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IL CONCERTO

Unica data al Sud, Achille Lauro chiude il tour a Napoli: anime e sonorità dell’artista che ha mischiato la musica

Musica | 10 Ottobre 2019

I ragazzi della trap ostentano, si mettono in mostra senza filtri, la loro è schiettezza pura nell’immagine e nella musica.

Tra i nuovi artisti, con i suoi vestiti pazzeschi e un anno straordinario quasi alle spalle, ci troviamo di diritto Achille Lauro che però rispetto ai trapper è molto diverso, perché nei suoi pezzi è possibile ritrovare diverse sonorità, certe volte persino il Samba, e poi i suoi testi non racconteranno singole storie, ma dentro c’è sempre un sacco d’amore. Di quello difficile, ça va sans dire.

Domenica 13 ottobre è atteso in concerto a Napoli, alla Casa della Musica – in uno spettacolo organizzato da Veragency – per l’ultima data del suo “Rolls Royce Tour” che ha toccato 6 città italiane. Un viaggio partito da Firenze per poi raggiungere Roma, Milano, Bologna, Venaria Reale e il gran finale di Napoli, unica tappa al sud Italia. Sarà uno spettacolo a 360° con Achille Lauro nelle vesti di gran cerimoniere e le sue hit immerse in una rappresentazione scenica curata nei dettagli tra luci, scenografia e abiti. Al suo fianco non mancheranno Boss Doms e la band formata da Nicola Iazzi al basso, Mattia Tedesco alle chitarre e Marco Lanciotti alla batteria.

1969 è stato un disco apprezzato da tantissime persone, dal pubblico e dalla critica, ma l’onore più grande sarà aprire il Premio Tenco il 17 ottobre. Di preparato nella vita e nella carriera di Achille Lauro non c’è mai stato niente, persino Rolls Royce sul palco di Sanremo 2019: «Non era stata pensata per il Festival. Lavoravamo a questo nuovo rock’n’roll-punk già da un paio di anni, aspettavo solo la vetrina giusta per questa novità. E’stata comunque un’esperienza incredibile, il modo perfetto per far capire chi siamo e per far arrivare il nostro nuovo esperimento ad un pubblico più ampio».

Travolge e spinge sul ritmo questo 29enne che all’anagrafe è Lauro De Marinis. Se nei suoi album cercate il classicone non lo troverete, rifiuta le etichette, il suo è un sound che non si ripete all’infinito e la sua mente si muove velocissima mischiando pop, punk, rock, grunge, musica contemporanea e anche un certo gusto retrò, quello che ritroviamo nel brano che dà il titolo all’album, 1969: insomma per Achille Lauro i generi sono solo gabbiette per topi.

Sempre nuove sfide e grandi prove, come questo breve ma intenso tour prima di volare verso Las Vegas per completare il suo ultimo lavoro: «Sarà diverso da quello che fino ad oggi hanno visto i nostri fan. Noi siamo in continua evoluzione, una continua ricerca della novità, del cambiamento, di conseguenza anche la musica e l’esibizione live andranno di pari passo. Posso dire solo che sarà tutto molto in linea con la nostra identità attuale. Vecchio e nuovo si conciliano molto bene, nel live passiamo da momenti di follia estrema a momenti più intimi, dal momento punk, al momento esuberante, folle, passando anche per sensazioni più intime. C’è un’interazione tra noi e il pubblico. È una cosa diversa, mai vista in Italia, è tutto rivisitato. Passeremo da brani pieni di energia a momenti più intimi. Siamo contenti di portare della musica che non è legata a un’età in particolare ma a dei sentimenti, durante i live arrivano persone di diverse generazioni».

Eccolo l’artista capace di superare un mercato ormai saturo: Achille Lauro è teatro, è cinema, è rap e anche qualcosa in più, un’anima intima, malinconica, che si costruisce sui ricordi di quando era bambino, che sono la parte migliore di noi, quella che forse tutti nascondono. Quel dolce rimpianto che ci lega profondamente e che sarà la benzina sul fuoco della sua scrittura per il futuro disco, più intimo e autoriale.

Si chiamerà 1990 e un’anteprima del nuovo mood ci sarà svelata durante il concerto napoletano: quello che sappiamo fino a qui però, ce lo ha svelato Achille Lauro: «Ricordo che da bambino, e poi da adolescente, la musica che ascoltavo creava emozioni talmente forti da diventare oggi un ricordo a tratti malinconico. Erano gli anni delle boy band, la musica dance anni ‘90 dominava i dancefloor di tutto il mondo, con quel suo sound inconfondibile e quel suo spirito libero ed euforico, emblema di una giovinezza spensierata. Erano gli anni in cui sono comparsi i Daft Punk, Corona, gli Eiffel 65 e Gigi D’Agostino solo per citarne alcuni. Alla fine del 2017, dopo aver scritto “Rolls Royce” e quasi l’intero album “1969”, i ricordi d’infanzia e della mia adolescenza mi hanno portato alla mente le sonorità anni ‘90 e la musica dance. È così che a gennaio 2018 abbiamo buttato giù il primo brano ispirato a La Bouche. Da lì il passo è stato breve e abbiamo iniziato a scrivere la musica che ascolterete nel futuro disco, chiaramente rivista a mio modo ed in chiave estremamente intima e autoriale».

Vuole attraversare le epoche e noi gli auguriamo di riuscirci. Se qualcosa di lui e della sua musica proprio non vi va giù, beh, sappiate che ogni giorno vi chiede scusa con quella scritta tatuata sulla faccia, incancellabile. Ma sappiate anche che qualcosa ci accomuna nel profondo ed è questo agire pour l’amour: si va avanti in questa vita solo per amore.

Maria Fioretti

Un articolo di Maria Fioretti pubblicato il 10 Ottobre 2019 e modificato l'ultima volta il 13 Ottobre 2019

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