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I racconti del Vaporetto – Lungo il fiume

I racconti del Vaporetto, Rubriche | 8 Dicembre 2014

StrasbourgL’aria gelida come mille lame gli trafora la pelle e gli avvolge il corpo rendendolo immobile, inerme. Le molteplici coperte lo avvolgono stretto, e in ogni momento è impegnato nell’efferata ricerca di quel salvifico raggio di sole, che tarda ad arrivare. Il letto del fiume riflette i vetusti palazzi della cittadina francese, il prato è ricoperto da una lastra di umidità, ed una coppietta si promette amore eterno al cospetto dell’ineffabile panorama. Cercano di leggere, molto probabilmente per quel difficile esame del mese successivo, ma la passione è forte, superiore rispetto alla volontà di esser promossi a pieni voti. Si baciano, si accarezzano e guardano il loro dirimpettaio, seduto sulla sponda opposta del fiume: è un senzatetto, vestito di plaid e di non identificabili indumenti. Un rosso cappello di lana gli fa da copricapo, la barba è lunga sino al collo, e la sua casa null’altro è che una canadese di colore blu fissata sotto il ponte lì accanto. Certo, c’è chi se la passa peggio, penseranno in molti. Le persone, con fare tranquillo, passeggiano in bici lungo la strada, e come se ormai fossero abituate, neanche più uno sguardo lanciano all’uomo. È uno spettatore, passivo, di ciò che accade sulla riva del fiume. Molti giovani, inconsciamente, gli tengono compagnia. Chi per bere una birra, chi per chiacchierare, chi per altro. Ogni giorno qualcuno è lì ad allietare le lunghe giornate del nostro amico. Io lo conobbi solo un anno fa, quando trasferitomi in Alsazia per lavoro, ho continuato a praticare la mia unica grande passione, quella della pesca. Ogni fine settimana sono qui, in cerca di qualche pesce d’acqua dolce. Certo che riuscivo meglio altrove nelle mie imprese. Ma lamentarsi è superfluo. Penso fosse un fresco sabato mattina, quando appoggiai la mia bici accanto al muro, e la mia scarna attrezzatura sull’erba chiara. Neanche mi accorsi di lui, vidi la famosa tenda, ma pensai qualcuno l’avesse lasciata la sera prima. Due ore abbondanti trascorsero e neanche l’ombra di un pesce vedevo, iniziai ad irritarmi, nonostante pescassi per rilassarmi. Volevo silenzio, ma quel gruppo di ragazzine si divertiva ad ascoltare musica rock dai loro cellulari. Ovviamente ad alto volume. Una voce arrivò dalle mie spalle: “Il suo problema è l’amo” mi sentii dire. Girandomi vidi il senzatetto che con fare lento usciva dalla sua casa, lasciandosi cadere dalle spalle una coperta a quadri. “Prego?” gli risposi. Mi si avvicinò, spiegandomi alcuni necessari dettagli per poter pescare in quel posto. Da quel giorno, la mia passione, era arricchita dai consigli di quell’uomo, che continuano tutt’oggi. La sua dialettica è forbita, conosce ogni cosa, riuscendo a dare una nitida spiegazione a ciò che ci circonda. Non ho mai saputo il suo nome, per me è il “saggio”. Ogni weekend diventa per lui una festa di pietanze, cucinate appositamente dalla mia mogliettina. Sono solito portargli piatti tipici della nostra tradizione culinaria, li adora. È riservato e gentile, ha un fare da gentiluomo. Sembra un tipo d’altri tempi, appartenente alle nobili realtà. Il capello rosso di cui sopra è mio, glielo regalai lo scorso novembre, apprezzò molto il mio presente. Ogni volta lo invito a casa mia, e lui sorridendo mi risponde: “Ho già una casa, non la vedi?” indicandomi la tenda. Ormai siamo grandi amici, parliamo delle più disparate tematiche, e lui ha sempre l’ultima parola, se la merita.

Un giorno, feci uno sforzo rompendo quel muro di timidezza che mi caratterizza, e gli chiesi: “Saggio, scusa, spero tu possa perdonare la mia invadenza, ma ho bisogno di capire il perché tu stia qui, cosa facevi nella tua vita precedente?” un silenzio pieno di rumori echeggiò nell’aria, le smorfie del suo viso mi fecero palesemente intendere che non volesse darmi un risposta, lo avrei capito se così avesse voluto. Invece mi stupì, rispondendomi: “Antonio caro, in molti sono passati qui, ed in egual numero mi hanno posto la stessa domanda, solo tu ora avrai una risposta, in fondo sei l’unico a meritarne una. Ti considero un amico” il suo sguardo divenne più tenero, si levò il cappello dalla testa e continuò “Vedi, ogni uomo è nato libero, ed io qui mi sento tale. Lo so che non ti basta ciò, ecco perché ti spiegherò meglio: in un’altra vita, ero una persona importante, un alto funzionario dello stato prima, rettore d’università poi. Ma, un mattino, alzandomi dal letto e vedendomi contornato da superflui suppellettili eleganti e lussuosi, mi resi conto che avevo costruito il mio futuro su delle etichette che non sono scelte dal nostro arbitrio. Pensavo di essere importante, ma in realtà è quello che qualcuno vuole farci credere. Chi ha mai stabilito che una persona è potente ed importante in base alla sua fama o alla sua ricchezza? Uomini, scritti, cliché sociali. Non lo impone mica la natura dell’uomo. Ed ora eccomi qui, senza una dimora, senza cibo decente, tranne nei tanto attesi fine settimana, senza ulteriori rapporti umani. Sono solo, io ed il mio fiume, non ho bisogno di null’altro, te lo assicuro. Comprendo che non potrai mai capirmi, neanche io lo avrei capito fino a 5 anni fa”. Mi aveva dato le sue spiegazioni, non le capisco oggi ma neanche allora, ma accetto le sue decisioni, ed io continuerò ad arricchire la mia essenza grazie ai suoi preziosi consigli. Chissà se un giorno non diventerò anche io un suo vicino.

Un articolo di Il Vaporetto pubblicato il 8 Dicembre 2014 e modificato l'ultima volta il 8 Dicembre 2014

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