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IL CROLLO

Cede l’arco borbonico del chiavicone di via Partenope

NapoliCapitale | 2 Gennaio 2021

E’ crollata la struttura che fungeva da protezione per la parte finale del “chiavicone”, l’antica cloaca maxima partenopea. Un’immagine dei primi del ‘900 aveva indotto nell’errore in tanti, al punto da far pensare che si trattasse di quel restava di un antico molo borbonico, un approdo. Nella realtà, chiunque conosca un minimo l’evoluzione urbanistica di Napoli sa che ancora nel 1775 la foce della fogna principale cittadina era un fiumiciattolo che attraversava la lercia spiaggia del Chiatamone (basta guardare il foglio 18 della mappa topografica di Napoli del duca di Noja). Durante l’Ottocento l’unico tratto a cielo aperto del chiavicone fu interrato e fu realizzato l’arco a far da frangiflutti.  Le immagini a cavallo degli anni Cinquanta dell’Ottocento mostrano infatti la spiaggia con il condotto interrato e “l’arco borbonico”. A fine secolo, negli anni ’70 dell’Ottocento, sarebbe poi stata realizzata via Partenope e da quel momento avremmo tutti conosciuto quell’angolo come “raccontato” nelle fotografie e dipinti di fine Ottocento ed inizio XX secolo, con l’arco utilizzato – probabilmente saltuariamente (si trova in condizioni del tutto sfavorevoli per ogni approdo in condizioni avverse di vento e mare) – come punto di appoggio di piccole barche. Del resto in quegli anni Napoli finalmente si stava dotando di un vero sistema fognario.  L’approdo borbonico, quello vero, era a via Santa Lucia e non c’è più traccia alcuna dello stesso.  All’epoca dei Borbone, infatti, giova ricordare che non esisteva via Partenope e che il mare arrivava a via Santa Lucia. Solo nei primi decenni dopo l’unità d’Italia sarebbe stata realizzata la colmata per costruire quanto oggi vediamo fra Santa Lucia e Nazario Sauro.

Ma cos’era il chiavicone?

Si trattava di un enorme condotto fognario nato per raccogliere le acque piovane della collina di San Martino e passava sotto via Toledo per arrivare poi a sfociare, all’aperto fra l’attuale piazza Vittoria e Castel dell’Ovo sulla spiaggia davanti il Chiatamone.
Ricorda Celano che “ Sotto di questa strada (via Toledo) vi è un condotto, o chiavicone, così ampio e largo che adagiamente camminarvi potrebbe una carrozza per grande che fosse; e questo principia dalla Pignasecca presso la porta Medina […] e va a terminare alla chiesa della Vittoria sita fuori la porta di Chiaia dove dicesi il Chiatamone. In questo chiavicone entrano quasi tutte le acque piovane che scendono per diversi cammini dal monte di S. Martino”.

Secondo Niccolò Carletti nel tratto sotto via Toledo la fogna era “larga circa palmi 14 ed alta palmi 20”.

Il 14 agosto 1656, quando il chiavicone collassò a causa della peste

Al chiavicone è legato un momento particolarmente triste della città di Napoli: l’anno della grande peste del 1656.
Il Celano ricorda l’evento: “Nel tempo della già detta peste quegli infami e scellerati becchini, avanzi o per di meglio rifiuti della peste, promettendo di portare a seppellire i cadaveri in qualche luogo sacro, li buttavano dentro di questa chiavica: ed anche dai napolitani vi fu buttata molta roba, come matarazzi ed altra suppellettile sospetta di contagio, con isperanza che il primo torrente d’acqua piovana, che noi chiamiamo lava, l’avesse dovuta portare a mare.”
Al 14 d’ Agosto dello stesso anno calò una pioggia immensa che formò un rapidissimo torrente; entrò nel chiavicone ma ritrovandosi impedito dalla roba già detta, con empito grande fracassó i lati ed entrò sotto le fondamenta delle case, che stavan fondate all’antica sulla terra vergine e ne buttó giù una quantità e quasi tutte quelle dalla parte sinistra che va verso del mare principiando dalla parte della Nunziatura fino alle carceri di S Giacomo dove scopri una parte dell’ antica muraglia”.

Napoli nel 1775. Mappa topografia del duca di Noia
Raccolta di dipinti e fotografie riguardanti l’arco borbonico

Non si trattava quindi dei resti di un antico approdo borbonico ma sicuramente l’arco di via Partenope era parte integrante del patrimonio storico della nostra città, in quanto testimonianza ottocentesca del sistema fognario cittadino.  L’autorità portuale, dopo innumerevoli segnalazioni, aveva provveduto alla messa in sicurezza della struttura solo alcune settimane fa.

Fabrizio Reale

Foto dell’arco crollato di Sergio Valentino

fonti bibliografiche:
Topografia universale della città di Napoli, Niccolò Carletti, 1776
Notizie del bello dell’antico e del curioso della città di Napoli, Carlo Celano, vol IV. Edizione con aggiunte curate da G.B. Chiarini del 1859

Mappa topografica della città di Napoli e de’ suoi contorni, Carafa Giovanni (duca di Noia), 1775

Un articolo di Fabrizio Reale pubblicato il 2 Gennaio 2021 e modificato l'ultima volta il 24 Maggio 2021
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