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IGNORATI

Gemito Napoli, il nostro video e le mancate risposte di Bellenger

Arte | 14 Settembre 2020

 

Un anno fa al Pan presentavamo “Q1191 Gemito Napoli” girato nei nostri musei e con le parole che grandi scrittori e artisti hanno dedicato a lui, musiche originali, meravigliose, di Ibrahim Drabo e un cameo di Viviana Cangiano e Serena Pisa che aprono con Fenesta Vascia (la canzone che Vicienzo dedicó a Nannina, la moglie).

I ragazzi che vedete nella foto, sotto la splendida locandina che Nicola Masuottolo ha ideato e composto per il nostro omaggio  sono quelli che hanno interpretato zingari e scugnizzi, ripresi nei luoghi dove Gemito visse o, secondo i suoi biografi, dove cercava ispirazione (nel video in alto l’anteprima).

Ad esempio Adam Jendoubi, protagonista scugnizzo dei primi video di Liberato, lo abbiamo ripreso al pallonetto di Santa Lucia dove Gemito, racconta Salvatore di Giacomo, cercò e trovó il ragazzo che gli fece da modello per l’Acquaiolo.

Tra gli artisti abbiamo scelto Paolo La Motta, il più gemitiano di tutti gli artisti, secondo noi, e lo abbiamo ripreso al Moiariello, dove Gemito ebbe uno studio e conobbe l’altro suo amore, Mathilde Duffaud.

Quella bella bimba con le treccine invece è Alessandra Guerritore, pro-pro nipote di Gemito: lei e il suo papà, Andrea, li abbiamo portati alla Ruota dell’Annunziata, dove Gemito fu abbandonato a un giorno di vita: q1191 è il numero con cui fu registrato lí e che ancora è visibile in quei grandi libroni conservati in quel luogo di amore e dolore di cui lui fu simbolo.

Il nonno di Alessandra, 80enne, Francesco Guerritore, invece, lo abbiamo ripreso nella fonderia Gemito a Posillipo, alle prese con gli stampi originali di Gemito che i suoi eredi ancora conservano.

Oltre a zingare, pescatorelli e piccole modelle e modelli che sono pezzi personali di cuore… addirittura l’archivio Parisio ci ha omaggiato della foto originale del funerale di Gemito che scendeva da Parco Grifeo e che ispirò Gabriele D’Annunzio in un suo scritto sullo scultore che chiamava “amore mio” (come pure da documenti di Parisio che non abbiamo però incluso nel film..).

Per carità non credo di aver composto, con Federico Hermann che ha montato e girato e seguito ogni cosa insieme a me, un capolavoro del cinema.

Però per il numero di musei napoletani – oltre Capodimonte abbiamo effettuato riprese a San Martino, Palazzo Zevallos, Accademia di Belle Arti – artisti coinvolti, location dove Gemito ha vissuto, opere riprese, libri d’epoca cercati in librerie antiquarie con citazioni su Gemito (che raccontiamo con le parole di D’Annunzio, Di Giacomo, Siviero, Savinio e tanti altri…e con la voce di un attore doppiatore professionista Ivan Improta che è la voce narrante) forse meritavamo un piccolo momento durante i mesi della mostra a Capodimonte.

Invece nei mesi scorsi avevamo mandato il film in visione per il direttore e ce lo siamo ritrovato “abusivamente” riprodotto, tutto, sulla pagina fb del Museo, che lo aveva pubblicato integrale (avevamo inviato anche lo spot, che poteva essere pubblicato, ma niente) ignorando che esistono diritti d’autore per le musiche originali. Lo abbiamo fatto cancellare subito.

A luglio, quando ancora non si erano decisi gli eventi collaterali alla mostra, poi, abbiamo chiesto a Jean-Loup Champion se lo avrebbero incluso. Lui ci ha rinviato a Maria Tamajo Contarini la quale ci ha chiesto di inviare una scheda del film (nonostante lo avessero pubblicato sulle loro pagine “per sbaglio”).

Ebbene nessuno si è degnato più di darci nemmeno una risposta: anche un educato no sarebbe andato bene.

Ieri in una conversazione pubblica su fb dove Sylvain Bellenger rivendicava con l’ex assessore Nino Daniele di aver restituito Gemito a Parigi, gli chiedo ancora come mai nessuno si è degnato di risponderci nemmeno e per l’ennesima volta dall’altra parte il silenzio.

Lo raccontiamo qui, pubblicamente, perché il film sta là e perché magari riusciamo a organizzare una bella ripresa altrove.

Lo raccontiamo anche per ricordare al direttore di Capodimonte – ci dispiace, non dirigiamo Repubblica o il Mattino, ma abbiamo una piccola e significativa storia professionale anche noi – per ricordare a Bellenger che Capodimonte non è il suo spazio privato ma un museo che appartiene a tutti i cittadini.

Anche ai pazzi come noi di Identità Insorgenti che hanno autoprodotto questo lavoro da soli, per ricordare Vincenzo Gemito a 90 anni dalla scomparsa,  e che non hanno chiesto NULLA se non il poterlo condividere con la propria città.

Peccato che qualcuno si senta e si comporti da padrone di qualcosa che, invece, appartiene – e molto molto di più – a ciascuno di noi…

Lucilla Parlato

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 14 Settembre 2020 e modificato l'ultima volta il 14 Settembre 2020

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