sabato 17 aprile 2021
Logo Identità Insorgenti

GRANDI MOSTRE

Inaugurata al MANN la mostra su Canova

Beni Culturali | 29 Marzo 2019

Il dialogo, quello fra l’arte classica del Museo archeologico di Napoli e quella neoclassica di Canova. Un binomio vincente sulla carta e che ha stupito molto e meravigliato tutti i presenti in una maratona “canoviana” iniziata alle 12 con la preview per la stampa e terminata con una inaugurazione pomeridiana aperta al pubblico entusiasta per i capolavori di Antonio Canova: “l’ultimo degli antichi e il primo dei moderni”.

I vari soggetti che hanno collaborato alla realizzazione della mostra

Al tavolo della conferenza stampa il Governatore della Regione Campania, Vincenzo De Luca. La Regione ha sostenuto e contribuito economicamente alla realizzazione della mostra.
La mostra prevede anche un itinerario cittadino per rivalutare e mantenere il legame del Museo con la città di Napoli, soprattutto con piazza del Plebiscito, dove le statue equestri, una per intero e l’altra in parte, sono a firma dell’artista.
Curatore scientifico della mostra, il professor Giuseppe Pavanello, il Deus ex machina del progetto, grande e profondo conoscitore nonché studioso di Canova, mentre assente il nuovo presidente della Fondazione Possagno, Vittorio Sgarbi. Mancava all’inaugurazione pomeridiana invece il Direttore generale dei Musei Antonio Lampis.
Prestatori della mostra: il museo Ermitage di San Pietroburgo, la Gypsotheca – Museo Antonio Canova di Possagno e il Museo Civico di Bassano del Grappa.
Per il progetto espositivo che si divide tra l’androne, il salone della Meridiana e alcune sale degli affreschi bisogna menzionare l’architetto Andrea Mandara e la grafica di Francesca Pavese.
La mostra è organizzata da Villaggio Globale International.

Un fumetto e un Topolino: operazioni collaterali alla mostra

Operazioni collaterali alla mostra saranno: un fumetto a firma di Blasco Pisapia con protagonista Nico alle prese con Canova. La seconda saga di questo giovane protagonista che abbiamo già conosciuto per le sue avventure alla collezione egizia del Museo. Il fumetto sarà poi presentato anche al Comicon; un Topolino in uscita a maggio dal titolo “Topolino e Canova”.

Canova: prodotto dell’antico e artista europeo

Canova è l’effetto delle scoperte di Pompei ed Ercolano, il neoclassico frutto di un classico rielaborato, dove se non nel tempio della classicità si poteva fare una grande mostra con Canova protagonista?
Con Canova si celebra non solo l’antico rivisitato e il dialogo con le opere che lui stesso visionò di persona ma anche un artista internazionale; si celebrano i valori su cui l’Europa era fondata al suo tempo.
Giuseppe Pavanello afferma infatti: “Canova artista europeo: ha lavorato per Napoleone e tutta la famiglia, ha lavorato per il re d’Inghilterra, per l’aristocrazia russa, il re di Baviera, per il re di Spagna, per il Granduca di Toscana, per la Serenissima, per l’imperatore d’Austria, per tutti. Contemporaneamente per gente che faceva la guerra fra di loro, come la Russia e Napoleone per cui fece l’allegoria della Pace che non è arrivata in tempo, arriverà fra una settimana. Lui dice la guerra si farà ma io questa statua la voglio fare e se nessuno me la paga, la faccio a spese mie. Il neoclassicismo e l’antico, questo matrimonio che si fonde alla fine del ‘700, è il linguaggio europeo. Tutta l’Europa era soggiogata dall’antico e dal neoclassicismo, ed è la prima volta che tutta l’Europa parla la stessa lingua e Canova è il genio del neoclassicismo. Per la prima volta abbiamo una unità europea sotto il segno dell’antico“.

