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IL CROLLO

Porto di Napoli: cede parte della diga, danni al molo San Vincenzo

Attualità | 7 Gennaio 2021

La mareggiata del 3 gennaio ha rotto in due sezioni la diga Duca degli Abruzzi e ha danneggiato il molo San Vincenzo“. A lanciare l’allarme – fra i primi  – è Mario Calabrese, professore ordinario di costruzioni idrauliche e marittime e idrologia alla Federico II, nonché ex assessore al comune di Napoli, con un post sui social in cui ha evidenziato anche che in questi giorni si è discusso solo di “arco borbonico”.   Contattato, il docente ribadisce che “non si può aspettare. Bisogna intervenire immediatamente con una procedura di somma urgenza per evitare che future mareggiate possano entrare direttamente nello specchio acqueo protetto causando ulteriori danni. E poi procedere alla progettazione e alla esecuzione dei lavori definitivi di riparazione“.   “Non credo che bisogna essere esperti in costruzioni marittime per rendersi conto della gravità della situazione e della necessità di interventi urgenti“.  Da quel che si vede, ad oggi il porto non è più protetto dalle mareggiate, dato che la diga è collassata in più di un punto, consentendo al mare di entrare anche da dove, in condizioni normali, non dovrebbe. Andando indietro nel tempo, danni così gravi al porto di Napoli in seguito ad una mareggiata risalgono al gennaio 1987, quando fu parte della diga duca D’Aosta a collassare.  Mentre per giorni è montata la discussione sulla “perdita” del cosiddetto arco borbonico, struttura  che non aveva alcun particolare valore storico né utilità (e che secondo Alfredo Buccaro, docente di storia dell’architettura alla Federico II, non era nemmeno borbonico in quanto probabilmente realizzato in epoca post unitaria), il porto di Napoli ha subito gravi danni e solo oggi, diversi giorni dopo l’accaduto, se ne parla.  

 

Fonte foto: post su facebook del prof. Calabrese

 

Un articolo di Fabrizio Reale pubblicato il 7 Gennaio 2021 e modificato l'ultima volta il 7 Gennaio 2021

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