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Il business milionario dei termovalorizzatori al Sud, ma servono davvero?

News | 17 Novembre 2018

NAPOLI, 17 NOVEMBRE – Secondo un sondaggio di Swg se si votasse domani la Lega Nord, al Sud, raccoglierebbe circa il 20% dei voti (lo scorso 4 marzo i meridionali che si aggrapparono al Carroccio furono l’8,4% dei votanti). La cosa sconcertante è che il psartito padano guadagna voti al Sud senza mai parlare di Sud, e quando lo fanno – vedi Salvini l’altro ieri – è per imporgli la realizzazione di 5 nuovi inceneritori: 1 per ogni provincia campana.

Le dichiarazioni del Ministro dell’Interno hanno scatenato una vera e propria bagarre politica all’interno dell’alleanza tra Lega e 5Stelle. Questi ultimi, attraverso le parole del vicepremier Di Maio, del Ministro all’Ambiente Costa e del Presidente della Camera Fico, respingono con forza il piano di Salvini di puntellare la Campania di nuovi termovalorizzatori, considerati ormai obsoleti e comunque dannosi per la salute pubblica. L’incremento della differenziata e l’intenzione di puntare sulla green economy renderebbe sconveniente la costruzione di nuovi bruciatori, sia per i tempi di realizzazione, sia per l’investimento stesso, che sarebbe ammortizzato solo dopo 20 anni.

La raccolta differenziata in Campania si attesta intorno al 50%, una percentuale in linea con la media italiana e di gran lunga superiore a quella del Sud, che si attesta al 37% (è notizia di ieri che Napoli ha raggiunto lo storico risultato di 38%). La crescita della percentuale di raccolta differenziata si traduce in minori quantità di tonnellate da destinare al termovalorizzatore di Acerra o da vendere all’estero. Ma questo, naturalmente, non basta. I rifiuti differenziati, se non riutilizzati, costituiscono un pericolo ancora maggiore degli inceneritori, come abbiamo potuto sperimentare in questa ennesima triste stagione di roghi.

“Dobbiamo far partire al più presto gli impianti di compostaggio – commenta il Ministro Sergio Costa -, il 70% di quello che differenziamo è umido e, quindi, con i nuovi impianti, che possono essere costruiti in poco tempo, le difficoltà saranno presto superate. Il nostro obiettivo – continua Costa – è quello di sfuttare il materiale differenziato per la green economy: appena approveremo il decreto questi materiali potranno essere utilizzati dalle nostre imprese che non dovranno più comprare le materie prime all’estero, ma potranno rifornirsi direttamente in Italia.”

Nel solo 2016 il termovalorizzatore di Acerra ha smaltito (nell’aria che respiriamo, al netto delle scorie filtrate) la bellezza di 725 mila tonnellate di indifferenziata su 1.2 milione di tonnellate prodotte sul territorio (in parte trasferiti all’estero in treni container). Ma chi si cela dietro il celeberrimo inceneritore campano? La società proprietaria è la A2A, vero e proprio leader nel business italiano della monnezza. Un’azienda bresciana, con sede legale a Milano, che ha tutto l’interesse di espandere i suoi orizzonti (e i suoi profitti, naturalmente) al Sud, impiantisticamente indietro rispetto al Nord, ormai saturo di inceneritori e di inquinamento. Un business milionario e un Sud visto ancora una volta come terra di conquista. Il leghista, intanto, ha già gettato l’amo…

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Un articolo di Antonio Corradini pubblicato il 17 Novembre 2018 e modificato l'ultima volta il 17 Novembre 2018

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