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Per il solito Galli Della Loggia il Sud è la sua stessa rovina

Attualità | 5 Febbraio 2016

gallo

“Per liquidare i popoli si comincia col privarli della memoria. Si distruggono i loro libri, la loro cultura, la loro storia. E qualcun altro scrive loro altri libri, li fornisce di un’altra cultura, inventa per loro un’altra storia. Dopo di che il popolo comincia lentamente a dimenticare quello che è e quello che è stato. E, intorno, il mondo lo dimentica ancora più in fretta.”

Oggi, in un’intervista al Corriere del Mezzogiorno, Ernesto Galli Della Loggia ha tenuto una lectio magistralis sulla comunicazione di tipo coloniale.

Uno sciorinamento di luoghi comuni, stereotipi e distorsioni tipico di chi deve fare il suo mestiere, quello di kapo, e lo fa alla grande. Perché, da una persona che nella vita fa di mestiere lo “storico e politologo”, non ci si aspetterebbe una disamina del divario nord-sud con banalità del tipo:”le classi dirigenti meridionali si confermano pessime”.

Solo quelle meridionali? Senza voler minimamente difendere l’indifendibile classe politica locale, emanazione di quella “nazionale” con funzioni di “luogotenenza” nei territori colonizzati, le classi dirigenti centro-settentrionali sarebbero migliori? Vogliamo accennare, per caso, ai soldi pubblici drenati da scandali tipo Mafia Capitale, il caso San Raffaele di Milano, il Mose, Expo?  Siamo sicuri che anche Galli Della Loggia concorda sul fatto che la classe dirigente italiana è putrefatta da Nord a Sud, e proprio per questo, non sufficiente a spiegare il divario. In parole povere, come mai, se Nord e Sud sono governate dalla stessa razza di peracottari, esiste una tale, spaventosa distanza?

Inoltre, per affermare che “è vero che questi enti hanno al Sud bilanci ridotti” bisogna fare i comici di professione, non i politologi. O avere una memoria altamente selettiva. Perché potremmo andare avanti per ore ad elencare, come facciamo ogni giorno, i tagli, le iniquità, la distrazione di fondi destinati al Sud sistematicamente dirottati al Nord. Ieri abbiamo parlato di banda ultralarga, l’altro ieri di fondi per la cultura. Giusto per ricordare le ultime ruberie sfornate da questo governo. E poi anche questa litania sul “voto di scambio”. Basta con questo qualunquismo, Quando innalzeremo un tantinello il livello del dibattito? Dobbiamo ricordare tutti gli scandali, le mazzette, le giunte sciolte al Nord per infiltrazione mafiosa? Suvvia.

Anche perché, volendo dirla tutta, i primi a cui bisognerebbe fare le pulci sono proprio gli “intellettuali”, quelli che di mestiere fanno gli storici, i politologi, i sociologi e gli opinionisti e che, ad ogni occasione, non mancano di servirci le loro perle per spiegare i malcostumi “atavici” del vile terrone, pur non disdegnando, nel contempo, di percepire denaro pubblico per fondazioni sanguisughe, commemorazioni di cui non importa niente a nessuno ed ogni genere di attività lucrativa.

Poi si parla del Madre e della metropolitana di Napoli, che porterebbero soldi, e non ci spiega, invece, come mai la Villa comunale non rientrerebbe in quest’ottica “scambista”. La villa comunale versa in condizioni drammatiche, è vero. Ma scaricare tutta la colpa sull’amministrazione attuale (“Non saprei come definire un’amministrazione comunale che permetta questo scempio”) dimenticando il disastro VENTENNALE di chi l’ha preceduta, a parer nostro, è una grave forma di disonestà. Forse perché non si può parlare male degli amici che…capisce a mme?

E siamo anche consci del fatto che l’Italia si stia impoverendo tutta, anche se, in verità, il divario Nord-Sud non è mai stato ampio come ora. Ma la classe dirigente di questa specie di paese, diciamocelo chiaramente, è sempre stata a trazione tosco-padana, con la compiacenza di piccoli e grandi kapo meridionali.

