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GRAND TOUR

La villa Reale e la fontana del Toro Farnese (sostituita dalla fontana d’ ‘e paparelle)

Grand Tour | 25 Maggio 2016

La Villa Comunale, con i suoi spazi verdi, le sue splendide fontane, la celebre Stazione Zoologica Anton Dohrn e le sue innumerevoli sculture neoclassiche, pronte ad accogliere il viandante lungo tutto il suo percorso, costituisce un’oasi di pace e di benessere nel cuore del quartiere di Chiaia a pochi passi dal caos cittadino. Il più importante giardino storico di Napoli si estende da piazza Vittoria a piazza della Repubblica, si affaccia sul mare attraverso via Francesco Caracciolo ed è collegato al centro cittadino grazie alla celebre Riviera di Chiaia.

Il suo primo nucleo si deve al viceré spagnolo Luis Francisco de la Cerda, duca di Medinacoeli, che nel 1697 fece lastricare la strada di quel tratto di costa, piantare molti alberi e abbellire quel luogo con tredici fontane. Nel 1778 il re Ferdinando IV di Borbone, ispirandosi ai giardini francesi delle Tuileries, ordinò una nuova sistemazione di quella “aristocratica passeggiata” voluta dal viceré alla fine del Seicento e affidò l’incarico all’architetto Carlo Vanvitelli, figlio del più noto Luigi, di progettare quella che in origine fu chiamata Villa Reale o Real Passeggio di Chiaia.

Una villa prerogativa della nobiltà partenopea

L’accesso alla Villa Reale era prerogativa esclusiva della nobiltà napoletana che era la sola, dunque, a godere di quelle deliziose passeggiate. Esisteva infatti il cosiddetto Regolamento per la fruizione della Real Villa, risalente al 1826, che vietava l’accesso a “coloro che vestivano indecentemente, ai domestici in livrea, alle persone vestite di abiti laceri”. Nel 1791 fu posta nel viale centrale del Real Passeggio di Chiaia la Fontana dei quattro leoni, detta anche della tazza di porfido e poi definita popolarmente come ‘a funtana d’ ‘e paparelle, poiché in passato era abitata da tante papere ed anatre.

La fontana dei quattro leoni sostituisce il Toro Farnese

Essa in origine ospitava il celebre gruppo scultoreo del Toro Farnese, rinvenuto a Roma nelle Terme di Caracalla durante il XVI secolo, passato poi ad arricchire la collezione dei Farnese che fu ereditata da Carlo di Borbone e trasferita a Napoli per volere del figlio Ferdinando IV. L’opera rappresenta il Supplizio di Dirce, che costituisce uno degli episodi più tragici della mitologia greca: Dirce dopo aver maltrattato i nipoti Anfione e Zeto e la loro madre Antiope, fu punita dai suoi stessi nipoti, i quali la legarono ad un toro furioso che la trascinò fino alla morte.

Il Toro Farnese fu trasferito nel 1825 al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, per evitare che si danneggiasse a causa dell’aria marina e fu sostituito da una tazza di porfido abbellita al centro con una testa di Medusa, rinvenuta a Paestum e proveniente in quel periodo dal Duomo di Salerno. Essa fu poggiata su quattro leoni, realizzati in pietra lavica da Pietro Bianchi nel 1826, dalle cui bocche zampillava l’acqua della fontana. La Fontana dei quattro leoni è detta anche la Fontana delle quattro stagioni poiché intorno allo spazio circolare quattro busti, che poggiano su alti piedistalli, la sorvegliano. Sono le allegorie delle quattro stagioni realizzate nel corso del Settecento da un ignoto artista. Dopo il 1860, caduta la monarchia borbonica, la Villa Reale divenne Villa Comunale e l’accesso fu consentito a tutte le classi sociali.

Claudia Larghi

Un articolo di Il Vaporetto pubblicato il 25 Maggio 2016 e modificato l'ultima volta il 28 Giugno 2019

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