venerdì 15 novembre 2019
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GRAZIE ALLA VIDEOSORVEGLIANZA

Racket sui cantieri di Porta Capuana. Arrestato il camorrista che chiedeva il pizzo

Criminalità | 13 Maggio 2019

Questa mattina hanno ripreso a tutta forza i cantieri di Porta Capuana dopo l’intervento delle istituzioni che sono intervenute per restituire serenità alla ditta appaltatrice che appunto aveva sospeso i lavori dopo le minacce del racket.  E il responsabile, Antonio D’Andrea, pregiudicato, è già stato arrestato. Subito, in tre giorni. Segno che quando si vuole combattere la camorra si può anche da ruoli istituzionali come quello del primo cittadino, che ha raccolto le denunce. Ad incastrarlo i filmati dei sistemi di video-sorveglianza del cantiere che ha consentito l’individuazione del modello e della targa dello scooter utilizzato dall’estorsore.

Cruciale il ruolo della videosorveglianza

Secondo quanto ricostruito dalla Polizia di Stato, D’Andrea, 47 anni, a bordo di uno scooter SH di colore bordeaux si era recato al cantiere della ditta edile impegnata nei lavori di riqualificazione del centro storico cittadino, finanziati nell’ambito di un più ampio progetto dell’Unesco, intimando ad uno degli operai presenti di sospendere l’attività e di riferire al responsabile dei lavori di andare a parlare con “gli amici della Maddalena” se avesse voluto continuare a lavorare in tranquillità.

 

Gli amici della Maddalena: camorra a piede libero

La minaccia estorsiva è apparsa chiara sin da subito, soprattutto alla luce del riferimento fatto dall’uomo agli “amici della Maddalena”, senza alcun dubbio individuabili nei componenti del gruppo criminale radicato nel rione (che visto che è individuato dalle forze dell’ordine, magari porterà – ci auguriamo – a altri arresti). Il giorno seguente, 8 maggio, sempre a bordo dell’Honda SH, si è avvicinato nuovamente al cantiere e, constatata la regolare presenza del personale della ditta, ha minacciato lo stesso operaio con il quale aveva parlato il giorno prima, ribadendo la pretesa estorsiva ed intimando in maniera perentoria di sospendere i lavori, almeno fino a quando non avessero parlato con gli “amici della Maddalena”. L’attività investigativa condotta sotto il coordinamento della Dda di Napoli, ha preso avvio dalla visione dei filmati dei sistemi di video-sorveglianza del cantiere – a conferma che la videosorveglianza serve, eccome – che ha consentito l’individuazione del modello e della targa dello scooter utilizzato dall’estorsore. Da qui si è arrivati a D’Andrea, soggetto già noto perché gravato da precedenti penali, anche specifici.

Ph Antonio Corradini

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 13 Maggio 2019 e modificato l'ultima volta il 13 Maggio 2019

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