Anche la feroce industrializzazione di cui parla -e che ci vede assolutamente in linea con le sue parole- non è granché attribuibile alla classe dirigente meridionale che, sebbene incapace e delinquente, non è certamente responsabile del modello derivante dal famoso “triangolo industriale”. Gli industriali di questo paese, a larga maggioranza, hanno sempre avuto accenti nordici, ed hanno drenato tantissime risorse, umane ed economiche. E quando sono stati “esportati”, non hanno fatto altro che reiterare il modello colonialista che ben conosciamo. Basti pensare alla FIAT, All’ILVA di Taranto ed allo scempio di Bagnoli.

Poi, a suo dire, “i centri urbani prestigiosi nel Meridione sono meno numerosi”. Napoli ha il centro storico, patrimonio UNESCO, più vasto d’Europa. Città come Palermo, storica capitale, Bari, Lecce, Reggio Calabria, Caserta, Matera sono dei gioielli ineguagliabili. Affermazioni del genere servono proprio a questo: spogliare una parte del paese per vestirne un’altra, legittimando i FURTI attraverso il complesso d’inferiorità (non siete capaci, non avete niente di buono, siete mafiosi etc.)

Parlando di Cassa per il Mezzogiorno, poi, facciamo notare come questa fu quasi interamente fagocitata dalle imprese del Nord, cosa molto ben documentata, peraltro. Una ventina di anni fa, tra i tanti, fu pubblicato un libro a firma di Paglia e Sangiuliano, dal titolo :”Il Paradiso-viaggio nel profondo Nord”, in risposta al controverso “Inferno” di Giorgio Bocca. I due giornalisti, tra le varie inchieste, toccarono anche quelle relative alla “Cassa” e soprattutto ai suoi beneficiari. E, come sempre, i numeri non mentirono neanche allora: al Sud furono investiti fondi pari allo 0,5% del PIL attraverso investimenti straordinari, a fronte di investimenti pubblici a favore del Nord pari al 35% del PIL, in regime ordinario.

Quanto allo “stadio d’assedio” come salvezza per il Sud, ci preme ricordare che siamo sotto assedio dalla bellezza di un secolo e mezzo. Non è affatto vero che lo Stato sia assente. Lo Stato è fin troppo presente: nelle ingerenze dell’amministrazione cittadina, nei commissariamenti e nelle leggi speciali che fanno solo danno, nelle forze dell’ordine che manganellano le mamme che si ribellano alle discariche e gli studenti che protestano contro “la buona scuola”, negli interventi, ordinari e straordinari, nel dirottamento continuo e costante di fondi pubblici.

Ciò che manca veramente al Sud è una presa di coscienza generale, tenacemente ostacolata da una classe di cosiddetti intellettuali che ha seguito il portafogli nei suoi spostamenti da Sud a Nord.

E’ lontano il tempo dei Filangieri, dei Vico, dei Cuoco, dei Giannone. Oggi, se ci va bene, siamo sottoposti quotidianamente ad indagini sociologiche e disamine simil-lombrosiane da parte di chi, a Napoli, non ci ha mai messo piede. Se ci va male, grazie al continuo razzismo alimentato dai media cosiddetti nazionali, ci becchiamo una pallottola mortale in trasferta.

Il Sud non produce più pensiero e questa è la sua damnatio memoriae. Si limita, attraverso i suoi kapo, a digerire giudizi su se stesso partoriti a Milano, a Torino, a Roma, attraverso giornalacci che non fanno altro che instillare nel “terrone”  il complesso d’inferiorità, il senso di colpa, l’autoflagellazione affinché non si alzi mai la testa e si continui a dire “Viva ‘o Rre”, anche se il Re non c’è più, ma ci sono centinaia di padroni. Perché noi “terroni”, padroni non lo siamo neanche più in casa nostra.

JATEVENNE.

Drusiana Vetrano

Drusiana Vetrano

Indipendentista, amante di Napoli e della sua storia. Pur essendo molto legata alla sua terra, che cerca di raccontare al di là di stereotipi, luoghi comuni e  narrazioni tossiche, è appassionata di cultura orientale, con cui è venuta in contatto moltissimi anni fa, grazie allo studio ed alla pratica delle Arti Marziali. Negli ultimi anni si è avvicinata anche allo studio della cultura del vicino Oriente. Un occhio sulle realtà estere le permette di capire ancora meglio le dinamiche di cui si occupa grazie ad Identità Insorgenti, relativamente al Sud Italia ed ai Sud di tutto il  mondo. Fa parte del collettivo di Identità Insorgenti sin dalla sua fondazione.

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