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Hai partecipato ad un corteo? E la fiera delle multinazionali ti licenzia

Rubriche | 28 Maggio 2015

EXPUH2015

Il concetto è davvero semplice da capire: le multinazionali odiano sopra ogni altra cosa gli esseri pensanti, poiché tutto ciò di cui hanno bisogno sono pecoroni senzienti che comprino i loro prodotti, facendosi turlupinare da spot tra i più demenziali mai concepiti da mente umana e bypassando gli orrori di cui si macchiano per “primeggiare” sui mercati.

Tra Mc Donald’s, Coca ColaNestlé e quant’altro l’Expo di Milano è la fiera internazionale delle multinazionali, ne consegue che se nella tua vita hai manifestato il minimo sindacale di barlume di coscienza critica, foss’anche partecipando ad una marcia della pace, non puoi lavorare ad Expo.

Non è una provocazione, ma il banale e disarmante contenuto di una denuncia della CGIL di Milano: 500 casi di persone che avevano chiesto di lavorare alla fiera da dipendenti, e si sono visti negare il pass per l’ingresso.

Eh già perché per ottenerlo bisogna avere il nulla osta della Questura, ma non stiamo parlando di reati o fedina penale sporca: è sufficiente una nota sugli schedari della polizia, una segnalazione o una denuncia anche se mai arrivata a processo per essere scartato.

Nessuna istituzione ci ha risposto su quali siano i criteri in base ai quali vengono negati o concessi i pass. Né è stato indicato quale ordinanza o disposizione di legge autorizzi Expo a fare questi controlli. E non è mai stato firmato alcun protocollo a riguardo – denuncia Antonio Lareno, segretario generale della Cgil di Milano – per essere banditi da Expo sono sufficienti semplici informative di polizia mai arrivate nel casellario penale“.

Tra gli episodi più imbarazzanti quello raccontato ai microfoni di Radio Popolare, relativo ad alcuni dipendenti della fiera assunti il 9 Aprile e licenziati in tronco il 30 dello stesso mese perché, stando a quanto dichiarato loro dall’ufficio personale, la Questura aveva negato loro il pass. Nessun precedente penale per i licenziati, al massimo da studenti universitari avevano partecipato alle proteste contro la riforma scolastica della Gelmini.

Foglia di fico per giustificare tale orrore il fatto che la fiera sia stata dichiarata “obiettivo sensibile, nonché sito di interesse strategico nazionale, per cui, per essere accreditati, occorre non aver mai commesso reati“: ma la realtà è che per essere licenziati è sufficiente aver dimostrato di avere delle opinioni, dato che per negare l’accesso ci si basa su informative delle forze dell’ordine rispetto alle quali neanche i diretti interessati possono avere accesso.

Una delle persone cui è stato negato il pass, una giornalista pubblicista per l’esattezza, si è ingenuamente chiesta ai microfoni di Radio Popolare: “Siamo nel Cile anni ’70 e non me ne sono accorta?“.

La verità è che siamo nell’Europa delle banche e delle multinazionali, quella del trattato di Maastricht, quella in cui burocrati eletti da nessuno come Draghi decidono della vita e della morte di interi popoli, come quello greco, senza dover rispondere a nessuno, tranne che ai loro padroni, delle loro nefandezze. Siamo nell’Europa del TTIP, dove le multinazionali decidono del nostro futuro in totale segretezza e gli eventuali europarlamentari che decidono di interessarsene vengono trattati da criminali ed è loro negato l’accesso ai documenti più importanti.

Non siamo nel Cile anni ’70, siamo nell’evoluzione del sistema 2.0: ed è peggio, decisamente peggio delle versioni precedenti, solo che in molti fanno di tutto per non volersene rendere conto.

Lorenzo Piccolo

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 28 Maggio 2015 e modificato l'ultima volta il 28 Maggio 2015

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