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Teresa Cristina di Borbone: un ponte tra Rio de Janeiro e Napoli

Beni Culturali | 24 Giugno 2019

Il 3 settembre 2018 bruciava irrimediabilmente il Museu Nacional di Rio de Janeiro. Un museo con all’incirca 20 milioni di pezzi tra cui la raccolta di Teresa Cristina, la consorte dell’imperatore del Brasile Dom Pedro II d’Alcantara Braganza.

Teresa Cristina: l’Imperatrice archeologa

Sorella di Ferdinando II di Borbone, appassionata degli scavi di Pompei, Ercolano e di tutta l’area vesuviana, divenuta imperatrice del Brasile porta con sé nel 1843 alcuni oggetti ritrovati nelle rovine come un candelabro, una lucerna, una forma di pasticceria, due casseruole e dei vasi. Nel 1855 chiede e ottiene da Ferdinando altri 260 oggetti, “bronzi minuti”, “vetri antichi”, “terrecotte”, “vasi greci dipinti” e 10 “pitture pompeiane”. E poi affreschi da Pompei e Stabia, fibule, gioielli, specchi, vasellame vitreo e bronzeo, falli apotropaici in forma di amuleti, lampade.

Soprannominata “Madre dei Brasiliani” e “l’Imperatrice archeologa”, a partire dal 1846 propose al fratello un interscambio di elevato valore culturale, come mostrano le epistole fra i due  pubblicate in “Una Napoletana Imperatrice ai Tropici” di A.A. Avella (Roma, ed. Exòrma). Differenti manufatti e utensili degli indios brasiliani andarono a incrementare così la già ricche collezioni del Real Museo Borbonico (attuale Museo Nazionale di Napoli) e del Museo Pigorini di Roma.

L’artigianato indigeno mostrò all’Europa alcuni aspetti di una civiltà lontana che poteva stimolare la creatività del vecchio continente. Ma in Brasile gli oggetti provenienti dall’Italia piantarono le sementi della tradizione classica. Teresa Cristina portò una serie di reperti archeologici tra i quali 13 preziose anfore di bronzo che divennero il nucleo della collezione a lei intitolata nel Museu Nacional Quinta da Boa Vista a Rio de Janeiro.

La “Collezione Teresa Cristina” costituiva, insieme ai reperti del Museu Nacional e agli oggetti esposti al Museu Imperial di Petrópolis, uno dei maggiori giacimenti culturali italiani fuori dai confini nazionali. Eppure la sua passione e competenza archeologica sono una acquisizione recente anche nella sua terra di adozione. Infatti i suoi meriti artistici e precursori dell’arte del mosaico, furono al centro di una mostra organizzata dall’archeologa Maria Beltrão al Museu Nacional UFRJ (Università Federale di Rio de Janeiro) solo nel 1996. Le sue doti di archeologa furono rivelate al grande pubblico nel 2005 con la mostra “Afrescos de Pompéia: beleza revelada” tenutasi nel Museo Nazionale di Belle Arti. «Grazie all’Imperatrice il Brasile può contare oggi su una collezione archeologica classica di circa 700 pezzi, la più grande dell’America Latina», così scriveva Eugénia Cristina de Godoy Zerbini, A imperatriz invisível, in Revista de História da Biblioteca Nacional, Rio de Janeiro, n.17, febbraio 2007.

Simposio internazionale a sostegno del Museu Nacional

Lo scorso 19 giugno, nella metropoli brasiliana, si è svolto il simposio internazionale “Il Museo come laboratorio. Memoria, Sostenibilità, Innovazione”, realizzato con l’ausilio dell’Ambasciata d’Italia in Brasile e del Consolato Generale d’Italia a Rio de Janeiro, ed in sinergia con il Ministero per i beni e le attività culturali italiano. All’evento hanno partecipato, tra gli altri, il Direttore del MANN, Paolo Giulierini, ed il Direttore del Parco Archeologico di Ercolano, Francesco Sirano.

Una mostra nel 2020 come atto concreto di solidarietà

Partiamo con una mostra a Rio de Janeiro nel 2020, ma saranno tante le iniziative per sostenere la rinascita del Museo Nazionale di Quinta da Boa Vista dopo l’incendio che lo scorso settembre ha danneggiato le sue collezioni. Il bilancio della partecipazione del MANN al Simposio Internazionale -Il museo come laboratorio. Memoria, sostenibilità, innovazione- appena concluso in Brasile, è molto positivo. Vogliamo tradurre subito la nostra solidarietà in azioni concrete e siamo già al lavoro per un’esposizione al Consolato di Rio dedicata alla Regina Teresa Cristina di Borbone, moglie di Pedro II Imperatore del Brasile, nata a Napoli. Fu lei a portare oltre Oceano le opere provenienti da Pompei e Ercolano, destinate poi al Museo Nazionale”, ha dichiarato il Direttore del MANN, Paolo Giulierini.

L’Italia ha offerto il proprio supporto con le sue eccellenze nella gestione del patrimonio e nel restauro in modo da contribuire al meglio alla rinascita del Museo Nazionale. Allo stesso tempo, la sfida conduce alla necessità di portare avanti soluzioni innovative, dal punto di vista della gestione e da quello della sicurezza dei musei, ma anche dal punto di vista della comunicazione con l’uso di dispositivi multimediali e di realtà aumentata per fornire nuovi modi di recupero della memoria e nuove opportunità per il godimento del patrimonio.

I “casi” critici di Pompei ed Ercolano presentati da Francesco Sirano

Al Simposio, dove il Ministero è stato rappresentato dal Sottosegretario Senatrice Lucia Borgonzoni, sono stati presentati dal Direttore Francesco Sirano i casi studio di Pompei e di Ercolano.

L’intervento del Direttore Sirano “Museo e parco archeologico come laboratorio: tra memoria, sostenibilità e innovazione”, ha illustrato l’esperienza nata per reagire a situazioni molto critiche e sconfortanti che si erano create, in differenti momenti storici, a Pompei e ad Ercolano. Due esempi che sono stati utili per illustrare la visione strategica dei due Parchi, ricadenti in un unico Sito Unesco formato da Pompei, Ercolano e Torre Annunziata.

Dalle parole di Francesco Sirano innanzitutto la consapevolezza, sia pure secondo percorsi in parte diversi per la differente storia di ciascun sito, che Pompei ed Ercolano abbiano proprio in questi ultimi anni cambiato completamente l’approccio programmatico e operativo abbandonando l’emergenza per entrare nell’era dell’ordinaria manutenzione e della programmazione degli interventi, rivolgendosi ad ogni campo del sapere scientifico e – dichiara il Direttore del Parco Archeologico di Ercolano  – “L’esperienza di Rio ha confermato in me la convinzione che il patrimonio culturale è davvero un possesso condiviso dall’intera umanità. In questo caso la collezione di Teresa Cristina di Borbone, che formava solo una parte della grande esposizione del Museo di Rio, ci parla di un legame tra Brasile e Italia, e in particolare con Napoli dove l’imperatrice era nata, un legame che potrebbe essere rinnovato e arricchito proprio partendo da questa tragica circostanza. Abbiamo inoltre visto ed apprezzato il lavoro che i colleghi del Museo Nazionale di Rio stanno conducendo e ci siamo confrontati con il vivace e interessante panorama dei Musei della città Carioca, traendo spunti di arricchimento culturale e di riflessione per le attività future”.

Susy Martire

Un articolo di Susy Martire pubblicato il 24 Giugno 2019 e modificato l'ultima volta il 25 Giugno 2019

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