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I GIOVANI E LO SPORT

Al MANN inaugura Paideia, mostra sulla formazione dei futuri adulti in Grecia

Beni Culturali | 2 Luglio 2019

Inaugurata al Museo archeologico di Napoli, in onore delle Universiadi 2019 a Napoli in partenza mercoledì 3 luglio, “Paideia. Giovani e sport nell’antichità” visitabile fino al 4 novembre nella sala cosiddetta dei Tirannicidi.

Le coreute di Olimpia incantano il MANN

La conferenza stampa di presentazione è stata anticipata dall’esibizione delle coreute ufficiali di Olimpia che hanno letteralmente incantato i presenti con un’antica danza greca. Ospiti dell’Associazione Amarthea – Isolimpìa, è a loro affidato tradizionalmente il compito dell’accensione della fiaccola olimpica.

Paideia anticipa le Universiadi ed entra nel programma della Regione Campania

Presenti per la Regione Campania, Patrizia Boldoni, consigliera del Presidente Vincenzo De Luca e la dottoressa Rosanna Romano della Direzione generale del Turismo Regione Campania, ospite spesso al Museo. Entrambe estremamente soddisfatte della collaborazione ormai continua e costante con l’Archeologico di Napoli e il suo Direttore. La mostra Paideia, voluta fortemente da quest’ultimo, rientra tra gli eventi del programma istituzionale delle Universiadi e le lancia con due giorni d’anticipo. Inoltre, si attende l’arrivo della Torcia che “dormirà“ al Museo nel suo giorno di chiusura mentre il 3 mattina alle 11 la fiaccola sarà proprio nella sala dei Tirannicidi prima di essere consegnata da Paolo Giulierini al Comitato organizzatore Universiade Napoli 2019.

La mostra sull'”Educazione” dei giovani attraverso lo sport: La Grecia a Neapolis

Curatori della mostra Mario Grimaldi, direttore del progetto scientifico, Rosaria Ciardiello e Biagio Ricciardiello con il coordinamento scientifico di MariaLucia Giacco, insieme alla “famiglia MANN”, come ha definito affettuosamente Grimaldi la squadra già collaudata con la mostra [email protected] lo scorso anno.
Con il termine “Paideia” si indica il processo educativo dei giovani nell’antica Grecia, inteso come trasmissioni di valori fondamentali alla formazione di cittadini adulti e consapevoli. Paideia deriva dal termine “pais”, cioè bambino, e indica un processo guidato dalla famiglia, dagli insegnanti e dalla società attraverso il quale egli organizzerà la sua vita adulta. “Paidià” invece è “gioco”. La Paideia è quindi il passaggio dal gioco, proprio dell’infanzia a quello delle attività politiche e militari. Insomma, con questa mostra si punta sull’educazione, il servizio formativo dello sport per i giovani per diventare ottimi cittadini.
“Dobbiamo proprio all’antica Grecia questa accezione formativa dello sport che permeava tutti gli aspetti della vita pubblica, civile e religiosa. Questo garantiva ai cittadini di sentirsi parte integrante della comunità. L’intento, quindi, è di esaltare il valore educativo dello sport.
In mostra ci sono pezzi, per lo più provenienti dai depositi del MANN, che propongono, attraverso iconografie varie, competizioni e specialità atletiche partendo dal mondo greco fino a raggiungere quello romano, sottolineando anche il ruolo che ha avuto Neapolis che è stata sempre considerata una città greca con ancora uno spirito greco. Qui a Napoli nel 2 dopo Cristo Augusto ha voluto e istituito i giochi Isolimpici (o anche Italikà Romaia Sebastà Isolympia) che erano parenti delle Olimpiadi e di cui grazie agli scavi di piazza Nicola Amore conserviamo una testimonianza preziosa di vincitori di gare atletiche che venivano da varie parti del Mediterraneo a sottolineare la centralità di questi giochi per Napoli.“ – dice MariaLucia Giacco.

In mostra pezzi dai depositi del Museo archeologico

Protagoniste le anfore paratenaiche offerte in premio ai vincitori con rappresentazioni di varie attività agonistiche ma anche affreschi pompeiani, oggetti provenienti da Ercolano, una Vittoria alata in bronzo di difficile provenienza trovata negli scavi di Pompei e datata I secolo avanti Cristo e due vasi di ritorno dal Getty Museum in cui si trovavano dal 2007. Curiosa la rappresentazione di un momento finale di una corsa quando il primo dei tre corridori barbati sta per essere raggiunto dal secondo che nella raffigurazione appare parzialmente sovrapposto ad esso. Forse una corsa su breve distanza, uno stadio (circa 185 metri). Stadio che con il tempo passò dall’essere la lunghezza di un percorso a un edificio in cui si disputavano le gare. In mostra anche gli attrezzi dell’atleta, da Pompei: un anello con le estremità a testa di cane da cui pendono tre strigili, un aryballos (contenitore per l’olio) e una patera per le abluzioni, tutto in bronzo. Visibile anche un avambraccio con cesto di pugilatore proveniente da Ercolano.

“Io penso che”, di Emilio Porcaro

Chiude il percorso della mostra l’esposizione fotografica “Io penso che” dell’architetto e fotografo Emilio Porcaro, un foto–progetto in costante aggiornamento: le persone vengono raffigurate con dei cartelli in cui esprimono il loro pensiero da condividere. Tra le foto, quella del Direttore del Mann, Paolo Giulierini: “Io penso che insieme si vince”.

Susy Martire

 

 

Un articolo di Susy Martire pubblicato il 2 Luglio 2019 e modificato l'ultima volta il 2 Luglio 2019

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