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Grandi donne e uomini piccoli piccoli: Renzi alla corte del principe dittatore

Mondo | 31 Gennaio 2021

Loujain al-Hathloul è una donna saudita, attivista per i diritti delle donne, incarcerata in Arabia Saudita dal maggio 2018 e condannata nel dicembre 2020 a scontare una pena di cinque anni e otto mesi di reclusione da un tribunale antiterrorismo del regno.

La colpa di Loujain al-Hathlou è battersi per i diritti delle donne saudite

La sua colpa è stata quella di battersi per i diritti civili delle donne saudite soggette alla supremazia sociale e allo stretto controllo degli uomini e prive di diritti basilari come ad esempio poter conseguire la patente di guida.

Loujain al-Hathlou

Loujain è stata arrestata assieme ad altre dodici donne per il loro attivismo sui diritti umani ed ha già scontato quasi tre anni di reclusione durante i quali, secondo Amnesty International, è stata tenuta a lungo in isolamento, torturata ed ha subito violenza sessuale.

In seguito al suo arresto e ancor di più dopo la sua condanna le associazioni per i diritti umani di tutto il mondo e gran parte della comunità internazionale hanno espresso il proprio sdegno chiedendo l’immediata liberazione di Loujain al-Hathloul.

Anche Sullivan, consigliere di Biden, considera preoccupante la condanna di Loujain al-Hathlou

Il consigliere per la sicurezza nazionale dell’amministrazione Biden, Jake Sullivan, ha definito la sua condanna “ingiusta e preoccupante” dichiarando che il nuovo governo statunitense si batterà con forza contro le violazioni dei diritti umani.

L’Arabia Saudita è governata da una monarchia assoluta ed è tra i pochi stati al mondo a non avere un parlamento.

Una discussione a parte meriterebbe il ruolo svolto dalla monarchia saudita nel finanziare scuole coraniche fondamentaliste di matrice sunnita strettamente legate al terrorismo islamico.

Il principe ereditario dell’Arabia Saudita consideratoil mandante dell’omicidio del dissidente Khashoggi

Il principe ereditario Mohamed bin Salman, di fatto a capo del regno, secondo fonti di intelligence internazionali è ritenuto essere il mandante dell’omicidio del giornalista dissidente Jamal Khashoggi assassinato, fatto a pezzi e fatto sparire da agenti dei servizi segreti sauditi nella loro sede consolare di Istanbul il 2 ottobre 2018.

La Cia ha di recente espresso l’intenzione di de-secretare alcune informazioni inerenti all’omicidio Khashoggi che con tutta probabilità inchioderebbero il principe bin Salman alle sue responsabilità.

Il 28 gennaio l’incontro con Renzi

Lo scorso 28 gennaio, Matteo Renzi, dopo aver innescato la crisi di governo, ha pensato bene di partecipare ad un convegno organizzato a Riad da una fondazione controllata dalla corona saudita che si occupa di sviluppo internazionale.

In questa occasione Renzi che fa parte della commissione difesa al Senato, ha incontrato Mohamed bin Salman in una sorta di intervista/salotto mediatico e, con toni a dir poco affabili, lo ha definito un “grande” che di sicuro ricoprirà un ruolo fondamentale per il Medio Oriente e per il mondo intero come potete vedere nell’estratto pubblicato su Twitter.

 

Il contratto di Renzi con la fondazione

Non ci soffermiamo sul fatto che Renzi faccia parte del board della suddetta fondazione con un contratto che prevede un compenso di circa ottantamila dollari annui nel caso riesca a presenziare a tutti gli eventi organizzati.

Va sottolineato invece che  nessun politico in attività, per senso di opportunità, stipula contratti di questo tipo.

Nel recente passato Renzi ha svolto la sua attività di conferenziere anche negli Emirati Arabi Uniti alleati dei sauditi in una guerra in Yemen che è stata definita dall’ufficio per gli affari umanitari delle Nazioni Unite “la peggior crisi umanitaria del momento” con circa sedici milioni di yemeniti che stanno letteralmente morendo di stenti.

Il governo Conte ha bloccato vendita armi ai sauditi, Renzi l’aveva autorizzata

Nei giorni scorsi gli Stati Uniti hanno sospeso la vendita di armi allo storico alleato saudita e il governo Conte l’ha definitivamente chiusa dopo che la stessa era stata autorizzata dal governo Renzi nel 2016.

Intanto Matteo Renzi, rientrato a Roma in fretta e furia dopo le dimissioni di Conte, era a Riad a incensare un dittatore guerrafondaio presunto mandante di un omicidio e oppressore delle lotte per i diritti umani.

Tutte le “congiure” che hanno accompagnato la carriera di Renzi

Chi sia Matteo Renzi lo ha ampiamente dimostrato col suo governo nato da una congiura di palazzo che ha silurato Pirluigi Bersani, persona perbene e preparata, e che ha distrutto ciò che rimaneva dello stato sociale in Italia con vari provvedimenti tra i quali tagli alla sanità e l’abolizione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori che impediva ad un’azienda di licenziare un dipendente senza giusta causa, il Job Acts e via dicendo.

Da una congiura di palazzo nasce anche Italia Viva, il partito dell’ ex sindaco di Firanze, materializzatosi da una scissione interna al PD non appena quest’altimo era entrato nella nuova maggioranza che sosteneva il governo Conte-bis.

L’ ego smisurato del conferenziere di un dittatore

Proprio non ce la fa Matteo Renzi a stare lontano dalle luci della ribalta e ha pensato bene di aprire una crisi di governo in piena pandemia e paralisi parziale della campagna vaccinale, crisi più volte minacciata pur di ergersi ad ago della bilancia di un governo, sicuramente composto in parte da dilettanti allo sbaraglio, ma che lui stesso aveva sostenuto all’atto della sua formazione.

Verrebbe da pensare che il suo smisurato ego non lasci spazio al senso di responsabilità politica oltre che a quello di opportunità per quanto riguarda i suoi ingaggi da conferenziere per dittatori.

Intanto in Italia la disoccupazione cresce, le attività chiudono e i cittadini vivono enormi disagi materiali e psicologici in un momento storico in cui è sempre più difficile per tanti immaginare prospettive anche solo di mera sussistenza quotidiana.

Renzi e il polo sovranista e populista mai così vicini

Come se non bastasse, il polo sovranista e populista della destra italiana fa buona compagnia a Renzi chiedendo a gran voce di mandare subito il paese alle urne infischiandosene del rischio di diffusione del contagio da Covid mentre cinema e teatri sono chiusi da quasi un anno e le attività di ristorazione assieme a tante altre agonizzano.

Prima o poi le elezioni si dovranno pur fare e a occhio e croce sarà ben difficile esprimere una preferenza elettorale in un panorama politico così desolante come quello italiano.
Come se i problemi già belli pesanti che abbiamo non bastassero.

#FreeLoujain

Federico Hermann

Un articolo di Federico Hermann pubblicato il 31 Gennaio 2021 e modificato l'ultima volta il 31 Gennaio 2021

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