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IENE RECIDIVE

Golia e la squallida banalizzazione di Napoli (stavolta anche grazie ai napolesi)

Media e new media | 29 Aprile 2020

Ieri sera è andato in onda un nuovo servizio delle Iene sulla questione rete solidale. E poco importa se l’informazione fatta con serietà non prevede rettifiche spacciate per chiarimenti.. Soprattutto perché gli operatori dell’informazione dovrebbero conoscere bene il potere delle parole e il valore mediatico che ne deriva.

Si poteva fare, la scorsa settimana, un unico servizio, o al massimo un approfondimento, invece di montare scene del Chapo che niente ha a che vedere con la rete solidale napoletana. Quindi, di che parliamo?

Questa ennesima perculata mascherata da chiarimento si serve di Rossella Paliotto con l’intervista alla presidentessa della fondazione Banco di Napoli con dati e storia. Bene. Peccato che noi sappiamo cosa è successo prima e dopo (oltre al fatto che non crediamo alla bontà delle iniziative della Fondazione, che sappiamo essere in difficoltà visto che ha dismesso attività come Meridonare).

Il confronto con Gigi Lista, come prevedevamo, non è stato riportato nei termini in cui realmente è avvenuto. Ed infatti resta il mutismo di Golia alle tante lecite domane di Lista. Nel servizio andato in onda ieri  – ripetiamo ne eravamo certi e per fortuna Gigi ha ripreso tutto integralmente –  ovviamente di quanto chiede Lista, Mediaset non ha mandato in onda nulla. Salvo trovare un tizio che insultava Gigi, a Ischia.

Sono state mandati in onda però i migliori stereotipi – di nuovo – di qualsiasi servizio con persone intervistate a Napoli “noi siamo sempre discriminati” “al nord ci schifano, noi gli auguriamo ogni bene” “Napoli non è solo camorra perché non parlate d’altro” o peggio – perché gli ascari napolesi non mancano mai e ovviamente in questo caso diventano protagonisti – “si Giulio scusa abbiamo frainteso” giusto per sottolineare che le scuse sono arrivate per sfinimento, mica perché Giulio ci ha creduto davvero.

Frasi tipiche perché Napoli può essere raccontata solo in modo folcloristico, a caricatura. Insomma un’ennesima squallida banalizzazione.

Però qualcuno verrà subito a ricordarmi che a inizio servizio Golia ha ammesso l’errore della descrizione del servizio sul sito delle Iene, chiarendo bene però che l’errore non è suo. Abbiamo frainteso noi. Le immagini del Messico? Fraintendimento! Come sono stati fraintesi tutti quelli non montati nel secondo servizio… presi in giro due volte.

Ma le iene questo sono: rispettano il target dello spettatore medio televisivo, profondamente ignorante e presuntuoso, affamato soltanto di un prodotto semplicistico e sempliciotto che generi rabbia pronta all’uso, senza fondamento, che si sedimenta sulla merda del pregiudizio e dello stereotipo.

Sempre.

Però alla fine siamo sempre noi i piagnoni che si arrabbiano per cose insulse vero?

Come se incazzarsi per cose “necessarie” (che poi chi decide cosa è necessario e cosa no) potesse cambiarle veramente quelle cose, sulle quali nessuno ha realmente potere.

Come se combattere i discorsi mediatici devianti e fuorvianti fosse cosa da poco – dimentichiamo sempre che in questo mondo e in questa epoca le nostre esigenze e i nostri bisogni sono dettati dalla tv, soprattutto le idee quelle più profonde.

D’altronde se certe cose ce le sentiamo bruciare dentro è perché l’identità non è un fatto di chiacchiere, libri antichi, musica e poesie, ma passa nelle pratiche di vita vera, quotidiana, creando legami concreti tra passato e futuro lasciandoci un presente carico di orgoglio e responsabilità per la nostra essenza.

E no, non è retorica la mia.

Elena Crispino

 

Un articolo di Elena Crispino pubblicato il 29 Aprile 2020 e modificato l'ultima volta il 29 Aprile 2020

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