fbpx
martedì 1 dicembre 2020
Logo Identità Insorgenti

IL COMMENTO

Le prostitute di regime con la peste in casa

Attualità | 20 Aprile 2020

 

Non ci dormono la notte.
Non ce la fanno proprio, ad accettare l’evidenza. Hanno la peste in casa, amministrazioni incapaci che andrebbero commissariate oggi stesso, i soliti cinici, goffi giochi di potere e i loschi affari dei malati mandati a morire nelle case di cura, eserciti di medici e infermieri sbattuti in trincea come carne da macello.
E numeri impietosi da genocidio.

Ma la loro ossessione rimane il sud.

Questo odioso sud che resiste, che si rifiuta di schiattare. Il sud che si sta dimostrando più civile, più organizzato, più responsabile.

Ci stiamo macchiando dell’imperdonabile colpa di non morire. Di essere vivi e vegeti. E forti. E questo, il mondo dell’informazione di regime lo trova semplicemente insopportabile. Perchè sovverte le regole di una secolare narrazione da stadio, capovolge la favoletta del nord operoso, ligio e composto. La Milano da bere, la capitale morale…

In barba alle solite, eterne mani pulite e scandaletti annessi. Pio Albergo Trivulzio, tangenti… Le solite storie di mani beccate ciclicamente a rimestare nella stessa marmellata e a stuprare il codice penale.

Il loro unico incubo resta il sud.
La loro invincibile bestia nera da abbattere. Ed eccoli schierati, i mastini della propaganda televisiva con le primedonne del giornalismo mainstream schierate in assetto di guerra: i Mentana, i Feltri, le Annunziata, le D’Urso, i Giletti, i Porro, i Senaldi, i Belpietro, a reiterare la vecchia, stantìa, bolsa ginnastica del bomitare odio e disinformazione sul sud. E giù a sguinzagliare puttanelle balbettanti a caccia di mostri. Che puntualmente non trovano. Il culmine di tanta polverosa acredine è andato in onda nel servizio che Agorà ha trasmesso la scorsa settimana sul terzo canale della tv nazionale. Quel servizio rappresenta l’archetipo dello stato della libera informazione in Italia: una sedicente “giornalista” imbranata che si aggira spaurita nel deserto di una Via Scarlatti vuota come la Tucson Valley, la mascherina calata, arrampicandosi sugli specchi pur di dimostrare, contro ogni evidenza, che “vi giuro, qui fino a poco fa era una folla”. Certo… Eravamo tutti in strada coi mandolini, i tricchebballacche e i putipù a ballare la tarantella con la pizza in mano. E appena abbiamo visto l’inviata di guerra, ci siamo nascosti nei tombini come i ratti.

Sembrava un sicario. Una killer sfigata inviata dai mandanti in studio. Chissà che cazziatona si sarà beccata, dopo, dai burattinai di regime, la povera demente incapace e balbettante.

La verità è che sono fottuti di paura.

Stanno rischiando che salti il tavolo di un’intera economia nazionale fondata da decenni su logiche coloniali. E questo li porta a una grottesca isteria. Li immagino riuniti, di notte, agli ordini dei capistruttura armati di veline, a scervellarsi sulla nuova campagna di fango da mettere in campo il giorno dopo. Ma poi ci sono i numeri, a smentirli. I freddi numeri che abbiamo il dovere di sbattergli in faccia per tutta la vita.

I numeri della nostra eccellenza.
La matematica delle nostre virtù, l’incrollabile pazienza della nostra resistenza, da ricordare e portare sul banco dei testimoni, quando, alla fine di questo agghiacciante teatrino, dovremo pretendere una Norimberga per questi criminali.

Dovranno pagare tutto.
E dovranno pagarla cara.

Maurizio Amodio

Un articolo di Maurizio Amodio pubblicato il 20 Aprile 2020 e modificato l'ultima volta il 20 Aprile 2020

Articoli correlati

Attualità | 29 Novembre 2020

MARADONA

Alberto Angela: l’abbraccio greco di Napoli per Diego

Attualità | 28 Novembre 2020

RAPPORTO SVIMEZ

Sud, PIL a picco del 9%. Persi da inizio anno 280mila posti di lavoro

Attualità | 27 Novembre 2020

MONOLOGO DEL VENERDI

De Luca: “Scuole, il governo vuole riaprire il 9 gennaio”

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi