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IL CASO

Comdata, dipendente positivo al Covid-19: in centinaia evacuati dall’azienda

Imprese | 21 Marzo 2020

Sono ore di forte apprensione (sia quelle appena trascorse, sia quelle che stanno per arrivare) per centinaia di lavoratori dell’azienda Comdata Marcianise che, nell’arco della giornata di ieri, ha allontanato i dipendenti presenti in azienda a seguito all’annuncio di un “caso” risultato positivo al Covid-19.

Tra i primi a rendere pubblica la notizia, tramite la propria pagina ufficiale Facebook, è la Slc Cgil Napoli Campania, che rimarca le responsabilità aziendali nella vicenda: “Pochi minuti fa i lavoratori del sito di Comdata Marcianise sono stati allontanati dall’azienda dopo che è arrivata la conferma di una persona positiva al Covid-19. Dall’inizio di questa emergenza e fino a ieri la Cgil aveva chiesto con urgenza che venisse messo in atto a tappeto lo smart working perché solo lo svuotamento del sito avrebbe potuto garantire la sicurezza dei lavoratori non esponendoli al rischio del contagio.

Sono giorni che abbiamo fatto presente che la natura stessa dei call center impedisce un controllo certo contro la propagazione del virus perché per la tipologia di struttura (open space) e per il numero di assembramento delle persone è impossibile gestire eventuali situazioni di emergenza solo attraverso i dispositivi di protezione e la distanza minima tra un lavoratore e l’altro. Purtroppo Comdata ha sempre sottovalutato le legittime preoccupazioni dei Lavoratori e del sindacato: prova ne è che la settimana scorsa la Cgil ha depositato presso gli organismi di competenza formale denuncia per le inefficienze riscontrate e anche ieri nella riunione del Comitato Paritetico sull’emergenza Covid-19 la scrivente organizzazione aveva denunciato l’eccessivo e pericoloso ritardo circa l’attivazione del Lavoro da casa.

Tutto questo in un sito in cui lavorano 800 persone. Tutto ciò è assurdo! E soprattutto poteva essere evitato utilizzando le norme del Protocollo del 14 marzo u.s. tra sindacato e Governo dove si indica di estendere al massimo lo Smart Working unica misura atta a tutelare la salute dei lavoratori e a garantire contemporaneamente il servizio. L’azienda comunichi immediatamente alle organizzazioni sindacali presenti nel comitato paritetico di emergenza tutte le iniziative adottate come da Protocollo sicurezza. I Lavoratori dei call center devono essere protetti. E l’unica protezione sicura è il lavoro agile. Adesso!”.

Colpevoli ritardi

La maggior parte dei lavoratori lamenta proprio la lentezza, riscontrata in queste settimane da parte di Comdata e del committente Inps, nell’attivazione dello smart working o – nel caso non fosse possibile – della cassa integrazione (paradossale da parte di chi si professa leader nel settore).

A ciò si unisce una certa superficialità da parte dei vertici dirigenziali nazionali i quali, nonostante i vari eventi susseguitesi in altre sedi (emblematica in tal senso è la chiusura del sito di Ivrea), non ha adottato una decisa accelerazione in direzione del telelavoro, proprio al fine di prevenire la diffusione del contagio per la restante platea lavorativa.

Ma non finisce qui: i lavoratori, in un comunicato ufficiale, vengono ora letteralmente mandati allo sbaraglio, consigliati di rivolgersi ai propri medici di base, attenendosi a future indicazioni e, ancora una volta, tranquillizzati sulle misure in corso a tutela della salute dei dipendenti.

Nessun piano dettagliato, nessuna mossa chiara e definitiva, nulla che possa davvero allentare la grande preoccupazione di questi lavoratori e delle loro famiglie ma solo un caro saluto del direttore delle risorse, il quale sentitamente ringrazia per il senso di responsabilità e collaborazione dimostrati.

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 21 Marzo 2020 e modificato l'ultima volta il 21 Marzo 2020

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