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IL CULTO

Fra fede, tradizioni e “candele virtuali”, il popolo da 25 milioni di devoti a San Gennaro sparso nel mondo

Beni Culturali, Identità | 5 Aprile 2019

Ben 25  milioni di devoti nel mondo, un Museo che custodisce il suo Tesoro che vanta una raccolta di preziosi fra le più ricche al mondo costituita dalle donazioni dei fedeli in 700 anni di storia, e anche una App per smartphone con circa 100 mila contatti da ogni parte del mondo.

Questi solo alcuni dei numeri straordinari che caratterizzano il culto di San Gennaro, che senza dubbio resta uno dei santi più celebrati nel mondo.

San Gennaro e Sant’Agata, due santi “vulcanici”

Eppure il rapporto dei napoletani con il loro Santo patrono ultimamente potrebbe sembrare affievolito, considerando che in occasione delle tre celebrazioni che si tengono in concomitanza con il miracolo della liquefazione del sangue non si assiste più a quelle grandi manifestazioni di popolo come accadeva in passato.

E soprattutto se si fa il paragone con i festeggiamenti che si tengono a Catania per Sant’Agata, patrona della città, dove per tre giorni, dal 3 al 5 febbraio, in strada si riversa circa un milione di fedeli che ritornano da ogni parte del mondo per celebrare la “santuzza”.

Una festa straordinaria che Identità Insorgenti ha voluto raccontare con il documentario “Sotto un altro vulcano Sant’Agata a Catania” , offrendone una testimonianza diretta e vissuta dentro la città etnea, per comprendere le ragioni di un culto identitario così forte e sentito da un altro popolo che vive sotto un vulcano, i catanesi, e che ne fa la terza festa religiosa più importante al mondo.

La presentazione del documentario, lo scorso 27 marzo al Museo Civico Filangieri, è stata l’occasione fra l’altro per mettere a confronto la devozione dei catanesi con quella dei napoletani, i due popoli vulcaniani del Sud.

Un rapporto, quello fra San Gennaro e i suoi devoti, che non si è mai sciolto

Un rapporto, quello fra San Gennaro e i “sangennariani”, che nelle parole del  Direttore del Museo del Tesoro di San Gennaro, Paolo Jorio, intervenuto alla presentazione, è sempre vivo, che va anche sollecitato e provocato, ma è sempre pronto a risvegliarsi in caso di necessità.

Come è successo due anni fa, il 5 marzo del 2016, ribattezzato “il giorno dei fazzoletti”, quando tanti napoletani scesero in piazza per impedire che il Tesoro di San Gennaro venisse invece affidato per decreto alla Curia di Napoli sottraendolo alla Deputazione, nata quasi 5 secoli fa proprio per tutelare e proteggere le reliquie del Santo e i beni del Tesoro per conto del popolo partenopeo.

Un’ulteriore dimostrazione, secondo il Direttore del Museo del Tesoro, dell’attaccamento viscerale della città al suo Santo patrono. “Il popolo napoletano si è opposto con forza all’ultimo dei tanti tentativi che nel corso dei secoli sono stati perpetrati per mettere le mani sul Tesoro di San Gennaro. C’è stata una vera e propria ribellione per evitare questo scippo. Per questo motivo ho voluto che all’interno del Museo del Tesoro di San Gennaro fosse ricordato il 5 marzo 2016, che considero una data storica che non va dimenticata”. Nel Museo, infatti, sono conservati tutti i fazzoletti che i napoletani sventolarono fuori al sagrato del Duomo in segno di protesta, come raccontato da Identità Insorgenti con  il documentario “Sangue di un popolo”.

Un rapporto, quindi, fra Napoli e San Gennaro che cova sotto la cenere, ma è pronto a ravvivarsi davanti alle emergenze per fare fronte comune. Come accadde il 16 dicembre del 1631, quando l’eruzione del Vesuvio rischiava seriamente di distruggere la città di Napoli. Davanti all’imminente catastrofe,  si decise di in extremis di trasportare il busto del santo e le ampolle fino al Ponte dei Francesi, dove era arrivata la lava, e anche in quell’occasione il sangue del santo si sciolse e la lava arrestò la sua avanzata, dando inizio da allora al “miracolo di dicembre” che si ripete da allora.

La App “Evviva San Gennaro” per accendere una candela virtuale al santo

“Quando si è aperto il Museo del Tesoro di San Gennaro – ha raccontato il Direttore del Museo Paolo Jorio –  ho voluto fare una ricognizione per capire nel mondo quante persone fossero legate a Napoli e a San Gennaro. Così è stata realizzata una App che si chiama “Evviva San Gennaro” con la quale è possibile accendere virtualmente una candela al santo. Un modo non blasfemo per misurare questo interessamento che ci ha permesso di verificare che ogni giorno ci sono circa 95 mila contatti e vengono accese delle candele virtuali a San Gennaro da ogni parte del mondo. Una cosa molto divertente succede quando gioca il Napoli. Fra il primo e il secondo tempo di una partita, se il Napoli sta perdendo le candele accese si raddoppiano, se poi vince si raddoppiano ancora”.

