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IL CASO

Il direttore di Paestum chiude il profilo facebook dopo la strage in Nuova Zelanda

Attualità | 18 Marzo 2019

Quanto i social media cambiano la nostra vita. Una domanda che riaffiora soprattutto quando passi la maggior parte del tempo a postare, linkare, tweettare, instagrammare e guardare i tuoi followers o il numero di like. Sembrano parole senza senso e probabilmente lo sono ma ormai la nostra vita reale è strettamente connessa al mondo virtuale, quasi un’ossessione se si pensa che spesso si entra in un locale e la prima cosa che si chiede è la password del wi – fi.
I social croce e delizia. Alcuni ci hanno creato un vero e proprio lavoro, l’influencer. E quasi tutte le aziende che contano, la politica, i beni culturali con musei e parchi archeologici hanno i social media manager, una figura professionale che si occupa di gestire i profili social e lanciare il tweet, la foto o l’hashtag più trendy per far crescere il numero dei seguaci.
Un modo veloce e rapido di raggiungere tante persone in tempi davvero istantanei, almeno quanto lo è l’hashtag del momento che lascia spesso il posto nel giro di poco alla notizia che surclassa la precedente.
Per i beni culturali è stata una vera e propria svolta, un cambio di rotta epocale. Le muse lasciano il museo e raggiungono i fruitori virtuali che potrebbero trasformarsi, ammaliati dal loro richiamo, in fruitori in carne ed ossa.

Gabriel Zuchtrieghel scioccato dalla diretta Facebook del massacro

Una riflessione importante in merito all’uso che facciamo oggi dei social ci arriva da un giovanissimo direttore a capo del parco archeologico di Paestum da ottobre 2015. Tedesco di nascita e napoletano d’adozione, 37 anni e papà di due bimbi, Gabriel Zuchtriegel ha fatto una scelta davvero singolare e forse ai più incomprensibile. Seguitissimo sul suo profilo Facebook da persone di ogni fascia d’età, decide improvvisamente di chiuderlo. La decisione scaturisce da un episodio che ha colpito la coscienza di molti, la strage in Nuova Zelanda di qualche giorno fa.
In casa del giovane direttore già manca la TV, una scelta anche questa ponderata, ma la diretta del massacro in Nuova Zelanda lo ha “scioccato”: “è impossibile per me pensare di utilizzare lo stesso mezzo di comunicazione, gli stessi strumenti che altri adoperano per trasmettere un atto così fuori da ogni ragione, così disumano. Usare lo stesso mezzo mi ripugna” – afferma Zuchtrieghel. Propone un uso minimalistico dei social media che spesso mettono fuori ciò che c’è di peggio negli esseri umani: rabbia, odio, discriminazioni che, dietro la barriera del web che ne amplifica voce e potenza, si nascondono in uomini e donne “miti” nel proprio quotidiano.

I social network sotto accusa dopo la strage

Dopo il massacro postato su Facebook, i social network sono finiti sul banco degli imputati. La rappresentante di Facebook in Nuova Zelanda, Mia Garlic, ha affermato che sono corsi ai ripari rimuovendo 1,5 milioni dei video dell’attacco di cui 1,2 milioni sono stati bloccati mentre erano in caricamento. Da lì la richiesta di molti che la piattaforma social si dotasse di sistemi di controllo e di rimozione più immediati in casi imprevedibili come questo.

Il ritorno alla realtà come protesta all’uso distorto dei social

Una forma di protesta, quindi, quella di questo giovane direttore, che ci invita a riflettere su ciò che ne facciamo dei social. Se un pazzo pensa di fare una diretta mentre commette una strage, lui non vuole avere nulla a che fare con questo essere umano che di umano ha poco o nulla. Al contempo, decide di non collaborare con la sua presenza sulla piattaforma virtuale all’espandersi del mezzo social. Una scelta coraggiosa quella di voler ritornare a “leggere un giornale di carta, fermarmi a sfogliarlo. Ovviamente comprarlo, portarlo con me. Voglio ascoltare la radio. Leggere un libro”.

La proposta: meno vita virtuale e curare di più i rapporti reali

Quindi meno digitale e più reale. Un ritorno alla comunicazione, quella vera e tangibile, quella in cui si guarda negli occhi di chi ci parla e non il cellulare mentre si ascolta qualcuno.
Una scelta che molti non capiranno ma che ha le sue profonde motivazioni. E se è un promotore di cultura e per giunta giovane a farla, invita maggiormente a riflettere e a ripensare all’uso che quotidianamente facciamo della nostra vita virtuale. “Disattiviamo le notifiche, spegniamo i cellulari quando ci parliamo dal vivo” – questo il messaggio di Gabriel Zuchtriegel.

Susy Martire

Un articolo di Susy Martire pubblicato il 18 Marzo 2019 e modificato l'ultima volta il 18 Marzo 2019

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