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IL CASO

Scene di ordinaria follia a Pompei

Beni Culturali | 10 Maggio 2019

Cosa può succedere in una bella giornata primaverile se si decide di fare una visita al Parco archeologico di Pompei? Accade che mentre ti godi la bellezza di una città ferma al 79 dopo Cristo, d’un tratto giri l’angolo di una stradina dell’antica colonia romana e ti ritrovi di colpo catapultato nel 2019. Improvvisamente la magia di quella macchina del tempo che è Pompei scompare. E ciò perché alle 2 del pomeriggio, in un vicolo pavimentato di lastroni di pietra lavica, ti imbatti in un banchetto allestito al momento da un’allegra famigliola in “visita” al sito archeologico.

È quello che è accaduto ad una guida turistica, Fabio Comella, che, con grande meraviglia e sgomento al contempo, ha immortalato una scena di bivacco a pochi passi dal foro, l’antico fulcro della vita quotidiana pompeiana, in un venerdì qualunque di maggio.

Con tanto di tovaglia, una moderna matrona ha improvvisato un buffet per lei e i suoi familiari.

Contro il regolamento del sito archeologico e contro ogni regola del vivere civile, in barba al rispetto che si dovrebbe avere per la cultura, occultati (si fa per dire) dietro una stradina poco battuta dai gruppi di turisti organizzati, nella via cosiddetta delle scuole e in pieno giorno, è stato consumato non solo un pranzo ma oseremmo dire un vero e proprio atto vandalico.

Vero è che i nostri musei, e Pompei tra questi, sono carenti di personale di custodia e in attesa di nuove assunzioni, ma è altrettanto vero che manca un senso civico che dovrebbe imporre a un essere umano di non pensare neanche lontanamente a organizzare un picnic negli scavi!

Viene spontaneo chiedersi: Perché oggi si visita un sito archeologico o un museo? Solo per farsi un selfie? Per dire agli altri di esserci stati? Perché è un posto come un altro per passare il tempo?

Questa foto è l’emblema di un imbarbarimento dell’umanità, della totale mancanza di conoscenza reale dell’arte e di cosa rappresenta, di una storia che viene disprezzata e umiliata.

Le domeniche al museo così come le nuove giornate a ingresso gratuito mostrano in maniera più evidente un atteggiamento verso i nostri beni culturali che è ormai normalità anche nelle giornate ad ingresso a pagamento.

Pertanto, oltre a chiedere al Mibac che intervenga presto con bandi per nuove assunzioni di personale di custodia, non si può non fare un altro appello alle coscienze.

Alcune regole basilari come non usare il flash, non toccare statue e affreschi, non salire sui piedistalli, non fumare e non mangiare nei siti archeologici e museali, sono regole che ogni visitatore dovrebbe rispettare anche se non ci fosse alcun cartello a ricordarlo.

A Pompei c’è un punto di ristoro e aree picnic ma anche l’area bagni dove si può fumare. Basta chiedere o leggere i ledwall agli ingressi del sito o le piantine gratuite che si trovano agli infopoint del parco e si sa già prima di entrare quello che è concesso o non concesso fare.

Profili social dei musei e siti internet sono consultabili sempre e ovunque anche grazie alla possibilità di avere facilmente una connessione wi-fi oltre alla propria.

Non ci sono scuse che possano giustificare pranzi a sacco come quello che circa una settimana fa una insegnante voleva far consumare ad una scolaresca nel Palazzo Reale di Napoli o un bivacco tra le rovine vecchie di 2000 anni di una città romana che tutto il mondo ci invidia.

Ci auguriamo che questa foto smuova gli animi e faccia arrabbiare, che vi faccia capire quanto siano gravi azioni del genere che uccidono il futuro mentre calpestano il passato, che vi sproni ad insegnare ai vostri figli il rispetto per l’arte e la storia e ad invitare i vostri amici e parenti a una maggiore consapevolezza quando visitano i musei e le rovine di qualsiasi città del mondo.

Perché se una cosa ci unisce è la cultura, che va sempre preservata e protetta da ogni attacco, sia ideologico che materiale.

Susy Martire

Un articolo di Susy Martire pubblicato il 10 Maggio 2019 e modificato l'ultima volta il 11 Maggio 2019

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