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GRANDI BLUFF

L’Ospedale Covid della Fiera Milano verso la chiusura: il ‘Modello Lombardia’ fallisce ancora

Sanità | 14 Maggio 2020

L’Ospedale Covid della Fiera di Milano potrebbe chiudere nel giro di due settimane. L’annuncio è arrivato direttamente dal professore Antonio Pesenti, responsabile dell’Unità di crisi della Regione Lombardia per le terapie intensive, nonché primario di Anestesia e rianimazione del Policlinico di Milano.

A suon di slogan, l’Ospedale in Fiera avrebbe dovuto rappresentare il simbolo del tanto decantato “Modello Lombardia”, ma ha finito col trasformarsi nell’emblema del suo fallimento e della disastrosa gestione sanitaria lombarda dell’emergenza Coronavirus.

Fu annunciato nei primi di marzo come una vera e propria potenza di fuoco pronta a fornire supporto ai medici e agli infermieri impegnati sul campo. Si stimarono 600 posti letto disponibili, poi si disse che sarebbero stati 400. A lavori ultimati, si è scoperto fossero 205, dei quali appena 53 realmente utilizzabili.

Il motivo? La carenza di personale medico e sanitario con cui assistere i pazienti. Per funzionare a pieno regime, infatti, nell’Ospedale avrebbero dovuto lavorare 1000 tra medici e infermieri rispetto ai soli 50 realmente impiegati per far fronte agli “appena” 25 pazienti che la struttura ha accolto dal 6 aprile scorso. Di questi,tre sono tutt’ora quelli ricoverati.

Costo dell’operazione: 26 milioni di euro, poco più di un milione a paziente.

Il grande bluff

La solennità – e lo scarso distanziamento sociale – che ne contraddistinsero l’inaugurazione si è prontamente scontrata con la realtà dei fatti, in un vortice rapido e repentino che ha liquefatto come neve al sole la vanità politica della classe dirigente leghista della Regione Lombardia.

Si è passati dal “stiamo facendo la storia“, pronunciato dal Governatore Fontana nel giorno del taglio del nastro del 31 marzo, al “per fortuna non è servito” proferito appena due settimane dopo dall’Assessore regionale alla Sanità Gallera. Un bluff di dimensioni apocalittiche che ha alimentato solo tanto fumo negli occhi, senza fornire alcuna risposta alle esigenze dettate dall’emergenza in atto.

Le critiche al Modello Lombardia e all’Ospedale in Fiera sono giunte direttamente dai principali esperti in campo medico, che ne hanno bocciato le scelte logistiche e l’impostazione di base della struttura. Tra le più feroci quella di Luciano Gattinoni, figura di spicco nel mondo delle terapie intensive che ha addirittura definito il Covid Hospital milanese “una roba che fa ridere i polli“, figlia perlopiù di insensate scelte politiche.

Si è scelto di destinare oltre venti milioni di euro alla sua realizzazione piuttosto che investirli, come richiesto da medici e dirigenti sanitari, nel rafforzamento della medicina territoriale o nella riconversione di intere cliniche o padiglioni già esistenti, così da garantire una totale e più efficiente integrazione dei nuovi reparti di terapia intensiva all’interno delle strutture ospedaliere presenti sul territorio.

Su quest’ultimo punto, lo scorso 6 aprile, si era soffermato Giuseppe Bruschi, dirigente medico di primo livello nel reparto di Cardiochirurgia dell’Ospedale Niguarda di Milano che aveva affidato la sua riflessione a un lungo post pubblicato sulla propria bacheca Facebook.

“Una terapia intensiva non può vivere separata da tutto il resto dell’ospedale. Una terapia intensiva funziona solo se integrata con tutte le altre strutture complesse che costituiscono la fitta ragnatela di un Ospedale, perché i pazienti ricoverati in terapia intensiva necessitano della continua valutazione integrata di diverse figure professionali, non solo degli infermieri e dei rianimatori ma degli infettivologi, dei neurologici dei cardiologi, dei nefrologi e perfino dei chirurghi”.

L’ipotesi smantellamento

Con i contagi in calo e i reparti di terapia intensiva gradualmente sollevati dall’emergenza, l’Ospedale in Fiera non è destinato solo a chiudere i battenti, ma a essere addirittura smantellato definitivamente, come dichiarato dallo stesso professor Pesenti.

“Il Governo sta preparando un decreto per cui le Regioni devono avere una scorta di posti in terapia intensiva. Se la Fiera corrisponderà ai requisiti che il Governo chiederà resterà in piedi, se non corrisponderà verrà chiusa o smantellata”.

Un passaggio, questo, che racchiude alla perfezione la fine ingloriosa dell’Ospedale in Fiera, presentato come il volano dell’efficienza e dell’operosità lombarda per finire a essere una cattedrale nel deserto di cui, con tutta probabilità, non resterà in piedi neanche l’ombra.

Antonio Guarino

Un articolo di Antonio Guarino pubblicato il 14 Maggio 2020 e modificato l'ultima volta il 14 Maggio 2020

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