Nell’applicazione “Evviva San Gennaro”, scaricabile gratuitamente, si legge il countdown per il prossimo miracolo del santo patrono, atteso quest’anno dai fedeli per il prossimo 4 maggio, ovvero il primo sabato del mese, giorno in cui il busto in argento del santo e le ampolle contenenti il sangue usciranno dal Duomo per essere portati in processione per il centro storico di Napoli, dando vita a quella che è chiamata la “la processione degli infrascati”.

All’interno dell’applicazione vengono date informazioni storiche ma anche pratiche, come ad esempio l’iniziativa di un biglietto ridotto da 10 a 5 euro durante la settimana del “miracolo di maggio” per poter visitare il Museo del Tesoro di San Gennaro.

Ma la sezione dell’App che suscita più curiosità è quella alle candele “virtuali”, dove è possibile leggere in tempo reale i nomi dei devoti del Santo che da ogni parte del mondo accendono simbolicamente una candela per chiedere una grazia, ma anche aiuto per risolvere problemi di “cuore”.

25 milioni di devoti nel mondo, frutto del fenomeno dell’emigrazione dei meridionali nel ‘900

Secondo una statistica del Vaticano del 2007 nel mondo ci sono ben 25 milioni di devoti a San Gennaro. Il 19 settembre appena avviene il miracolo all’interno del Duomo, in posti lontani come Melbourne in Australia, o a New York, Chicago, Boston, Toronto iniziano i festeggiamenti in onore del santo, dando vita a delle feste popolari.

L’origine di questa devozione così diffusa nel mondo affonda le sue radici nel fenomeno dell’emigrazione, che secondo le stime ha visto circa 20 milioni di meridionali imbarcarsi da Napoli per “terre assaje luntane”.

Quando questi ultimi salpavano dal porto partenopeo, davanti alla chiesa dell’Immacolatella, le ultime immagini della città che gli restavano negli occhi erano quelle del Vesuvio e della statua di San Gennaro con la mano alzata, ritratto nell’atto di bloccare la lava, che però sembrava quasi dare l’ultimo saluto della città a quei suoi figli che sapevano che non vi avrebbero fatto mai più ritorno.

E così quegli emigranti, se riuscivano ad arrivare sani e salvi a destinazione oltre oceano – è stato calcolato che circa un terzo moriva durante la traversata – si insediavano fondando delle comunità che ripetevano i riti e le tradizioni della madrepatria e San Gennaro diventava il loro “nume tutelare” in quella città. Tra la gente costretta ad abbandonare patria e affetti per cercare lavoro, la devozione per san Gennaro da sempre ha rappresentato un fattore unificante, un elemento di fede e di tradizione religiosa per rafforzare l’antico legame con la terra d’origine.

La Festa di San Gennaro nel quartiere di “Little Italy” a New York

Una delle più importanti feste in onore di San Gennaro nel mondo è quella che si tiene a New York, nel quartiere di Little Italy, e che dura ben 11 giorni a cavallo della data più importante, quella del 19 settembre.

La prima celebrazione risale al 1926 per iniziativa di alcuni immigrati napoletani in Mulberry Street, dove era stata eretta una piccola cappella con l’immagine del santo e venivano richieste delle offerte in favore dei poveri del quartiere. Attualmente durante la fiera Mulberry Street viene chiusa al traffico per circa un chilometro per riempirsi di milioni di visitatori e di fedeli, con i festeggiamenti che proseguono da mattina a notte fonda.

In un misto di sacro e profano, all’insegna del folklore, lungo la strada si sono le bancarelle di prodotti italiani o di specialità napoletane come le zeppole, inoltre si tengono parate con bande musicali e competizioni fra cui la “gara dei cannoli”. L’ultimo sabato della festa si assiste alla processione religiosa con un’immagine luminosa di San Gennaro portata per le strade del quartiere, subito dopo la messa che si tiene alla “Church of the Most Precious Blood”, la Chiesa del Preziosissimo Sangue.

Le celebrazioni per San Gennaro nel mondo

Altre celebrazioni in onore di San Gennaro si tengono a Boston, grazie alla “Saint Gennaro Foundation of  Boston” che ha fatto realizzare un busto di bronzo dorato del Santo ispirato a quello venerato presso la Real Cappella del Duomo partenopeo per testimoniare il rapporto di devozione e di fede verso il Santo Patrono di Napoli e gli italo-americani che vivono nella città americana.

La devozione per San Gennaro è giunta fino in Australia, dove per iniziativa degli emigranti campani nel 1991 è arrivata nella cattedrale di Melbourne una statua bronzea del Santo, realizzata in provincia di Napoli. Al suo interno, inoltre, è custodita una reliquia di san Gennaro, un frammento d’osso estratto dall’urna che cinque secoli fa tornò a Napoli da Montevergine al termine delle numerose traslazioni.

Il culto di san Gennaro è arrivato persino in Madagascar, ad Ampara-Mànima, dove un sacerdote napoletano, il missionario Leopoldo Mancini, ha dedicato una chiesa al Martire, il cui culto ha avuto una immediata diffusione tanto da far nascere anche nella grande isola africana una processione in onore di san Gennaro.

Sabrina Cozzolino

 

 

Un articolo di Sabrina Cozzolino pubblicato il 5 Aprile 2019 e modificato l'ultima volta il 5 Aprile 2019

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