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IL BILANCIO

Danni al Castel dell’Ovo dopo la mareggiata: ridotto a rudere il Ramaglietto costiero

Beni Culturali | 1 Gennaio 2021

Oltre a provocare danni ingenti ai ristoratori e alle balaustre del lungomare di via Partenope, la terribile mareggiata dello scorso 28 dicembre ha danneggiato anche una importante porzione del Castel dell’Ovo. La forza dirompente delle onde ha difatti divelto i basoli di pietra lavica e i muri di cinta del cosiddetto “Ramaglietto”, un belvedere terrazzato utilizzato dal comune di Napoli per gli eventi programmati al castello (tra i quali – ironia della sorte – i fuochi d’artificio di fine anno). I basoli vesuviani della terrazza hanno sfondato un cancello di protezione arrivando a raggiungere anche il camminamento protetto del castello mentre altre pietre laviche sono state inghiottite dal mare in tempesta e trascinate sul fondo del mare.

I danni calcolati – secondo Luigi La Rocca, sovrintendente per l’Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Napoli – ammonterebbero ad alcune centinaia di migliaia di euro.

Il Ramaglietto

Ridotta allo stato di rudere dalla forza degli agenti atmosferici nel corso del Novecento, restaurata dal genio civile negli anni Ottanta e parzialmente protetta da una barriera frangiflutti, il Ramaglietto rappresenta una testimonianza storico – architettonica di fondamentale importanza della difesa costiera in età moderna, oltre a costituire uno stupendo punto di osservazione panoramico del Golfo.

Fu realizzata negli anni ’90 del ‘600 per ordine del vicerè Francesco Benavides, che incaricò del progetto l’ingegnere fiammingo Ferdinando Grunemberg. L’opera occupò in parte il sito che aveva ospitato i mulini per fronteggiare le nuove unità navali dalle quali era possibile bombardare la costa. L’ingegnere fiammingo previde la realizzazione anche di altre due postazioni fisse a Posillipo ad occidente e al Ponte della Maddalena ad oriente, dove nei decenni precedenti venivano collocate in modo temporaneo le artiglierie per respingere gli attacchi navali, per realizzare tiri incrociati con gli altri presidi costieri (Torre di San Vincenzo, punta del Molo e Torrione del Carmine).

Tale idea fu ripresa negli ultimi anni del viceregno con la costruzione del forte del Vigliena. Il progetto del Grunemberg prevedeva la costruzione di una batteria prolungata con una piazza semicircolare in posizione mediana nel punto in cui la batteria avrebbe dovuto deviare leggermente verso est –forse per adattare meglio la costruzione al fondale – e con all’estremità un corpo circolare a due piani (poi non realizzato). La batteria avrebbe potuto ospitare in totale circa 60 colubrine che potevano sparare fino a 800 metri in grado di coprire gran parte dello specchio d’acqua antistante il porto della città. Il fortino del Ramaglietto fu però realizzato, ma con forme più semplificate innanzitutto per limitare la dimensione delle fondazioni in acqua e quindi ridurre i costi. Tra la seconda metà del XVIII ed i primi decenni del XIX secolo la batteria subì varie trasformazioni e potenziamenti, tra cui il complesso su due livelli casamattato alla punta; fu dotata di fornaci per palle infuocate e di sottoaffusti da circolare tipo Gribeauval, in grado di consentire un ampio e rapido brandeggio orizzontale delle artiglierie che potevano così tenere inquadrato costantemente il bersaglio sul mare.

La difesa costiera si avvaleva inoltre della tecnica di tiro a “rimbalzo” o “piattellante” che assicurava l’impatto dei proiettili nello scafo in legno dei vascelli da guerra. Con l’adozione del tiro a palle roventi l’efficacia del tiro delle batterie costiere fu ulteriormente esaltata, in quanto la penetrazione di proiettili incandescenti del peso di circa 10 kg all’interno di una nave era in grado di provocare gravi incendi o esplosioni. Va detto infine che una singola batteria costiera, anche dotata di pochi pezzi di artiglieria, presentava una manifesta superiorità rispetto anche ad i più grandi vascelli di linea armati con fino a cento cannoni, grazie allo straordinario vantaggio determinato dalla stabilità della piattaforma e dalla costante altezza del bersaglio sull’acqua.

(A cura dell’Istituto Italiano dei castelli – Regione Campania)
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Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 1 Gennaio 2021 e modificato l'ultima volta il 1 Gennaio 2021

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