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IL BALLETTO DELLE ORDINANZE

La Campania resta arancione. I Ristoranti non aprono

Economia | 19 Dicembre 2020

L’ultimo dpcm del governo che vedeva tutto il Paese in zona gialla prima del lockdown “natalizio” aveva dato l’illusione ai ristoratori campani di poter respirare almeno per quattro giorni. Di poter tornare ad accogliere i propri clienti con il servizio ai tavoli fino alle 18:00 da domenica 20 a mercoledì 23.

Ed invece, dopo quasi un giorno intero dalla conferenza di Conte, quando ormai le attività avevano dato il via all’organizzazione – spesa, ripristino sale, personale, comunicazione – eccola che arriva la delibera di De Luca che lascia la Campania zona arancione fino al 24 dicembre. Nulla cambia. Ristoranti, bar, pasticcerie, pizzerie, restano chiusi, con la sola eccezione dell’asporto e consegna a domicilio (nella delibera viene tra l’altro stabilito il divieto per i bar e gli altri esercizi di ristorazione, dalle ore 11,00 del mattino, di vendita con asporto di bevande alcoliche e non alcoliche. E per tutto l’arco della giornata, il divieto di consumo di cibi e bibite, anche non alcoliche, nelle aree pubbliche ed aperte al pubblico, ivi comprese le ville e i parchi comunali)

Un balletto delle ordinanze, un gioco delle parti che getta nello sconforto aziende, famiglie, progetti, speranze che appartengono ad uno dei settori fino ad ora centrali per l’economia del nostro paese, quello della ristorazione.

Un settore che ora, in Campania, vive la sua crisi più grande, che non è solo una crisi economica, è una perdita di fiducia totale, nelle istituzioni, nel futuro. Si perdono così la forza e le motivazioni per andare avanti.

Stamattina nel settore del food c’era fermento, al via da subito l’organizzazione per rimettere in moto la macchina, non senza fatica, non senza costi. Ma anche se per soli quattro giorni, per molti rimettersi in gioco ne valeva la pena, voleva dire dare un pò di ossigeno ai dipendenti, al proprio lavoro. Invece no. Ancora uno stop. Come un rigore al novantesimo che cambia tutta la partita.

“Eravamo pronti per riaprire – dice Alessandro Condurro de L’Antica Pizzeria Da Michele – ma nulla di fatto. De Luca ci ha chiuso. Sono veramente sconfortato. Nessuna tutela, nessun rispetto. Solo una tristezza infinita”

“Così proprio no – ci dice Enrico Lombardi della storica pizzeria Lombardi a Via Foria –  da ieri stiamo riflettendo e abbiamo deciso di prenderci il rischio di riaprire, seppure per quattro giorni. Stamattina abbiamo volato. Richiamato personale, fatto la spesa per il pranzo di domenica, investito, abbiamo organizzato pulizie e sale ormai chiuse da fine ottobre. Invece, dopo aver fatto tutto questo, un nuovo stop. Non si gioca così con il destino delle aziende. Ci sono dietro famiglie intere appese ad un filo. Siamo davvero sconfortati.”

Sconfortati e avviliti anche altri ristoratori che avevano deciso di aprire come Vittorio Fortunato della Locanda del Gesù vecchio al centro storico di Napoli:

” Tanti dubbi, poi abbiamo deciso di aprire. L’abbiamo comunicato, da stamattina stavamo lavorando per riorganizzare il ristorante. Non è cosa da poco riavviare la macchina. Sono andato a fare la spesa, abbiamo investito, abbiamo rifatto la dispensa per quattro giorni, ora chi mi ridà indietro i soldi? Probabilmente noi restiamo aperti. Per provocazione, per ribellione. Non si può continuare così”

Nei gruppi whatsapp dei ristoratori aleggia l’idea di aprire lo stesso, una forma di ribellione da parte di un settore che ha sempre rispettato le regole, seppur calate dall’alto che il più delle volte non hanno mai  tenuto conto delle esigenze nè delle modalità di lavoro del settore stesso. Ribellarsi? Perdere la speranza? Cosa fare?

Intanto secondo De Luca si resta arancioni. Intanto la giornata di oggi, con il suo lavoro, i suoi investimenti, la sua fatica è da buttare. Completamente. Domani? Domani si vedrà. In attesa dell’ennesima ordinanza. E resistere diventa sempre più difficile.

 

Valentina Castellano 

 

 

 

Un articolo di Valentina Castellano pubblicato il 19 Dicembre 2020 e modificato l'ultima volta il 20 Dicembre 2020

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