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IL CASO

Professoressa sospesa a Palermo per una slide su Salvini: quando il pensiero critico fa paura

Istruzione, scuola, università | 17 Maggio 2019

Ultimamente stiamo vivendo in Italia una stagione politica molto turbolenta. Vari litigi nella maggioranza, un ministro dell’interno  (anzi dell’esterno visti i suoi continui giri, come lo ha definito Bersani) molto divisivo e un’opposizione quantomeno non efficace (eufemisticamente parlando ) che lascia praterie sterminate anche in bacini elettorali fino a qualche anno fa impensabili per la Lega e il suo capo: ad esempio al sud, dove in parecchi stanno saltando sulla nave leghista pur di tenere il culo all’asciutto e non affondare coi vecchi partiti.

In questo contesto politico in cui l’opposizione prima si  arrocca sull’aventino coi pop corn  e poi, con Zingaretti ,rimane fedele al “si nota di più se vado o se non vado” di Morettiana memoria, la resistenza è tutta rappresentata dalle proteste popolari e della società civile, fatte intelligentemente non inseguendo Salvini sul suo terreno ma sbeffeggiandolo  con la “rivolta dei balconi” (mostrando striscioni, alcuni geniali,  contro di lui appesi alle finestre soprattutto delle città del meridione) e con “selfiebombing” con lui, come ad esempio il ragazzo che gli chiese dei 49 milioni rubati dalla Lega mentre si facevano la foto. Questi episodi, anche se fatti con ironia e non assolutamente violenza, hanno però portato al sequestro e rimozione degli striscioni da alcuni balconi o dal telefono di una ragazza da parte della Digos, a conferma di un clima assolutamente repressivo.

Nonostante questo clima, se qualche anno fa avessi letto sui giornali  di un intervento della Digos in un istituto tecnico di Palermo per verificare in quali termini, proiettando un power point in aula magna, due studenti abbiano accostato il decreto sicurezza alle leggi razziali e Salvini a Mussolini, avrei pensato ad una notizia presa dal noto e irresitibile sito satirico Lercio.it.

Purtroppo ultimamente  in Italia accadono cose  che sembrano uscite da qualche farsa ottecentesca: la notizia, ahinoi, è tremendamente reale.

I motivi della sospensione

Lo scorso 11 maggio un’insegnante di italiano dell’istituto industriale Vittorio Emanuele III di Palermo è stata sospesa per due settimane dall’ufficio scolastico provinciale – con conseguente dimezzamento dello stipendio – perché non avrebbe «vigilato» sul lavoro di alcuni suoi studenti di 14 anni che, durante la Giornata della memoria, avevano presentato un video (che trovate qui ) nel quale accostavano la promulgazione delle leggi razziali del 1938 al “decreto sicurezza” del ministro dell’Interno Matteo Salvini. È una decisione che sta facendo discutere moltissimo, per l’atteggiamento apparentemente molto zelante dei funzionari del ministero e perché la normativa vigente sulla vigilanza degli insegnanti fa riferimento a un’attività di controllo volta a proteggere l’incolumità fisica degli studenti, e non riguarda il lavoro didattico.

Ma come si è arrivati a stanare questa  “pericolosa cellula eversiva” di Palermo?

La segnalazione parte via social

Tutto nasce da una segnalazione via Twitter (sigh!) inviata  al ministro dell’Istruzione Marco Bussetti di tale Claudio Perconte, attivista di destra di Monza che riesce a guadagnarsi l’attenzione della sottosegretaria  ai Beni Culturali in quota lega Lucia Borgonzoni. Costei, forte del suo background formativo espresso nella frase “zero libri letti negli ultimi tre anni”, si attiva per le opportune verifiche e scrive su Facebook (doppiosigh!) “Se è accaduto realmente – andrebbe cacciato con ignominia un prof del genere e interdetto a vita dal insegnamento. Già avvisato chi di dovere”.

Questa temibile professoressa sovversiva, ora prontamente sospesa, si chiama Rosa Maria Dell’Aria, ha 63 anni ed è insegnante di italiano da quaranta.

Un semplice elaborato in formato slide

Sgombriamo subito il campo subito da qualsiasi ipotesi di  “indottrinamento”. La prof non ha obbligato i suoi studenti a fare niente come spiega benissimo nel video allegato. Semplicemente in occasione della Giornata della memoria, dopo alcune letture fatte dagli studenti durante l’estate  sulle violazioni dei diritti umani,  gli alunni  hanno deciso di produrre, come lavoro conclusivo, un elaborato in formato slide. Nella presentazione preparata dagli studenti, come ha raccontato la professoressa, c’erano due slide con l’immagine di Salvini: una presentava a sinistra la prima pagina del Corriere della Sera dell’epoca sulla promulgazione delle leggi razziali, e a destra Salvini all’approvazione del “decreto sicurezza”.

La seconda slide mostrava una foto della conferenza di Évian del 1938 – durante la quale si tentò di stabilite delle quote di accoglienza dei rifugiati ebrei provenienti dalla Germania nazista – e una foto del vertice informale di Innsbruck del luglio 2018 tra i ministri della Giustizia e dell’Interno dell’Unione europea per parlare della questione dei migranti.

Elaborare un pensiero critico

Nulla che attenti all’ordine costituzionale, alla vita del ministro o vilipendio delle istituzioni. Semplice elaborazione di un pensiero critico con dei paragoni – giusti o sbagliati storicamente non è questa la sede per approfondirlo – fatti da ragazzi che volevano successivamente  discuterne in classe con una professoressa  che li invita a pensare, a fare dei ragionamenti, a rendersi conto di come stiamo diventando, ma soprattutto a studiare la storia e a capirla. Forse è proprio questa la paura,  la  paura dell’elaborazione di  un  pensiero critico  che porterebbe   ad evitare di vedere  in giro per le strade napoletane (e in generale del sud)  manifesti elettorali della Lega e  sopratutto  gente convinta di votarli nonostante tutto la munnezza verbale – e non solo-  che ci hanno buttato addosso in questi anni.

Ecco, forse l’unica colpa della scuola è quella di non avere avuto negli anni più  professori come lei,  capaci di tutto questo, capaci  di farci pensare e darci gli strumenti adatti  ed evitare che  la storia si ripetesse non solo due volte ma di evitare che la seconda volta la storia da farsa ridiventi tragedia.

A insegnanti come lei andrebbe rivolto dunque il nostro grazie. Il ministero, invece, l’ha sospesa per 15 giorni dall’insegnamento.

Aniello Napolano

 

 

Un articolo di Aniello Napolano pubblicato il 17 Maggio 2019 e modificato l'ultima volta il 20 Maggio 2019

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