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IL CASO

Il video del branco sui social: il vergognoso spettacolo acchiappaclick

Attualità | 17 Maggio 2020

Da ieri sta girando sui social un video su un vergognoso episodio di bullismo accaduto ai Colli Aminei, nel quale sono alcuni ragazzi esagitati e violenti – inutile dire, senza mascherine nè distanziamento –  colpiscono, all’improvviso, con forti ceffoni, un ragazzo malcapitato ed inerme che, purtroppo per lui, viene nuovamente percosso da altri bulli, con testate, calci e pugni (si scoprirà poi che gli hanno spappolato la milza: il ragazzo è stato operato ed è ora fuori pericolo). Quindici contro uno. Questo si vede nelle orrende immagini.

Non scriviamo per dare giudizi sulla vicenda, il video circolato con troppa insistenza in queste ore purtroppo parla da solo e sarà il tribunale dei minori, che esiste per questo, a definire il destino di questo branco di piccole bestie.

La Questura di Napoli, allertata anche da alcuni politici nostrani, infatti, è immediatamente intervenuta in merito. Tanto che ieri informava che “le indagini della Squadra Mobile e del Commissariato Arenella, coordinate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni, hanno permesso di risalire ad alcuni membri del gruppo di giovani che, nei giorni scorsi, ha aggredito un tredicenne in un parco cittadino. Cinque minori sono ritenuti responsabili di minacce e lesioni aggravate mentre ad un sesto è stata attribuita una condotta di cyberbullismo per aver ripreso l’aggressione ed aver divulgato le relative immagini”.

Ciò che però fa specie è come la notizia è stata trattata da politici e media cittadini.

Molti politici, infatti, da Laura Bismuto – che ha consegnato video a polizia – a Ivo Poggiani, presidente del municipio dove si sono svolti i fatti, hanno deciso – pur denunciando la cosa – di NON pubblicare il video della rissa renendo riconoscibili i minori, comportandosi in modo semplicemente ETICO.

Purtroppo non tutti hanno fatto questa scelta. C’è stato infatti anche chi, da politico e addirittura iscritto all’ordine dei giornalisti, parliamo di Francesco Borrelli, consigliere regionale e giornalista, invece di limitarsi a consegnare le immagini direttamente alle forze dell’ordine – nel suo caso alla polizia postale – ha fatto circolare il video con volti e gesta di minorenni ben identificabili, senza oscurarli, come è doveroso fare.

Ai presidenti dell’ordine dei giornalisti, nazionale e locale, a questo punto, vorrei rivolgere una domanda: ma i codici etici del nostro mestiere servono ancora? O sono semplice carta straccia?

Perché se è così, visto che chiunque trasgredisca non è mai nemmeno redarguito dagli organismi preposti, tanto vale cancellare la Carta di Treviso, che prevede tra le altre cose che i giornalisti devono evitare di pubblicare qualsiasi elemento che possa portare ad identificare un minore coinvolto in procedimenti giudiziari, sia esso un dato (generalità dei genitori, indirizzo di casa, scuola, ecc.) sia esso una fotografia o un filmato.

Insomma cancelliamo questi codici dalle home page di ordine nazionale e regionale e, se sono mere parole utili solo per raccontarci frottole, di conseguenza, eliminamo la Carta di Treviso dal programma degli esami di stato per giornalisti professionisti.

Perché ovviamente molti hanno condiviso o copiato il video – diffuso dagli stessi animaletti protagonisti dell’aggressione – anche tra testate giornalistiche registrate (a parte alcuni che, correttamente, hanno oscurato i volti, come era doveroso fare nel decidere di diffondere questa robaccia) con la conseguenza di rendere i ragazzini facilmente identificabili.

In queste ore, infatti, circolano tra i social addirittura dei collage coi loro volti. Cioé eccoli lì, gli infami. E noi tutti a giudicare, come se fossimo la magistratura, senza contare che chi chiedeva all’amico se lo stesse “arripigliando” (cioé riprendendo) potrebbe anche ‘”insanamente” godere di questa visibilità, aggiungendo al danno ancora un danno.

Ora sia chiaro, vanno sicuramente presi serissimi provvedimenti e i genitori vanno sicuramente inchiodati alle loro responsabilità. Però non siamo in un mega tribunale del popolo. Non siamo in un’arena dove tocca al pubblico decidere i destini di questi patetici gladiatori dei nostri giorni.

E la stampa (oltre che alla stessa politica) a nostro umile avviso, avrebbe tra gli altri anche il compito di riportare il dibattito nei canoni della civiltà, tutelando comunque l’identità dei minori coinvolti in questa orribile storiaccia.

La nostra “bella Costituzione” del resto, all’articolo 27, prevede che le pene di chi sbaglia non possano consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e che devono tendere non certo alla gogna mediatica ma alla rieducazione del condannato.

Ma forse qualcuno considera carta straccia anche quella…

Lucilla Parlato

 

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 17 Maggio 2020 e modificato l'ultima volta il 17 Maggio 2020

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