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GRAN TOUR

L’antica stele di Piazza Pilastri a Fuorigrotta: un monumento dimenticato

Grand Tour | 5 Luglio 2020

Imboccando la via Giulio Cesare, partendo dalla stazione metropolitana di Campi Flegrei, e dirigendoci verso la grotta laziale, a metà strada incontriamo lungo il nostro cammino un monumento poco conosciuto, dai più degnato solamente di uno sguardo fugace: la stele di Piazza Pilastri.


Questo antico monumento, destinato all’incuria e all’abbandono ormai da anni, è collocato nel muro di cinta dell’istituto scolastico “Silio Italico”, all’angolo con la viuzza che conduce all’ormai chiusa scuola elementare “Calise”, dal nome dell’omonima via.

Contrariamente alla percezione che attualmente abbiamo della zona, quest’area è stata in tempi passati un crocevia e un asse viario di primaria importanza. La stele che prende il nome dal Largo Pilastri, completamente scomparso a seguito dei lavori di risanamento urbano attuati durante il ventennio fascista, è – sorprendentemente e fortunatamente – ancora in piedi. Dalla lettura veloce delle parole incise su questo blocco di pietra, inserito in una cornice in piperno, si comprende il significato del monumento e il motivo della sua presenza proprio in quel punto.

Nei secoli passati, Napoli fu, insieme al contado, luogo economicamente molto produttivo; tra coltivazioni più cospicue vanno ricordate quelle di canapa e lino. Fuorigrotta, che fino al ventennio fascista, si presentava come terra di masserie, ebbe un ruolo cruciale da questo punto di vista: era il punto di approdo di quanti, caricati di prodotti coltivati nella zona di Piscinola, si recavano nella zona flegrea per il loro trattamento.

Un antico posto di blocco

La canapa e il lino andavano infatti macerati in laghi, secondo un processo naturale che sfruttava le acque stagnanti. Nella zona flegrea esisteva, fino alla bonifica e al prosciugamento del 1870, un lago nell’attuale quartiere Agnano, visibile in alcune incisioni e fotografie d’epoca. Non bisognava dunque proseguire per Fusaro o per Lucrino per poter portare a maturazione i prodotti coltivati nella parte orientale della città di Napoli. I laghi e le paludi erano però zone ad alto rischio infettivo, e facilmente trasmissibile era il contagio da malaria. Per questo motivo, nel 1789, il Tribunale Generale della Pubblica Salute, per volontà del re Ferdinando IV di Borbone, Re delle Due Sicilie, stabilì un posto di blocco proprio dove oggi sorge la stele. Pur essendo stata danneggiata dall’incuria e da atti vandalistici, è ancora leggibile il testo: un vero e proprio ammonimento per quanti ritornavano dal lago di Agnano con il proprio carico sistemato su carretti. L’avviso dice che chiunque proveniva da quell’area doveva sottoporsi a controllo e che i contravventori sarebbero stati puniti la prima volta con la reclusione, la seconda col sequestro del carretto. A supporto delle autorità che qui effettuavano i controlli, sorgeva, poco distante, una torretta di avvistamento, chiamata appunto Torre Pilastri.

Per i Borbone l’area flegrea costituiva una fonte di guadagno importante, tanto da decidere per la costruzione della “Strada delle canapi Agnano-Miano”, che col suo nome ben chiariva il ruolo di questo asse viario. Il rischio di contagi richiedeva, però, il rispetto dei posti di blocco, per evitare che possibili morbi potessero poi estendersi dalle zone paludose alla città.

Con l’Unità d’Italia si decise che il semplice blocco non potesse servire ad arginare il rischio di contagi e quindi, nel 1870, si stabilì di prosciugare il lago di origine vulcanica sito ad Agnano. I braccianti non accettarono di buon grado la decisione e molte furono le rivolte, senza esito positivo, che vennero poi represse. La lavorazione della canapa e del lino proseguì nell’area flegrea, ma nei laghi di Lucrino e di Fusaro.

Di tale storia resta nel quartiere Fuorigrotta solo questa stele-ricordo. Nonostante che negli anni si sia più volte richiesta maggiore manutenzione, valorizzazione e tutela del monumento, nell’effettivo nulla è mai stato realmente fatto, e questo blocco di pietra, documento storico di una certa importanza, appare sfortunatamente destinato all’oblio.

Martina Di Domenico

Un articolo di Martina Di Domenico pubblicato il 5 Luglio 2020 e modificato l'ultima volta il 5 Luglio 2020

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