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Il caso di AstraZeneca, tra dubbi ed esagerazioni

AstraZeneca
Sanità | 12 Marzo 2021

Ha generato grande preoccupazione, negli ultimi giorni, il ritiro di un lotto di vaccini contro il SARS-CoV-2 prodotti da AstraZeneca. Cos’è successo? Sette paesi europei – Estonia, Lituania, Lussemburgo, Lettonia, Norvegia, Islanda e Danimarca – hanno smesso di somministrare ai loro cittadini il preparato della casa farmaceutica anglo-svedese. La ragione dietro questa decisione è una serie di morti per trombosi (coaguli di sangue in una vena o arteria) in persone appena vaccinate.

Non c’è ad oggi alcuna correlazione tra la somministrazione del vaccino e i decessi

È importantissimo dire subito, con estrema chiarezza, che non vi è attualmente alcuna correlazione tra la somministrazione del vaccino AstraZeneca e questi decessi. Non solo non è stata provata dal punto di vista di un possibile meccanismo biologico, ma non c’è alcuna anomalia statistica per quanto riguarda queste morti. Come ha prontamente ribadito l’EMA, la frequenza di morti per trombosi non differisce in maniera significativa tra vaccinati e non. La trombosi è infatti una delle malattie cardiovascolare più frequenti, e nel mondo occidentale circa un adulto su mille sviluppa una trombosi venosa profonda, con possibili complicazioni (quali, ad esempio, l’embolia) e, purtroppo, frequenti morti associate.

Dunque, problemi di trombi colpiscono in maniera indistinta la popolazione adulta del nostro continente, e non verrà trovata, quasi sicuramente, alcuna correlazione con la vaccinazione. Caso vuole che sia invece proprio il coronavirus ad essere collegato ad un rischio aumentato di trombosi, come discusso nel 2020 in vari giornali scientifici. Dunque è possibile che, al contrario della teoria pericolosamente in voga in questi giorni, il vaccino aiuti anche a prevenire questi episodi di gravi trombi.

Un esempio con dati concreti

Nel Regno Unito sono stati somministrati circa 10 milioni di dosi del vaccino anglo-svedese e, stando all’ultimo rapporto delle autorità sanitarie britanniche, sono stati rilevati tre decessi e 45 trombosi tra i vaccinati. Per fare un confronto, nella stessa area geografica,  Pfizer/BioNTech ha riportato 48 casi di trombosi su 11 milioni di dosi. L’autorità di controllo dei medicinali del Regno Unito (MHRA) ha detto: “Le segnalazioni sulle trombosi ricevute finora non sono in quantità superiori rispetto al numero di casi che sarebbero avvenuti naturalmente nella popolazione vaccinata”.

AstraZeneca ha fatto poco per evitare questa attenzione negativa

È però anche importante ribadire che AstraZeneca ha fatto poco, pochissimo, per evitare questa attenzione negativa. Sin dalle sperimentazioni cliniche, c’è stato un errore nei dosaggi dei vaccini che ha ritardato l’approvazione dell’EMA, e una possibile disparità nel campione di pazienti studiati prima dell’esame dell’ente regolatore. Alcuni pazienti hanno infatti ricevuto mezza dose alla prima somministrazione, e poi una intera. Questo errore aveva portato a un’efficacia protettiva significativamente più alta (addirittura del 90%) rispetto alla somministrazione “canonica” di due dosi intere. Tuttavia, si è deciso di continuare con la tipologia di somministrazione con minor efficacia, per non ritardare la messa in commercio. In più, pare che i partecipanti ai trials non coprissero in maniera omogenea le varie fasce d’età. Per questo motivo, in un primo momento, l’EMA non aveva approvato la somministrazione del candidato di AstraZeneca per la popolazione sopra i 55 anni d’età.

Un’approvazione molto controversa per AstraZeneca

Certe incertezze non sono però passate inosservate. Ad esempio, l’ente regolatorio svizzero, Swissmedic, non ha approvato il vaccino di AstraZeneca nel paese elvetico, notoriamente pioniere della ricerca biomedica. Insomma, la sua approvazione è stata molto controversa, benché non ci siano mai stati dubbi sulla sua sicurezza, ma solo sull’efficacia. Ma è anche la comunicazione della casa farmaceutica ad essere molto scarna e, spesso, inefficace. La conferma si è avuta anche per quanto riguarda il recentissimo problema dell’improbabile associazione tra trombosi e vaccinazione con il loro candidato. Non sono infatti online le analisi di sicurezza del preparato vaccinale. Inoltre, AstraZeneca ha prodotto solo una stringata dichiarazione, di poche righe, che ribadisce la tollerabilità del vaccino secondo i dati già disponibili.

Alcuni giornali italiani hanno raccontato la sospensione con toni molto allarmanti

Sono dunque le rassicurazioni delle agenzie di controllo, tra i cui compiti c’è proprio quello di vigilare sulla sicurezza di farmaci e vaccini, a fare stato per il caso di AstraZeneca. La scarsa presenza nei media della casa farmaceutica ha comunque fornito l’occasione, ad alcuni giornali italiani, di raccontare la sospensione con toni eccessivamente allarmanti. Si leggono infatti titoli sulle prime pagine come: «AstraZeneca, paura in Europa». In realtà, proprio come hanno spiegato EMA, AIFA e numerosi altri esperti, a oggi non ci sono elementi per ritenere che il vaccino causi problemi circolatori. Dall’inizio delle campagne vaccinali, solo in Europa i cittadini hanno ricevuto 16 milioni di dosi del vaccino di AstraZeneca, senza che emergessero problemi o effetti avversi imprevisti, rispetto a quelli riscontrati durante i test clinici dell’anno scorso.

In conclusione, si può essere contenti di questo zelo degli enti regolatori. Significa che le operazioni di farmacovigilanza sul vaccino procedono bene, e che c’è assoluta attenzione verso qualsiasi episodio sospetto. Tuttavia, è stucchevole la campagna mediatica, eccessiva e sbagliata, relativa alla temporanea sospensione delle somministrazioni. E la stessa AstraZeneca, probabilmente, dovrebbe impegnarsi maggiormente a difendere la propria immagine e il proprio prodotto, per non dare adito a situazioni scomode come questa.

Aniello Napolano-Alfonso Martinisi

Un articolo di Aniello Napolano pubblicato il 12 Marzo 2021 e modificato l'ultima volta il 15 Marzo 2021

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