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GRANDI MOSTRE

“Caravaggio Napoli” al Museo di Capodimonte: tutte le info

Beni Culturali | 12 Aprile 2019

Inaugurata al Museo e Real Bosco di Capodimonte la tanto attesa “Caravaggio Napoli”. Solo due parole per riassumere i 18 mesi di Caravaggio a Napoli, le luci e le ombre della sua vita e dei suoi dipinti, le riflessioni, le nuove ipotesi, le scelte, i dubbi e le polemiche intorno alla sua opera napoletana che maggiormente caratterizza il suo soggiorno in città, le Sette Opere di Misericordia che alla fine sono rimaste al Pio Monte con una nuova illuminazione e la statua in cera di Jan Fabre del 2015 che rappresenta “L’uomo che sorregge la croce”, al centro della navata.

Dove si trova la mostra, orari e costi

La sala che ospita la mostra è la sala Causa che si trova al piano terra, o meglio, dovremmo dire al piano interrato. Sarà possibile visitarla ogni giorno dalle 8:30 alle 19:30 anche il mercoledì, giorno di chiusura del museo. Il biglietto solo mostra costa 14 euro per gli adulti (15 euro con il museo incluso). Il ridotto è di 11 euro (solo mostra) mentre 14 mostra più museo. 8 euro per gli studenti previa prenotazione. Il biglietto della mostra dà diritto ad un ingresso ridotto al Pio Monte della Misericordia così come il biglietto di quest’ultimo dà diritto ad un ingresso ridotto alla mostra “Caravaggio Napoli”. La mostra sarà sempre a pagamento, anche quando ci sono i giorni ad ingresso gratuito al Museo. Per ulteriori info in merito si rimanda al sito di Coopculture, www.coopculture.it o al numero 848800288.

Navette gratuite messe a disposizione dal Comune di Napoli e Citysightseeing

L’Assessorato alla cultura del Comune di Napoli ha istituito gratuitamente una navetta per trasportare i visitatori durante i fine settimana di mostra, mentre una navetta Citysightseeing farà da collegamento tra Capodimonte e il Pio Monte della Misericordia tutti i giorni dal lunedì alla domenica.

Due sedi distaccate per “Caravaggio Napoli”

La mostra è a cura di Maria Cristina Terzaghi e Sylvain Bellenger e sarà visitabile dal 12 aprile al 14 luglio 2019.
Divisa in due sedi, Capodimonte e il Pio Monte, gli architetti che si sono occupati dell’allestimento sono Roberto Cremascoli e Flavia Chiavaroli che hanno reso il percorso molto suggestivo, “quasi un’esperienza caravaggesca” , come ha ben evidenziato il direttore Bellenger. “Roberto ha saputo fare del nero un colore” – ha affermato complimentandosi dell’allestimento, entusiasta per una mostra che fino al suo compimento è stata quasi un percorso a ostacoli, modificandosi in corso d’opera.
Una pellicola dei fratelli Pedicini portata a compimento in tre giorni e quattro notti, spiega, a corollario della mostra, non solo i 18 mesi di Caravaggio a Napoli ma anche com’era visibile la pittura di Caravaggio prima del nuovo allestimento della chiesa del Pio Monte. Bellenger ha spiegato che aveva una collocazione diversa, un po’ come a Siracusa, più impattante. Le Opere di Misericordia si vedevano subito, erano le protagoniste del dipinto e davano il messaggio chiaro dello scopo per cui il dipinto era stato eseguito, mentre ora nella cappella barocca si vede di più l’angelo che cade dal cielo che rappresenta l’intervento del divino. Era questa la primitiva idea di allestimento della mostra di Bellenger – curatore. Ridare ai visitatori la possibilità di vedere le Sette Opere così come Caravaggio le aveva concepite.

I motivi della mostra

La Terzaghi ha ben spiegato i motivi della mostra e cioè innanzitutto la necessità di focalizzare l’attenzione sui 18 mesi di Caravaggio a Napoli. Il suo arrivo è documentato il 6 ottobre del 1606 e resta fino alla fine di giugno del 1607 , poi parte per Malta non credendo di restarci a lungo ma una serie di vicende lo trattengono e torna a Napoli solo nell’autunno del 1609. Trascorre in città i sei mesi che sono la fase più tragica della sua vita. Sappiamo della sua aggressione all’osteria del Cerriglio e da allora è un uomo doppiamente braccato: prima scappa dalla pena capitale la prima volta e poi pensa che da Malta i cavalieri gli vogliano fare del male. A Napoli si vede come cambia la sua pittura rispetto al contesto romano. Innanzitutto il suo soggiorno napoletano è caratterizzato dal suo rapporto stringente con il contesto locale. Non ha una sua bottega e si appoggia nella bottega di Finson e Vinck che erano due artisti fiamminghi allocati dal 1605 in zona dell’attuale piazza Carità. Sono loro che gli prestano delle tavole per dipingere. Per esempio il David di Vienna è fatto su una tavola di riuso.

