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I FANS NEL MONDO

Un busto di San Gennaro anche per Boston per rafforzare il legame tra devoti e santo

Identità, Mondo | 10 Settembre 2018

San Gennaro si rafforza negli States, il Paese dove ha il più folto numero di fans, grazie alla Saint Gennaro Foundation of Boston, ente no profit presieduto da Pasquale Trotta, e rappresentato in Italia, per i rapporti con la Santa Sede e le altre istituzioni religiose, da Antonio Grilletto, che ha fatto realizzare in Italia un busto di bronzo dorato del Santo ispirato a quello angioino, opera scultorea in oro ed argento eseguita da Etienne Godefroy, Guillame de Verdelay e Milet d’Auxerre nel 1305 e conservata presso la reale cappella del Tesoro di san Gennaro a Napoli per testimoniare il rapporto di devozione e di fede verso il Santo e gli italo americani a Boston.

L’iniziativa ha riscosso il plauso del cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, mentre mons. Giovanni D’Ercole è stato il primo rappresentante della Santa Sede ad ammirare il busto benedetto da papa Francesco.

Il busto è stato plasmato dalle mani dell’artista Ettore Marinelli, rappresentante della trentesima generazione nella dinastia dei fonditori italiani. Il manto di San Gennaro è impreziosito da una ricca decorazione policroma fatta di circa 200 perle di fiume, madreperle e pietre semipreziose incastonate nel bronzo dorato da Paola Patriarca.

Il busto originale, invece, fu commissionato ai tre artisti francesi dal re Carlo II d’Angiò per le cerimonie dell’anniversario dei mille anni dalla decapitazione del martire, avvenuta nel 305 d.C. e fu pagato, tra il 10 luglio e il 31 agosto del 1304, trentuno once e undici tarì.

La figura di pregevole oreficeria fu realizzata in argento e in oro e rivestita di una ricca casula con pietre preziose e smalti raffiguranti le insegne araldiche degli angioini. Nell’anno 1712 la Deputazione della reale cappella del Tesoro decise di ornare il busto reliquario con una mitra di oro e argento, affidando la realizzazione all’orafo napoletano Matteo Treglia che dopo un solo anno di lavoro, nel 1713, consegnò un capolavoro con circa 3694 pezzi tra diamanti, smeraldi e rubini. La mitra è considerata una delle dieci meraviglie del tesoro di San Gennaro e uno degli oggetti più preziosi al mondo.

Il busto di san Gennaro è solitamente esposto nella cappella omonima del duomo di Napoli e, in alcuni casi, è custodito in una cassaforte in argento donata dall’imperatore Carlo II di Spagna nel 1667, quella in cui viene custodita la teca contenente le ampolle con la reliquia del sangue. Le ossa del santo furono invece trafugate dal principe longobardo Sicone I di Benevento nel IX secolo e portate a Benevento, mentre a Napoli rimase parte del cranio che i tre artisti provenzali racchiusero nella calotta del capo, con un’apposita apertura che ancora oggi custodisce le reliquie.

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 10 Settembre 2018 e modificato l'ultima volta il 10 Settembre 2018

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