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Grand Tour – Palazzo Donn’Anna

Grand Tour, News | 26 Novembre 2015

Ogni giorno il meraviglioso Palazzo Donn’Anna, situato a ridosso del promontorio di Posillipo, si specchia nelle leggendarie acque del Tirreno. Questo celebre edificio, risalente al XVII secolo, è incompiuto e proprio per questo motivo ha assunto nel corso del tempo il fascino di una rovina antica confusa fra i resti delle ville romane che caratterizzano il litorale di Posillipo.

Fu edificato su disegno di Cosimo Fanzago (Clusone 1591-Napoli 1678), un illustre architetto di origine lombarda ma di cultura partenopea, poiché raggiunse da giovanissimo la città di Napoli per poi abbandonarla solo a causa della sua morte.

Costruito su una pianta quadrangolare bagnata dal mare su tre lati, ha nel tufo la sua base che poggia sulla roccia. Le facciate sono caratterizzate dalla presenza di finestroni e nicchie, mentre un terzo piano doveva comprendere delle terrazze, al centro delle quali pare si innalzasse un quarto piano.

Anna Carafa, figlia di Antonio Carafa, principe di Stigliano, e di Elena Aldobrandini, ereditò tutto il patrimonio dei Carafa di Stigliano, tra cui il Palazzo Stigliano (detto ‘della Sirena’) a Posillipo, e sposò lo spagnolo Ramiro Nuñez de Guzmàn, duca di Medina, che fu eletto viceré di Napoli dal re Filippo IV. Anna divenne quindi viceregina e nel 1642 affidò al Fanzago l’incarico di abbattere il Palazzo della Sirena e di riedificarne uno nuovo che da quel momento divenne Palazzo Donn’Anna.
Sappiamo che non solo Fanzago non riuscì a completare l’opera a causa della prematura morte di Anna Carafa, avvenuta durante l’insurrezione popolare capeggiata da Masaniello nel 1647 che comportò la temporanea caduta del viceregno spagnolo e la conseguente fuga del vicerè verso Madrid, ma l’edificio subì molti danni durante il terremoto del 1688. Ecco perché non è possibile ammirare il palazzo secondo il progetto originario.
Palazzo Donn’Anna ha sempre suscitato enorme attrazione per le leggende raccontate nel corso dei secoli, tra queste ricordiamo quella narrata dalla famosa scrittrice, Matilde Serao, nelle sue “Leggende Napoletane“:
«Il bigio palazzo si erge nel mare. Non è diroccato, ma non fu mai finito; non cade, non cadrà, poiché la forte brezza marina solidifica ed imbruna le muraglie, poiché l’onda del mare non è perfida come quella dei laghi e dei fiumi, assalta ma non corrode. Le finestre alte, larghe, senza vetri, rassomigliano ad occhi senza pensiero; nei portoni dove sono scomparsi gli scalini della soglia, entra scherzando e ridendo il flutto azzurro, incrosta sulla pietra le sue conchiglie, mette l’arena nei cortili, lasciandovi la verde e lucida piantagione delle alghe. Di notte il palazzo diventa nero, intensamente nero; si serena il cielo sul suo capo, rifulgono le alte e bellissime stelle, fosforeggia il mare di Posillipo, dalle ville perdute nei boschetti escono canti malinconici d’amore e le malinconiche note del mandolino: il palazzo rimane cupo e sotto le sue volte fragoreggia l’onda marina. Ogni tanto par di vedere un lumicino passare lentamente nelle sue scale e fantastiche ombre disegnarsi nel vano delle finestre […].
Forse sono fantasmi e noi sorridiamo e desideriamo che ciò sia; noi li amiamo i fantasmi, noi viviamo con essi, noi sogniamo per essi, noi moriremo per essi, col desiderio di vagare anche noi sul mare, per le colline, sulle rocce, nelle chiese tetre ed umide, nei cimiteri fioriti, nelle fresche sale, dove il medioevo ha vissuto»
Matilde Serao racconta di un fantasma ben preciso, quello della giovane e bellissima Mercedes de las Torres, attrice e nipote del vicerè duca di Medina, che in una scena teatrale baciò il nobile Gaetano di Casapenna, amante di donn’Anna Carafa. La giovane, nipote della nobildonna Carafa, scomparve misteriosamente.
La leggenda vuole che l’anima di Mercedes tuttora si aggiri negli ambienti dell’antico palazzo, affacciandosi verso mare ed emettendo tristi lamenti.

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Un articolo di Il Vaporetto pubblicato il 26 Novembre 2015 e modificato l'ultima volta il 26 Novembre 2015

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