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I NUMERI

Re Carlo è morto, lunga vita a Re Carlo: due riflessioni dopo il nostro sondaggio

Sport | 13 Dicembre 2019

Non ci giriamo intorno: l’esperimento fortemente voluto da Aurelio De Laurentiis un anno e mezzo fa di portare quello che poi sarà battezzato con esercizio di fantasia estrema  “Re Carlo” ai piedi del Vesuvio per innestare mentalità vincente nella squadra che con Sarri faceva 91 punti ma perdeva “lo scudetto in albergo” si è rivelato un atto contro natura, una grande illusione, in definitiva un fallimento, le cui responsabilità sono molteplici e diffuse.

Numeri impietosi

Partiamo dai numeri: in totale sono 540 giorni in cui Carlo Ancelotti in 73 gare disputate ha raccolto 38 vittorie (poco più della metà), 19 pareggi e 16 sconfitte; 127 i gol fatti, 73 quelli subiti.

La zona Champions non è lontanissima, anche se vedere il Cagliari a +8 non è bellissimo, ma l’ultima vittoria in campionato risale al 19 ottobre scorso (Napoli-Verona 2-0).

La squadra ha avuto quasi due mesi di black out (7 gare disputate con cinque pareggi e due sconfitte) e abbiamo anche  una data chiave per la deflagrazione della bomba che poi porterà alla  ‘rottura del giocattolo‘:  il 5 novembre quando dopo Napoli-Salisburgo di Champions,  i giocatori rifiutano di tornare in ritiro a Castel Volturno segnando di fatto una spaccatura irreversibile con la società e sopratutto l’allenatore\staff che seppur pur non approvando il ritiro, fa ritorno  a Castel Volturno con una scelta – una delle tante in realtà – aziendalista: Ancelotti non segue i suoi giocatori nell’ammutinamento, ma decide di continuare ugualmente un ritiro verso il quale si era mostrato contrario.

«Ho fatto un solo errore da quando sono a Napoli ma non vi dirò quale», ha dichiarato nella sua ultima conferenza stampa. Provo a indovinare: quel «non sono d’accordo con il ritiro ma rispetto la decisione della società» che suonava come il discorso di Badoglio non andava mai espresso, perché è molto probabile che sia diventato il grande alibi dell’ammutinamento post Napoli-Salisburgo.

 

Il presidente complice del caos

Quella sera parte anche il silenzio stampa, che peggiora le cose dando il via ad un valzer di ipotesi varie più disparate,  questo è uno dei tanti errori della società e del presidente Delaurentiis.

Presidente che ha sbagliato ad accendere  troppo gli animi scagliandosi contro delle colonne portanti come Mertens e Callejon nella famosa intervista delle «marchette in Cina»,  che ha ispirato frustrazione con le dichiarazioni sull’inaccettabile arbitraggio di Napoli-Atalanta (se subisci un torto non è in Tv che devi protestare) e che ha provato a riportare i buoi nello steccato con l’idea del ritiro, ma ormai era troppo tardi.

Oltretutto si è accanito con la storia delle multe ai rivoltosi e  ha spalato merda sulla tifoseria già dissaffezionata e in costante calo sugli spalti.

Quello che ha pesato di più però è la posizione tenuta contro i rivoltosi,  una  linea dura difficile da sostenere contro chi ha il coltello dalla parte del manico. Perché, se decide di non giocare, tu perdi soldi. Ed il parco giocatori è l’unico asset economico che il Napoli ha e  quindi alla fine, nel conflitto creatosi tra Ancelotti e Insigne, De Laurentiis non ha potuto fare altro che schierarsi con quest’ultimo, perché in campo scendono i calciatori.

Questa crisi evidenzia anche  i limiti di una gestione familiare incompatibile con il calcio di vertice. Oltre alla cronica mancanza di una visione a lungo termine , di strutture, giovanili o qualunque altro percorso di crescita che non sia andare in champions e plusvalenze quando ti capitano annate positive

 

La realtà quindi racconta altro

Nonostante la vedovanza militante (ed umiliante) di una parte della stampa,  che continua a propinarci la favoletta  del “popolino che non ha capito la  grandezza di re carlo”, la realtà  racconta  che  Ancelotti a Napoli non è riuscito, nell’arco di 18 mesi, a dare una identità alla squadra.  Un caos tattico con formazioni cambiate, l’insistenza su un modulo (il 4-4-2) che non esalta le caratteristiche di una rosa buona, promettente (certo non eccezionale) ma che, se messa in condizione, può esprimersi al meglio.

E nonostante la nomea di “grande  gestore di gruppi” in quei giorni ‘caldi‘ Ancelotti non ha fatto valere quel peso, quel carisma che tutti gli accreditavano. Ecco “Re Carlo”  sopratutto questo non ha fatto.  Nonostante la sua esperienza, della sua bacheca piena di trofei, delle sue avventure alla guida di Parma, Juventus, Milan, Chelsea, Psg, Real Madrid e Bayern Monaco, non è riuscito a trovare la ricetta giusta e la giusta amalgama, di tattica e di gruppo, per far decollare una squadra che da gennaio scorso (quasi un anno) ha una media punti da metà classifica.

Nonostante gli alibi, il campo ha parlato

Analizzando la stagione e volendo fornire alibi, tenendo conto di variabili  “extra calcistiche” (dal fatto  che  in queste prime 15 giornate di campionato è girato tutto storto, dalla sfortuna per i troppi legni colpiti e per l’autogol di Koulibaly allo scadere contro la Juve, alle decisioni arbitrali discutibili che hanno condizionato l’esito di alcune partite, non solo Napoli-Atalanta) la verità è che è che ad esonerare Ancelotti è stato il campo e i risultati deficitari

Difatti nonostante il vestito a lutto e articoli intrisi di lacrime contro il popolo bue , basta rileggere i numeri riportati sopra per rendersi conto del rendimento non all’altezza avuto dal suo Napoli. Così come accadde anni fa con Benitez che seppur bravo a portare a Napoli giocatori di spessore e a vincere due trofei (Coppa Italia e Supercoppa), non lo è stato altrettanto a centrare l’obiettivo minimo chiesto dalla società: la qualificazione in Champions, utile a garantire le giuste risorse economiche per continuare il percorso di crescita e unico obiettivo dichiarato di un presidente poco interessato a programmare una crescita costante e duratura della società.

La squadra adesso riparte da Rino Gattuso, probabilmente la scelta migliore  (e forse unica )in questo momento. Serviva una scossa sotto tutti i profili, i tifosi vogliono vedere in campo gente che lotta e getta il cuore oltre gli ostacoli e su questo l’ex allenatore del Milan può dare il contributo giusto con una scossa che può nuovamente galvanizzare l’ambiente.

Sondaggio su Identità insorgenti

La chiosa finale è sul sondaggio lanciato sul nostro sito dopo l’esonero di Carlo Ancelotti. “Secondo voi De laurentiis ha fatto bene ad esonerare Ancelotti da allenatore del Napoli?”.

In tutta onestà ci aspettavamo un plebiscito di voti a favore dei “si” ma invece questi sono i risultati del sondaggio che abbiamo voluto tenere aperto solo 24 ore e immeditamente dopo l’esonero di Ancelloti: 485 si (36%)  e 857 no (64%) su un campione di 1342 votanti totali.

Il popolo  dei tifosi ha parlato: Re Carlo è morto, viva Re Carlo.

 

 

 

 

 

Un articolo di Aniello Napolano pubblicato il 13 Dicembre 2019 e modificato l'ultima volta il 13 Dicembre 2019

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