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GRAZIE KOULIBALY

Da Napoletano ti dedico il mio inno al Senegal

Altri Sud, Razzismo | 29 Giugno 2019

Anche se come ospite (non sono un volontario), ho vissuto qualche settimana in alcuni paesi a cui l’italia sbatte la porta in faccia e credetemi, quando ho attraversato questi paesi non ho mai sentito una porta sbattere e non mi sono mai sentito “diverso”. Anzi…

Nel 2015 insieme alla mia ragazza e ad alcuni amici, tra cui due senegalesi, Oumar e Bigi, sono stato in Senegal per qualche settimana. Ho ancora impresso ogni minuto di quel viaggio, dalla teranga (proverbiale accoglienza senegalese), agli incidenti di percorso, fino ai pranzi con gli amici e parenti di Oumar e all’esemplare convivenza tra musulmani e cristiani. Ma non parlerò del viaggio (anche se vorrei).

Ho scritto queste parole 4 anni fa e non le ho mai “liberate” perché ho sempre pensato che fossero personali, banali, quasi ridondanti, ieri però poi ho visto l’immensa gratitudine mostrata da Kalidou Kulibaly verso Napoli ed ho capito che oggi niente deve essere considerato banale.

Questo è il mio inno al Senegal ed è l’unico modo che ho per ringraziare la sua gente per quello che mi ha dato.

Dal Senegal ho imparato

Ho imparato che alcune strade non sono un granchè, ma con un pò di tenacia e buona volontà si superano anche le strade più difficili.

Ho imparato che gli arachidi si tostano con la sabbia.

Ho imparato che quando si prepara da mangiare non si deve mai preparare x2, x4, x6 persone, ma si deve preparare per tutti.

Ho imparato che per guidare sulla sabbia si devono sgonfiare le ruote, inserire i comandi 4×4 e soprattutto avere una 4×4.

Ho imparato che l’elettricità è un bene superfluo.

Ho imparato che l’acqua calda è piacevole ma non è necessaria.

Ho imparato che cucchiai e forchette sono comodi, ma non necessari.

Ho imparato che un popolo che ride sempre non è un popolo stupido.

Ho imparato che per dormire basta un materasso in paglia (e una zanzariera), la rete è un bene superfluo.

Ho imparato che per creare un pozzo bisogna vedere se ci sono termitai, se ci sono termitai c’è acqua.

Ho imparato che l’acqua è di tutti, non si rifiuta, non si vende e non si spreca.

Ho imparato che ci sono popoli che pescano pesce spada, sogliole, gamberoni, aragoste, tonni, orate e aringhe…e che mangiano solo “orate e aringhe”.

Ho imparato che giocare con un bambino che non conosci, prendere in braccio un bambino che non conosci, soffiare il naso a un bambino che non conosci, regalare un bracciale ad un bambino che non conosci…non è reato.

Ho imparato che la corruzione corrode più dell’acido e che può controllare un paese.

Ho imparato che Shalamalecum significa “pace su te” e Shalamalecum si dice a tutti, non solo a chi conosci.

Ho imparato che ogni anziano che muore è come una “biblioteca che va in fiamme”.

Ho imparato un pò di Wolof.

Ho imparato che il popolo italiano è il più generoso nei confronti del Senegal.

Ho imparato che i bambini hanno bisogno di troppo affetto.

Ho imparato che di malaria non si muore se hai un ospedale vicino.

Ho imparato che in Senegal c’è un quartiere vicino ad una laguna che si chiama quartiere Torino.

Ho imparato che in Senegal il Pil è formato per la maggior parte da Arachidi, Pesce e poco turismo.

Ho imparato che i vestiti che vengono inviati con gli aiuti umanitari vengono “venduti al dettaglio a prezzi vantaggiosi”

Ho imparato che in Senegal c’è una città santa, Touba, dove non si può bere, fumare, giocare , camminare al fianco delle donne e cantare….e che a 2 minuti di cammino c’è una città, Mbackè, dove la gente di Touba va a bere, fumare, giocare, camminare a fianco alle proprie donne e cantare.

Ho imparato che bere il the è fondamentale, ma deve avere la schiuma.

Ho imparato che le donne sono anima e motore del mondo.

Ho imparato che si può portare sulla propria testa metà del proprio peso e contemporaneamente avere un bimbo attaccato dietro la schiena e contemporaneamente commerciare ciò che si ha sulla propria testa….anzi, ho imparato che una Donna può farlo.

Ho imparato che per andare in Africa c’è bisogno di un test di ingresso.

Ho imparato che a calcio si può giocare a piedi nudi.

Ho imparato che tutto si può fare a piedi nudi.

Ho imparato che terminato l’orario di lavoro si deve trovare il tempo per tenersi in forma.

Ho imparato che gli albini sono bianchi in tutto il mondo.

Ho imparato che non c’è tempo per essere tristi.

Ho imparato che un popolo ritardatario è un popolo paziente.

Ho imparato che i bambini e i ragazzi quando ci sono “le grandi vacanze” vanno ad aiutare la famiglia nel lavoro, qualunque esso sia.

Ho imparato che per ingrassare basta mangiare molti fagioli.

Ho imparato che è possibile far stare 20 persone in uno spazio 2×5 con una finestra grande quando una bottiglia di cocacola (carcere schiavista di Goree Island)

Ho imparato quanto può essere preziosa una semplice caramella.

Ho imparato che si possono avere 4 mogli e nessuna è gelosa dell’altra.

Ho imparato che Morire in Wolof si dice “Dare l’anima”.

Ho imparato che se salta la corrente devi avere pazienza, se si allaga casa per pioggia devi avere pazienza, se dormi con il rumore assordante di un generatore di corrente devi avere pazienza, se la notte sei costretto a dormire al confine per rischio attentati devi avere pazienza, per percorrere 30 km devi avere pazienza, se un bambino nasce e cresce in un orfanotrofio deve avere pazienza…insomma nella vita si deve avere pazienza.

Ho imparato che non si finisce mai di imparare.

Ho imparato che se perdi la strada devi chiederla ad un musulmano.

Ho imparato che una bottiglia di vino “imbottigliato a Dakar” bevuta nel deserto, sotto le stelle, con le persone che ami, vale più di una bottiglia di buon vino Italiano.

 

Antonino Del Giudice

Un articolo di Antonino Del Giudice pubblicato il 29 Giugno 2019 e modificato l'ultima volta il 30 Giugno 2019

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