domenica 25 agosto 2019
Logo Identità Insorgenti

IDENTITA’ E DANZA

Brigantesse e Carmen unite sul palco. Parole sulle punte a Mercato San Severino

Arte e artigianato, Cultura, DueSicilieOggi, Identità, NapoliCapitale, Storia, Teatro | 12 Marzo 2014

Locandina Karmaen - Storia di Brigantesse

Rendere attuale ed intrigante l’ epopea delle Brigantesse, raccontando il tutto facendo incontrare le parole con la danza: è questo quanto è riuscita a fare Maria Rosaria Carifano, giornalista e drammaturga che abbiamo incontrato alla vigilia del debutto di “Karmaen – Storia di Brigantesse”, che avverrà domani, giovedì 13 marzo, sul palco  del teatro Comunale di Mercato S.Severino.

Rosaria, da cosa nasce l’idea di raccontare storie di ” brigantesse”?

Io faccio parte, insieme ad altri ragazzi irpini, di un’associazione culturale che si chiama “ Iride” e che si occupa (tra le altre cose) di recuperare storie del territorio e di diffonderle in forma spettacolare. Nelle nostre ricerche, abbiamo scoperto tre storie di tre brigantesse irpine e siccome, complice il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, c’era una grande voglia di recuperare anche l’altra faccia della storia di quegli anni, abbiamo pensato che fosse una buona idea approfondire. Così abbiamo messo in scena le vite di Giuseppina Vitale, Marianna della Bella e Filomena Pennacchio, in uno spettacolo che si chiama “Brigantesse se more” che, con la regia e l’interpretazione di Grazia D’Arienzo e il coinvolgimento di altri attori, ha girato abbastanza e ha avuto un buon successo, vincendo anche una borsa di studio per l’Home Festival della Scuola Holden che si è tenuto in Alta Irpinia un paio d’anni fa. C’è voglia di sapere, conoscere, si riavvicinarsi sia a quell’epoca che alle proprie radici. Per tanti, l’Irpinia è un luogo da abbandonare, “senza storia” per colpa del sisma dell’80 che ha distrutto tutto. Per noi non è così.

Veder danzare donne che dovrebbero ” imbracciare un fucile” è un’immagine piuttosto suggestiva. Dolcezza e forza, tipici tratti dell’animo femminile, e il linguaggio universale della danza come strumento narrativo: da cosa deriva questo connubio?

Io ho due “primi amori”, la scrittura e la danza, che ho studiato tantissimi anni e che tuttora insegno. Quindi pur lavorando prevalentemente come giornalista e autrice, mi sarebbe tanto piaciuto vedere danzare queste brigantesse delle quali avevo scritto. Una sera mi sono fatta coraggio e ho chiesto al Maestro Fabrizio Esposito, con il quale ho studiato e con cui collaboro come addetta stampa per alcune sue iniziative, cosa ne pensasse. Non avrei mai creduto che un professionista come lui, abituato a lavorare con l’Olimpo dei lavoratori dello spettacolo, mi avrebbe presa seriamente in considerazione. Invece, mi ha risposto che gli era appunto stata commissionata dal Teatro di Mercato San Severino (per la compagnia di balletto di cui è direttore artistico, la @Motion) la creazione di una nuova Carmen, e cercava un’idea per darne una chiave di lettura originale. Ha subito pensato che la figura della Carmen, donna libera e indipendente, che sfida i suoi tempi, si sposasse benissimo con le storie che gli avevo raccontato, e così ci siamo messi a lavoro: è venuto fuori uno spettacolo, Karmen – Storia di Brigantesse appunto, dove le storie delle brigantesse e dei loro compagni sono danzate, mentre a raccontare il tutto sarà un attore che interpreterà il brigante Giuseppe Schiavone. Carmen e il suo amante (il torero) vigileranno e interagiranno con gli altri, come icone immortali della libertà. Il Maestro ha curato la costruzione dello spettacolo nella sua interezza, la regia e, naturalmente, le coreografie, mentre io mi sono occupata dei testi recitati e di fornire ai ballerini professionisti che interpreteranno i ruoli qualche indicazione sui loro personaggi. È stata una fantastica occasione di crescita professionale per me, perché capita raramente ad un esordiente di ottenere tanta fiducia da qualcuno abituato ad essere circondato dal meglio sulla piazza. Oltre a me e al Maestro Fabrizio Esposito, c’è Giuseppe Pavarese nel ruolo di Giuseppe Schiavone (narratore), mentre i danzatori sono: Salia Chiusano (Marianna della Bella); Roberta Cirillo (Filomena Pennacchio); Luisa Clemente (Rosa Giuliani);Mariangela Milano (Carmen); Alessandra Vottariello (Giuseppina Vitale); Fioravante Botta (Antonio Manfra); Cristian Cauteruccio (Torero); Simone Liguori (Agostino Sacchitiello) e Luigi Pagano (Giuseppe Schiavone).