La mostra

I capolavori in mostra sono 120, tra cui 12 marmi, di cui le sei star da San Pietroburgo, grandi modelli e calchi in gesso, bassorilievi, modellini in gesso e terracotta, disegni, dipinti, monocromi e tempere, tutte in dialogo con le opere del MANN, in parte inserite nel percorso espositivo, in parte segnalate nelle sale museali.
A catalizzare l’attenzione di tutti, i grandi marmi come le Tre Grazie che giungono dall’Ermitage insieme ad altri cinque capolavori: l’ Amorino Alato, l’Ebe ( che quando fu realizzata fece scalpore per gli inserti in bronzo), la Danzatrice con le mani sui fianchi, Amore e Psiche stanti, la testa del Genio della Morte. Le Tre Grazie sono poste tutte di prospetto: “l’abbraccio ingegnoso e nuovo di tre figure femminili, che da qualunque lato lo si osservi, girandovi attorno – scrisse Quatramère de Quincy – rivela, con aspetti sempre diversi, molteplicità di positure, di forme, di contorni, di idee e di modi di sentire”. Da segnalare la Maddalena penitente da Genova firmata “Canova Roma 1790”, definita “qualche cosa di nuovo, fuori dall’ordinario, che sembrava avere del miracoloso”, e l’Apollo che s’incorona dal Getty Museum di Los Angeles, ma anche la Pace proveniente da Kiev (che arriva tra una settimana).
Altro elemento interessante della mostra sono le 34 tempere su carta a fondo nero conservate nella casa natale dell’artista e restaurate proprio dal Laboratorio di Restauro del MANN, “disegnati per solo studio e diletto dell’Artista”. Ora in mostra sono in dialogo con i primi affreschi venuti fuori dagli scavi di Pompei ed Ercolano che Canova vide e che lo colpirono, soprattutto le danzatrici della cosiddetta villa di Cicerone trovate fuori porta Ercolano a Pompei. Le opere sono divise in “Ninfe con Amorini”, “Muse con filosofi e scrittori greci” e “ Danzatrici”. Nelle sale dei monocromi, è possibile ammirare anche tre bellissime foto artistiche delle opere del Canova a firma di Mimmo Jodice.

Canova e Napoli

Napoli riaccende i riflettori su Canova, di cui l’artista si era innamorato. Ebbe a dire della città: “Napoli è veramente situata in una delle più amene situazioni del mondo […] per tutto sono situazioni di Paradiso”. Questa scritta campeggia, insieme ad un autoritratto dell’artista, all’ingresso dell’androne dove è stato allestito lo studio del Canova e dove un piccolo gesso rappresentante Ferdinando IV fa pendant con la statua in marmo nella nicchia dello scalone: l’unica statua del maestro del neoclassicismo di appartenenza al Museo di Napoli. Napoli cattura l’attenzione e il cuore di Canova, dapprima da giovane viaggiatore che voleva ammirare le antichità ercolanesi (ci arriva a soli 22 anni) e poi riceve committenze dai regnanti e dall’aristocrazia napoletana. Diventata ormai leggenda la sua “invidia” per il Cristo velato di Giuseppe Sammartino per cui avrebbe dato 10 anni di vita per esserne stato lui l’autore.
In mostra, accanto al marmo di Amore e Psiche stanti, c’è il gesso di Adone e Venere che proviene dalla collezione privata di Giovanni Falier, scopritore del talento di Antonio Canova: fu proprio questa la sua prima opera che arrivò a Napoli nel 1795 acquistata dal giovane marchese Francesco Berio. Il marmo si trovava in un tempietto del giardino di palazzo Berio e a causa delle continue visite si fu costretti a chiuderlo. Ora il gruppo marmoreo si trova a Ginevra ed è inamovibile.
La mostra sarà visitabile fino al 30 giugno, inclusa nel biglietto d’ingresso del Museo archeologico di Napoli e sarà gratuita nei giorni ad ingresso libero al museo e sempre gratuita per i possessori dell’abbonamento annuale OpenMann.
“Canova experience” è invece il nome dato a due stand nell’atrio del MANN in cui si possono guardare video di approfondimento sull’artista i quali accompagneranno l’esposizione lungo tutto l’arco della sua durata.
Grazie al consorzio Unico Campania, poi, con il biglietto integrato Campania convalidato si potrà, mostrandolo in biglietteria, avere uno sconto di 2 euro sul biglietto d’ingresso.
Susy Martire

Un articolo di Susy Martire pubblicato il 29 Marzo 2019 e modificato l'ultima volta il 30 Marzo 2019

Articoli correlati

Beni Culturali | 13 Aprile 2021

Palazzo Fuga, lettera al Sindaco: “Perduti otto anni. Volevamo farne il museo più grande del mondo”

Beni Culturali | 8 Aprile 2021

Primo giorno ufficiale da Direttore di Pompei per Gabriel Zuchtrieghel

Beni Culturali | 31 Marzo 2021

Gladiatori. Inaugurata in modalità virtuale la grande mostra al MANN