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IGNORANZA CRASSA

“Fascio”: imbrattato il murale di d’Annunzio a Pescara

Abruzzo | 13 Gennaio 2020

PESCARA – D’Annunzio fascio. Questa la scritta vergata, con lo spray nero nella notte tra sabato e domenica, sul murales realizzato nel 2014, in occasione del 151° anniversario della sua nascita, da Andrea Ranieri in arte Emeid, artista nato in Germania nel 1985 ma trasferitosi in Italia nel 1996 e dedicato al Vate. L’opera di street art si trova all’ingresso del ponte e del viale che portano il nome del vate e a due passi dalla casa natale, nel centro storico della città.

L’ignoranza di chi ha compiuto il gesto

Ma si può definire d’Annunzio “fascio”? Scrive ad esempio Raffaella Canovi autrice di “D’Annunzio e il fascismo. Eutanasia di un’icona”: “d’Annunzio era un uomo al di là della destra e della sinistra, era un egocentrico individualista, un libertario; impossibile pertanto definirlo fascista nel vero significato del termine, riferito ai sostenitori del regime di Benito Mussolini. Basti pensare a Fiume: una sorta di anticipazione del Sessantotto, dove convivevano – non senza difficoltà ovviamente – destra e sinistra, monarchici e anarchici, dove i costumi erano eccezionalmente liberi per il tempo e – in alcuni casi – anche rispetto all’epoca contemporanea, dove l’omosessualità non era condannata. Un clima unico e irripetibile, dal quale nacque, tra le varie iniziative, la Carta del Carnaro, costituzione fondata sull’uguaglianza”. Ed ancora, scrive Alessio Trabucco su “L’intellettuale dissidente”: “Dire che d’Annunzio fosse un antifascista sarebbe un’esagerazione fuori luogo, dire però che fosse un fascista fatto e finito è altrettanto un errore, perché ben poco condivideva di quella dottrina e certo non fu amico di Mussolini. Il personaggio e le sue scelte sono figli di quel tempo, disastroso e complesso, e della lacerante crisi che l’Italia viveva”.

L’ostilità di d’Annunzio a Mussolini

Dunque, d’Annunzio non fu mai fascista, lo scrive persino Paolo Mieli su Il Corriere della Sera in una recensione dell’ultimo libro di Giordano Bruno Guerri “Disobbedisco. Cinquecento giorni di rivoluzione. Fiume 1919-1920”. Molti dei suoi legionari erano avversi e ostili a Mussolini, da lui ritenuto “un uomo di gran lunga inferiore, umanamente e intellettualmente” e alle sue idee; addirittura Antonio Gramsci provò a coinvolgere contro le camicie nere, che d’Annunzio definiva sprezzantemente “camicie sordide”, e la famosa marcia dell’ottobre del ’22.

Ma non è questo il punto. Non dobbiamo certo dimostrare quello che d’Annunzio fosse o meno. Rimane la stupidità di un gesto nei confronti di un’opera commissionata dall’Archeoclub e che, affidandosi ad un giovane writer, ha dimostrato molta più apertura mentale dell’anonimo imbrattatore.

Pescara celebra d’Annunzio ad 81 anni dalla morte

La città ha celebrato a settembre il centenario dell’impresa fiumana con il “d’Annunzio week – La festa della rivoluzione” dove giornalisti, musicisti, critici, filosofi hanno analizzato il gesto, tipicamente dannunziano nell’estetica, di Fiume: senza nostalgismi o revanscismi. E Gabriele ha dovuto attendere ben 81 anni dalla sua scomparsa affinché la sua Pescara, luogo natale al quale era legatissimo, gli tributasse quel riconoscimento che in altri luoghi d’Italia non sognano nemmeno lontanamente di mettere in discussione. Basti pensare al Vittoriale d’Italia, luogo del suo ritiro dorato, a Gardone Riviera, dove nel solo 2019 ci sono stati 280mila visitatori. In poche parole parliamo di una delle case museo con più accessi al mondo.

Gabriele oggi sarebbe un influencer

D’Annunzio fascio, allora? Per niente. Oggi sarebbe un influencer, una persona che, ai suoi tempi, voleva una vita splendida come quelli che pubblicano su instagram la foto dell’aperitivo con la bottiglia di champagne vuota, magari sottratta ad un altro tavolo. E’ stato un gran genio pubblicitario, per soldi, chiaro. Un grande scrittore, poeta, uno che ha incarnato lo spirito del tempo. E’ stato tutto e il contrario di tutto ma non ascrivibile a una categoria, tantomeno alla categoria “fascio”.

Basterebbe leggerlo, per evitare che “la mamma dei cretini sia sempre incinta”. Come diceva Ennio Flaiano, un altro grande pescarese.

Luciano Troiano

Un articolo di Luciano Troiano pubblicato il 13 Gennaio 2020 e modificato l'ultima volta il 13 Gennaio 2020

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