Chi è Carmen e cosa l’accomuna con le brigantesse del passato e  con le donne del presente?

Carmen, raccontata nella letteratura da Merimèe e dalla musica da Bizet, è una zingara sigaraia che, pur di non farsi intrappolare in un amore possessivo, preferisce uccidersi, lanciandosi sul coltello che il suo innamorato, Don Josè, aveva tirato fuori durante un litigio, pazzo di gelosia perché Carmen l’aveva tradito con il torero Escamillo. Carmen, quindi, è una donna che, piuttosto che rinunciare alla sua libertà, preferisce morire. Il collegamento con le brigantesse è stato quasi immediato, per quanto la prima sia solo un’invenzione letteraria e le seconde, invece, realmente esistite. Parliamo, in entrambi i casi, di donne che si sono ribellate al ruolo che i tempi aveva loro concesso: sottomessi “angeli del focolare”. Carmen è morta per amore della sua indipendenza dai legami, le brigantesse perché volevano essere protagoniste di una causa in cui credevano. Perché è questo che vorremmo far capire: la storia la scrivono i vincitori, e se è stata ingiusta con i briganti, per tanti, troppi anni dipinti come semplici banditi e fuorilegge, ancora più ingiusta è stata con le loro donne, considerate semplici “donnacce” senza Dio né onore che non avevano realmente scelto quella vita. Non siamo d’accordo: studiando, si scopre ben altro. Ognuna per il proprio motivo, quella di combattere al fianco dei briganti è stata una scelta. Ognuno può decidere di valutarla secondo il proprio personale metro di giudizio, ma nessuno osi mettere più in dubbio la dignità e la consapevolezza di questi destini di cui raccontiamo. Purtroppo, non c’è stato un lieto fine né per Carmen né per le brigantesse, ma parliamo anche di anni in cui non poteva andare diversamente. Sono accomunate però, a tutte quelle donne di oggi che invece di essere guidate e limitarsi, sempre, a farsi  scegliere, guidano la loro vita e scelgono.

Cosa ci può insegnare Carmen, cosa le donne moderne dovrebbero imparare dall’epopea delle brigantesse, al di là di tutte le bugie raccontate su quelle che sono invece, a tutti gli effetti, le prime rivoluzionarie della nostra terra?

Le donne moderne dovrebbero imparare da queste storie quella che per me è una filosofia di vita: non sempre la decisione giusta è quella che ci fa sentire bene nell’immediato, ma bisogna avere il coraggio di prenderla comunque. Continuare a tenere in vita un amore che non ci piace e che ci limita, perché l’idea di spezzare quel legame ci fa “sentire tristi” o per paura della solitudine, non fa altro che renderci schiave. Mi sembra un prezzo troppo alto da pagare. Stessa cosa dicasi per tutti i contesti in cui subiamo un sopruso. Ma questo vale proprio per le persone in generale e non solo per le donne. Stare in silenzio a subire, per timore o perché in qualche modo possiamo trarne un minimo vantaggio personale a dispetto di altri, è squallido. Per me non scegliere di poter eliminare le ingiustizie significa non-vivere. Non dico di arrivare a morire per una causa, questo è romanticismo d’altri tempi, ma combattere sì. Oggi non si combatte più per niente, più per indolenza e perché costa fatica e sacrifici, che per reale paura di qualche ritorsione. Soprattutto, c’è tanta apatia tra i giovani. Eppure i briganti e le brigantesse non arrivavano all’età di 30 anni. Lo dimostra la storia di Giuseppe Schiavone, omonimo di uno dei più potenti boss della camorra. Lui, a differenza della criminalità organizzata, ha combattuto per difendere la sua terra e non per condurla a morte facendola discarica di rifiuti tossici, ed è stato giustiziato quando aveva solo 26 anni. Questo giusto per rispondere a chi accomuna i briganti di un tempo con la mafia di oggi: non avete capito niente.

Floriana Tortora

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 12 Marzo 2014 e modificato l'ultima volta il 26 Settembre 2014

Articoli correlati

7arti | 12 Giugno 2019

L’INTERVISTA

Mario Talarico, storico ombrellaio: “Sogno una scuola di artigiani per non perdere le antiche tradizioni”

Arte e artigianato | 28 Maggio 2019

IL MURALE

Ai Colli Aminei c’è il Maestro Avitabile. Mane mane firmato da Naf-Mk

Arte e artigianato | 19 Marzo 2019

BENI COMUNI

A Napoli “L’Asilo”, modello e riferimento sul tema usi civici

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi