno fatto grande la città di Napoli. E tra scugnizzi ci si intende… dopo lo scudetto della stagione 89/90, Maradona si ritrovò a casa di Ciro Ferrara, al tempo giocatore del Napoli, a cantare con Pino Daniele. Je so pazzo… con Pino in un angolo della stanza e Diego rigorosamente al lato opposto. Perché il mascalzone latino non teneva vicino a sé chi non era ben intonato. E a quanto pare Maradona non era bravo a cantare come lo era a giocare col pallone.

Tempi che non ritornano. Come quando Maradona scese in campo con Massimo Troisi, Lello Arena e tanti altri artisti della nostra città. Al vecchio San Paolo, ora Stadio Diego Armando Maradona, si disputava una partita “del cuore”, un’amichevole per beneficenza. E quando si parlava di aiutare, Maradona c’era sempre. È quello che sento sempre quando chiedo a mio padre cos’avesse quel calciatore di tanto speciale. “Aiutava tanta gente”, sarà proprio quello. Perché a Napoli, per essere dei giganti, bisogna saper raggiungere il cielo senza togliere i piedi da terra.

Simboli del riscatto sociale. Figli del popolo, che non hanno mai abbandonato la gente. Dopotutto c’è un motivo per cui qua lo chiamiamo D10S. A Napoli le emozioni hanno un colore diverso, e l’amore passa le generazioni più di quanto lo facciano gli stessi ricordi. Con Maradona muore l’ultima icona di una generazione che ha dato tanto alla storia. Un esempio per la nostra, che ora si ritrova orfana assieme a chi è più adulto e quest’epoca di eroi l’ha vissuta… e mo’?

“Voglio diventare l’idolo dei ragazzi poveri di Napoli, perché sono come lo ero io a Buenos Aires”. Ci sei riuscito, Diego.

Ciro Giso

Un articolo di Ciro Giso pubblicato il 27 Novembre 2020 e modificato l'ultima volta il 27 Novembre 2020

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