Nuovi dati acquisiti dal 2004 a oggi

Dalla mostra del 2004 a oggi ci sono stati dei nuovi dati acquisiti, per esempio nel 2011 in un documento trovato nell’archivio storico del Banco di Napoli ora in mostra si legge che Caravaggio riceve dei soldi e li rigira subito a Battistello Caracciolo, segno che c’era un rapporto non solo amicale fra loro ma anche lavorativo. C’è tutta una serie di artisti napoletani che lo supporta ma che vede crescere intorno a lui un vero mercato. Ci sono in mostra le Maddalene copiate e firmate da Finson e una serie di quadri che Caravaggio portò con sé sulla barca quando partì definitivamente da Napoli insieme a un bel gruzzolo di soldi. La barca doveva essere piena di quadri. Grazie a una ricerca di Michele Nicolacci sappiamo come un dipinto come La negazione di Pietro ora al Metropolitan di New York fosse su quella barca. Finirà poi nelle mani di Guido Reni per un debito di gioco.

Il Caravaggismo si diffonde da Napoli in Europa

Da Napoli parte la diffusione del Caravaggismo in Europa in quanto il primo quadro esportato è la crocefissione di Sant’Andrea che parte nel 1610 sulla nave del conte duca di Benavente che era il viceré di Napoli in quel momento. La prima esportazione di un dipinto di Caravaggio fuori i confini italiani.

Caravaggio entra nel DNA della pittura napoletana fino a Solimena

Altra caratteristica del caravaggismo a Napoli rispetto a Roma è che a Roma Caravaggio è una bomba che deflagra e passa velocemente mentre a Napoli perdura con Ribera, Luca Giordano e Massimo Stanzione. Questo tipo di pittura tragica e sofferta entra nel DNA della pittura napoletana e arriva fino a Francesco Solimena.

Il percorso espositivo fra luce e ombra

Il percorso estremamente suggestivo mette a confronto, quindi, 6 opere del Merisi e 22 quadri di artisti napoletani travolti dallo stile Caravaggio. Il nero è il colore predominante che viene illuminato dai dipinti che fuoriescono da piccole o grandi aperture. In una sorta di labirinto, ogni volta che si svolta un angolo o si gira lo sguardo un capolavoro investe gli occhi del visitatore. Dalla Flagellazione caravaggesca di Capodimonte al confronto con quella di Rouen, alle sale in cui a confronto ci sono due Salomé del Merisi, una di Londra e l’altra di Madrid con due dipinti, uno di Battistello Caracciolo, l’altro un dubbioso dipinto autografo di Stanzione in cui alcuni studiosi non ne riconoscono l’artista napoletano. Manca la Crocefissione di Sant’Andrea di Cleveland che è stata negata in quanto da poco sottoposta a un restauro. La riprova è in un video visibile nel percorso espositivo. Ma altri interessanti accostamenti sono il San Giovanni Battista di Tanzio da Varallo di collezione privata, mai esposto al pubblico, affiancato allo stesso soggetto a cui si è ispirato, opera di Caravaggio della collezione Borghese.
La sala dedicata al Martirio di Sant’Orsola chiude la mostra. Vederlo in una maniera così ravvicinata toglie letteralmente il fiato se lo si compara con il luogo dove viene abitualmente ammirato a Palazzo Zevallos – Stigliano. È affiancato da un San Francesco di Carlo Sellitto. Poco prima della Sant’Orsola, Caravaggio aveva dipinto tre tele, ora disperse, per la cappella Fenaroli in Sant’Anna dei Lombardi. Probabilmente una di queste tele doveva essere un San Francesco a cui Sellitto si era ispirato.
“Caravaggio Napoli” è stata realizzata con il contributo della Regione Campania, in collaborazione con il Comune di Napoli e con il sostegno di Gesac – Aeroporto internazionale di Napoli.
Crédit Agricole ha invece contribuito con il restauro di 4 tele.
Una sezione interessante della mostra è curata da Google Arts & Culture con touch screen e l’uso di Art Camera, una fotocamera robotica che ha fatto riprese ad altissima risoluzione di tre dipinti: Le Sette Opere di Misericordia, la Flagellazione e il Martirio di Sant’Orsola che sono adesso accessibili su Google Arts & Culture dagli utenti di tutto il mondo.

Un convegno su Caravaggio a settembre

A settembre un convegno su Caravaggio a Napoli chiuderà l’argomento trattato in mostra e i suoi atti saranno pubblicati online e reperibili dal sito del Museo di Capodimonte.

Susy Martire

Un articolo di Susy Martire pubblicato il 12 Aprile 2019 e modificato l'ultima volta il 12 Aprile 2019

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